Sulle ali di Isidoro: 2.400 chilometri in volo tra l'Etna, i Nebrodi e le Madonie. Il futuro dell'aquila reale in Sicilia passa anche da qui

Dal Parco regionale dei Nebrodi alla dispersione naturale alla ricerca di un nuovo territorio da occupare: i dati di un progetto condotto da Ispra (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) documentano i lunghi spostamenti del primo giovane esemplare di aquila reale dotato di trasmettitore satellitare in Sicilia, dove la specie risulta piuttosto rara

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il monitoraggio della fauna selvatica rappresenta oggi uno degli strumenti più raffinati ed efficaci per comprendere gli equilibri che caratterizzano i rilievi e le specie che le abitano.
Un esempio emblematico di questo impegno scientifico è rappresentato dalla storia di Isidoro, il primo pullo di aquila reale a essere stato equipaggiato con un trasmettitore satellitare Gsm/Gps in Sicilia, precisamente in un sito storico all'interno del Parco regionale dei Nebrodi.
Questa operazione, condotta da Ispra (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) nell'ambito del progetto Life Abilas (che ricostituire una popolazione stabile di Aquila di Bonelli Aquila fasciata in Sardegna), si inserisce in una ricerca più ampia sull'interazione ecologica tra l'aquila reale e l'aquila di Bonelli nel bacino del Mediterraneo.
L'obiettivo primario dei ricercatori è quello di "evidenziare eventuali differenze nelle strategie di dispersione, sulla distribuzione spaziale e delle potenziali aree di sovrapposizione tra le due specie, per elaborare le migliori strategie di conservazione". Se l’aquila di Bonelli risiede con una florida popolazione in Sicilia, lo stesso non si può dire dell’aquila reale, la cui presenza nel medesimo territorio è attualmente piuttosto rara.

Dopo essere stato "taggato" con il trasmettitore satellitare il 15 luglio 2025, la cronaca della vita di Isidoro è iniziata sotto l'occhio attento di una webcam che ha permesso di documentare il suo primo volo, avvenuto un mese più tardi: "Costantemente monitorato grazie a una webcam che fornisce immagini in tempo reale, il 18 agosto 2025, intorno alle 13.00, ha lasciato il nido".
Dopo l’involo, è seguita la successiva temporanea fase di dipendenza del giovane esemplare dai genitori, una sorta di addestramento naturale durante il quale l'animale impara le tecniche di caccia e affina le proprie doti di volo. In questo periodo, che dura di solito dai due ai tre mesi (con notevoli variabilità) Isidoro "ha avuto modo di apprendere, costantemente supportato dai genitori, l’arte della sopravvivenza, imparando a padroneggiare il volo ed a cacciare", spiega Ispra.
Questa fase è il preludio necessario alla fase erratica, un momento di transizione in cui la giovane aquila reale inizia a testare i propri confini allontanandosi progressivamente dall'area natale per poi farvi ritorno, in un alternarsi di esplorazione e sosta temporanea territoriale che precede il distacco definitivo, cioè la "la vera e propria partenza alla ricerca di un nuovo territorio da occupare".
I dati raccolti attraverso il trasmettitore hanno mostrato i primi spostamenti significativi di Isidoro a partire dal 21 gennaio, quando l'aquila ha percorso alcune decine di chilometri prima di rientrare al suo sito di nascita dopo quattro giorni. A fine febbraio ha effettuato un nuovo importante movimento, che ha interessato anche l’Etna, per poi fare rientro alla base dopo pochi giorni. La seguente mappa tiene traccia dei suoi voli.

"Infine, il 7 marzo, ha iniziato la sua naturale dispersione", annuncia Ispra: un viaggio che ha portato Isidoro ad attraversare numerosi territori di altre aquile reali e a sorvolare le aree del Parco dell’Etna e delle Madonie, accumulando complessivamente quasi 2400 chilometri di volo nelle ultime settimane.
Questa fase di dispersione è considerata dai biologi il momento di massima criticità nel ciclo vitale dell’aquila reale, poiché è proprio in questo frangente che si registrano i tassi di mortalità più elevati. Riuscire a superare con successo questa fase è determinante per raggiungere poi l’età riproduttiva e dare così continuità alla specie.
"Risulta pertanto auspicabile che l'individuo riesca a stabilirsi in un idoneo territorio, favorendo così il consolidamento della popolazione e la conservazione della specie, che in Sicilia è comunque, rispetto ad altre parti del suo areale, piuttosto rara", conclude Ispra.













