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Attualità | 07 marzo 2024 | 19:16

Pista da BOH? I giovani ampezzani esprimono forti perplessità per il bob a Cortina

Con un post pubblicato oggi sulla nuova pagina Instagram "pista_da_boh", un gruppo di giovani ampezzani esprime scetticismo sull’effettiva necessità della pista da bob in fase di realizzazione all’ombra delle Tofane

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Siamo giovani ampezzani e ci chiedevamo… Ma la pista da bob? Boh”, così inizia la prima slide di un carosello pubblicato sulla nuova pagina Instagram pista_da_boh, creata da un gruppo di giovani ampezzani fortemente scettici sull’effettiva necessità dell’infrastruttura in fase di realizzazione all’ombra delle Tofane.

 

Il senso del messaggio è racchiuso in quel “boh”, espressione di molti di fronte all’iter a dir poco rocambolesco che ha portato all’inizio dei lavori. Lo riassume con efficacia lo stesso post:

 

2019 – Assegnazione dei Giochi olimpici “a costo zero”
2020 – boh
2021 – boh
2022 – ancora boh
2023 – non si fa la pista
2024 – si fa la pista

 

Più di 120 milioni di euro, ricordano i ragazzi, e 13 mesi per a disposizione per completare l’opera entro i test che si terranno a marzo 2025: se entro quella data la pista non sarà pronta, le gare olimpiche di bob, skeleton e slittino si terranno all’estero, dove esistono impianti funzionanti (gli stessi promossi dallo stesso Comitato Olimpico Internazionale).

 

A quanto pare ha prevalso un bizzarro orgoglio italiano, sottolineano sarcasticamente gli ampezzani: “Orgoglio all’Italia e agli italiani! La pista si farà a Cortina… con l’aiuto di operai norvegesi?!”

 

“E in Ampezzo rimane – continuano – un costo di gestione annuale che supera abbondantemente il milione di euro, e un bellissimo bosco ridotto così

E la comunità? – si domandano nuovamente – nessuna presentazione del progetto, manifestazioni di dissenso ignorate, chiusura di attività locali per fare spazio alla pista”.

 

“Quando da bambini andavamo in gita sulle nostre montagne con i genitori e i nonni – concludono – spesso ci fermavamo incantati di fronte alla bellezza dei fiori alpini. Il primo istinto era di coglierli, di possederli, ma ci veniva subito detto: ‘Se ami la montagna le lasci i suoi fiori’. Ed ecco che adesso, a malincuore, cogliamo appieno il significato di queste parole”.

 

 

 

 

 

 

 

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