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Attualità

Bacino fino a 33 milioni di metri cubi d’acqua. La discussa diga del Vanoi: dal rischio idrogeologico, agli effetti sul microclima locale

Da qualche giorno è disponibile online il progetto di fattibilità della Diga del Vanoi a cavallo tra la provincia di Belluno e la provincia autonoma di Trento. Abbiamo letto la documentazione e riassunto i principali punti: il rischio idrogeologico, gli effetti sul microclima locale, la produzione di energia elettrica e gli impatti sulla popolazione ittica e sul turismo

Di Michele Argenta | 11 luglio | 06:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Da qualche giorno è disponibile online il progetto di fattibilità della Diga del Vanoi a cavallo tra la provincia di Belluno e la provincia autonoma di Trento. La documentazione contiene le relazioni geotecniche, geologiche, idrauliche, ambientali, i rilievi e le proposte di progettazione. Consultando i documenti è possibile capire in dettaglio l’impatto e i vantaggi che questo progetto prevede per i territori montani e quelli di pianura nell’ottica di un nuovo bacino per l’irrigazione nel comprensorio del Consorzio di Bonifica del Brenta.

 

I dati principali

 

Le alternative progettuali presentate nello studio sono quattro (denominate come alternative da A a D) con conformità e posizionamento della diga a gravità che variano a seconda delle proposte. L’altezza varia da 83 metri a 110 metri per un volume che varia da 20 milioni a 33 milioni di metri cubi d’acqua. Tutte le alternative insistono sul bacino del torrente Vanoi che copre circa 236 chilometri quadrati di cui il 97% in provincia autonoma di Trento. Tale bacino si inserisce in un’area di tutela ambientale per singolarità ecologica, geologica e morfologica ed è tutelato da vincolo paesaggistico per “territori coperti da foreste e boschi”.  

Il bacino del Brenta gode di una piovosità elevata, circa 1330 millimetri all’anno, e il bacino imbrifero ha una estensione totale di 327 chilometri quadrati

La diga del Vanoi fu individuata, dopo le alluvioni del 1966, come opera per la mitigazione del rischio idraulico del bacino del Brenta e, ricadendo all’interno di un’area SIC/ZPS (zone a protezione speciale), la sua relazione potrà essere approvata solo a valle di una verifica di incidenza ambientale. Sull’area di intervento non insiste nessuna rete di protezione Natura2000, le quali si trovano tutte nella Regione Veneto confinante con il bacino. 

 

Inquadramento geologico

 

La dolomia principale costituisce il substrato roccioso di sedime di tutte le alternative progettuali e affiora lungo la Val Cortella. Su questo substrato roccioso poggiano depositi di copertura quaternari (tra cui alluvioni fluviali per spessori di alcuni metri, accumuli di frana e depositi morenici di trasporto glaciale). I versanti sono ripidi, spesso subverticali, che riflettono le buone caratteristiche geotecniche dei terreni costituenti. Per effetto delle morfologia, la caduta di grandi massi è possibile. Nel 2010 un grande evento franoso interessò la strada Cortella per una superficie di circa 120 metri x150 metri. Dalle indagini si evidenzia una condizione diffusa su entrambe le sponde di pericolosità geologica per rischio frane e l’alveo del Vanoi può dirsi certamente di tipo mobile. 

La pericolosità geologica in territorio trentino lungo ambo le sponde della Val Cortella è classificata come P4 elevata (massimo grado censito). Per una mitigazione del rischio il progetto ha previsto diffusi interventi di disgaggio e pulizia, reti in aderenza con chiodature e reticoli di funi sulle pareti, barriere paramassi laddove gli spazi lo consentono e reti paracolata in corrispondenza delle principali incisioni vallive secondarie.

La diffusa presenza di depositi carbonatici impone attenzione anche sul tema del carsismo, ossia la dissoluzione chimica di rocce idrosolubili (calcari, gessi, dolomie, depositi salini) che determina particolari forme di erosione superficiale e sotterranea. Infine, gli annali storici non presentano eventi sismici significativi.

 

Gli effetti sul microclima locale

 

Gli effetti sul microclima locale è una delle preoccupazioni maggiori per gli abitanti di Canal San Bovo e dei paesi limitrofi. Dallo studio di fattibilità si eviden come la costruzione della diga porterebbe ad un aumento della superficie liquida soggetta ad evaporazione in atmosfera, con dei valori di rilascio giornaliero estivo che vanno da 73.241 metri cubi/ettaro (alternativa A) a 53.242 metri cubi/ettaro (alternativa C) rispetto ad un valore attuale di 15.340 metri cubi/ettaro. L’umidità atmosferica sarà più marcata quanto più alte risultano le temperature e secondo il documento, a livello teorico ciò potrebbe tramutarsi in condizioni di più fresche all’interno della valle e in un aumento delle precipitazioni locali anche se non è ancora possibile quantificare l’entità del fenomeno. 

 

Il deflusso ecologico del Vanoi e l’impatto sulla pesca

 

Il deflusso ecologico (introdotto in sostituzione del deflusso minimo) è definito come “quel regime idrologico coerente con il raggiungimento degli obiettivi ambientali” che sono il non deterioramento dello stato esistente, il raggiungimento dello stato buono nei corpi idrici superficiali e la coerenza con gli standard delle aree protette. Tale deflusso è caratterizzato da un andamento stagionale in modo da rispecchiare l’andamento naturale di flusso ossia maggiore nei mesi di morbida del Brenta (aprile maggio e novembre) e minore nei periodi di magra (come quello estivo ed invernale). Con la costruzione della diga questo deflusso dovrebbe risultare maggiore rispetto al deflusso naturale. Nelle acque del torrente Vanoi sono attualmente presenti diverse specie ittiche come la trota marmorata, la trota fario o lo scazzone. La realizzazione dello sbarramento indurrà un impatto sulla popolazione della trota marmorata (a rischio estinzione) poiché impedirà alla specie la risalta per alimentarsi e deporre le uova lungo il fiume. Per mantenere la popolazione ittica sarà necessario approfondire l’argomento e incrementare le pratiche di ripopolamento. 

 


 

Gli impatti sul turismo, sulla produzione di energia e sul territorio

 

La realizzazione dell’invaso non comporta degli spostamenti di insediamenti umani, ad eccezione di una singola abitazione, mentre la strada Cortella sarà parzialmente sommersa. La relazione parla di attrattive turistiche con panchine e strutture del tipo “percorso vita” lungo la nuova sede della strada Cortella, che potrà essere sfruttata anche per scopi cicloturistici. Il bacino idrico servirà anche come riserva antincendio.

 

La produzione di energia elettrica

 

Il progetto di uno sbarramento sul Vanoi per la produzione di energia elettrica risale ai progetti "Alpina" del 1952 e “Zollet” del 1985 dove le capacità installate erano di 32 megawatt nel primo progetto e 13,4 megawatt nel secondo. Nel 2020 la progettazione commissionata dal Consorzio del Brenta ha attestato la propria potenza idroelettrica in 2,4 megawatt dovuta alla riduzione dello sfruttamento della risorsa idrica per creare energia elettrica. La possibilità di installare una turbina Francis potrebbe portare alla produzione di circa 14.000 megawattora annui. Nel caso di installazione di più impianti inferiori ad 1 megawatt di potenza si potrebbe creare una Cer (Comunità Energetica Rinnovabile) con i territori circostanti. Tale progettazione dovrà essere integrata nelle fasi successive con il Deflusso Ecologico

 

Contro il progetto della diga del Vanoi si stanno esprimendo sia i cittadini che la politica locale (a partire dalle province di Belluno e Trento, entrambe contrarie al progetto).  La cittadinanza lamenta una mancanza di trasparenza e di coinvolgimento nel processo progettuale: si tratta dell’ennesima grande opera che va ad impattare i territori montani senza un processo partecipativo locale dove le ricadute positive saranno essenzialmente dirottate verso la pianura.

 

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