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Abbattimento M90, lo zoologo Apollonio: "Se un orso è pericoloso va rimosso, solo così si salvaguarda la specie e si migliora la convivenza uomo-grandi carnivori"

L'abbattimento di M90 avvenuto in Trentino nelle scorse ore ha inevitabilmente riacceso il dibattito, già teso e fortemente polarizzato. Lo zoologo Marco Apollonio: "Il ruolo dei tecnici ormai è paragonabile a quello degli eventi calcistici e c'è poco rispetto per gli esperti. E' spiacevole che non venga riconosciuta la competenza"

Di Luca Andreazza | 07 febbraio | 20:20
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

TRENTO. Il sacrificio di qualche esemplare per riconquistare la fiducia della popolazione, migliorare la convivenza uomo-grandi carnivori e ristabilire l'accettazione sociale nei confronti dell'orso. La conservazione della specie deve, infatti, coincidere con il benessere dei cittadini che vivono un territorio.

 

"Un orso pericoloso va sottratto dall'ambiente naturale". A dirlo è Marco Apollonio, zoologo dell'Università di Sassari e tra i massimi esperti a livello nazionale in materia grandi carnivori. "La valutazione in caso riguarda il metodo: abbattimento o cattura. Il primo metodo è forse quello migliore se avviene in modo rapido e il meno doloroso possibile è anche eticamente accettabile. La captivazione permanente invece va a confinare un animale selvatico e che necessita di grandi spazi all'interni di recinti comunque ristretti. Le sofferenze sono maggiori e ci sono anche dei costi non trascurabili, risorse che potrebbero essere destinate agli altri settori".

 

L'abbattimento di M90 avvenuto in Trentino nelle scorse ore ha inevitabilmente riacceso il dibattito, già teso e fortemente polarizzato, sulla presenza dei grandi carnivori. La ricerca, il monitoraggio, la prevenzione e l’informazione restano fondamentali.

 

La popolazione deve, certamente, avere gli strumenti per evitare agli orsi (ma anche ai lupi) di diventare confidenti, problematici o pericolosi, ma c'è comunque una estrema variabilità comportamentale che può portare un animale a "emergere" e avvicinarsi ai centri abitati.

 

"L'orso è un animale complesso e il comportamento varia da individuo a individuo sulla base delle esperienze che elabora nel corso della vita: i comportamenti sono diversificati", evidenzia Apollonio. "Quasi tutti i plantigradi conducono una vita schiva e riservata nei boschi, non li vedremo mai. Pochissimi esemplari sviluppano, però, un atteggiamento confidente e pericoloso per la sicurezza degli abitanti. In questi casi bisogna intervenire per ristabilire un equilibrio. In Nord America un grizzly problematico resta in circolazione 24 ore al massimo e la specie non è in pericolo".

 

Nessun piano generico di abbattimento ma non si possono escludere interventi mirati. "Non dobbiamo confondere l'individuo con la specie", commenta Apollonio. "Nessuno è contento di rimuovere un orso ma si deve avere il coraggio di affrontare un problema, se vogliamo la conservazione degli orsi. Una gestione razionale evita poi che l'emotività prenda il sopravvento o che si sviluppino attività di bracconaggio, illegali e da condannare ma che possono avvenire se le istituzioni non fanno le istituzioni. Anzi, ci potrebbe essere un beneficio in termini di coesistenza".

 

La terribile tragedia di Caldes con la morte di Andrea Papi dopo l'aggressione di Jj4 ha segnato un punto di rottura sul piano della convivenza. L'accettazione sociale si è azzerata. "La rimozione dei pochissimi esemplari pericolosi o troppo confidenti permetterebbe di garantire la sicurezza degli abitanti e una maggiore fiducia della popolazione nella gestione in generale. La specie non è il problema, l'individuo in caso può rappresentare una fonte di criticità". 

 

Abbattimenti che seguono un iter preciso. Il parere di Ispra è stato positivo sulla base delle norme e del piano Pacobace. La modalità è stata poi demandata alla Provincia ma tecnicamente l'intervento ha ottenuto semaforo verde. Ma sono piovute le critiche e anche minacce pesanti.

 

"Il ruolo dei tecnici ormai è paragonabile a quello degli eventi calcistici e c'è poco rispetto per gli esperti. E' spiacevole che non venga riconosciuta la competenza. Ma un'opinione, seppur legittima, non può avere lo stesso valore, una concezione falsamente democratica e sbagliata perché poi questo si riflette sulle scelte politiche".

 

Intanto le associazioni animaliste intanto hanno promesso battaglia. "Non si può accontentare tutti e la politica deve sapersi assumere le responsabilità delle decisioni e anche l'impopolarità delle scelte. Ma qualche rimozione mirata è l'unico modo per recuperare sul fronte della convivenza e dell'accettazione sociale. Questo vale anche per i lupi. Questa è l'unica strada possibile", conclude Apollonio.

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