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Attualità | 26 maggio 2025 | 06:00

"Allevare è oggi un lavoro impegnativo. Il lupo è solo la ciliegina sopra tutta una serie di problematiche". La complessa convivenza tra grandi carnivori e attività umane al Festival de L'AltraMontagna

"A nessun allevatore fa piacere avere il lupo fuori dalla stalla, ma al tempo stesso dipende dal tipo di allevamento che vuoi fare. Non si pretende che il lupo scompaia, si comprende invece che questa specie fa parte dell’ambiente in cui si lavora. Questa è la strada: valorizzare la prevenzione". Sabato 14 giugno (ore17:00, Cortile Urbano di Via Roma, evento gratuito) al Festival de L’AltraMontagna - che si terrà a Rovereto - si discute di grandi carnivori, un tema sempre più al centro di un feroce dibattito, che troppo spesso finisce in balia di estremismi controproducenti. Per l’occasione, saranno con noi gli antropologi Gabriele Orlandi e Nicola Martellozzo, Stefania Lusuardi, titolare di Maso Canova a Monte Terlago, e Francesco Romito, vicepresidente dell’associazione "Io non ho paura del lupo"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Sabato 14 giugno (ore 17:00, Cortile Urbano di Via Roma, evento gratuito) al Festival de L’AltraMontagna - che si terrà a Rovereto - si discute di grandi carnivori, un tema sempre più al centro di un feroce dibattito, che troppo spesso finisce in balia di estremismi controproducenti. Per l’occasione, saranno con noi gli antropologi Gabriele Orlandi e Nicola Martellozzo, Stefania Lusuardi, titolare di Maso Canova a Monte Terlago, e Francesco Romito, vicepresidente dell’associazione Io non ho paura del lupo.

Per prepararci al meglio, visti anche i più recenti risvolti, abbiamo fatto un paio di domande a Romito sulle variabili che meritano di essere considerate per un ragionamento concreto sul tema. 


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

Come si stratifica la percezione dei grandi carnivori nel nostro paese?

 

Sicuramente il ritorno di questi animali, in particolare orso e lupo, ci mette davanti a qualcosa che avevamo dimenticato e ci impone una riflessione sul nostro rapporto con la natura. Ovvero al fatto che non siamo i padroni di tutto, ma ci sono animali potenzialmente offensivi nei nostri confronti. Questo provoca disagio ma soprattutto tocca corde emozionali che questi animali da sempre portano con sé. Certo è che generano polemiche che molto spesso vanno ben oltre il reale impatto sulle nostre vite. Da un lato ci sono alcuni allevatori che ne sono toccati direttamente, dall’altro ci sono persone comuni che con lupi e orsi hanno decisamente poco a che fare. Bisognerebbe imparare a guardare il tutto anche da fuori. Ci sono regioni che convivono da un trentennio con questi animali, alle quali queste problematiche sembrano incomprensibili; in regioni come il Trentino, al contrario, la paura e la percezione del problema assumono un volume decisamente esagerato.

 

 

Quanto sono disposti gli allevatori ad adottare misure di compromesso?

 

Noi lavoriamo con tanti stakeholders, con tanti allevatori. Io non vorrei generalizzare, allevare oggi è un lavoro impegnativo, che ha tanti problemi. Noi diciamo che il lupo è solo la ciliegina sopra tutta una serie di problematiche. Sicuramente a nessun allevatore fa piacere avere il lupo fuori dalla stalla, ma al tempo stesso dipende dal tipo di allevamento che vuoi fare e dal tuo rapporto con la natura. Noi lavoriamo con allevatori giovani che con grande impegno proteggono i propri animali, li mettono al sicuro la notte, tengono cani da guardiania, ma che soprattutto conducono un tipo di allevamento in sintonia con l’ambiente. Non si pretende che il lupo scompaia, si comprende invece che è parte dell’ambiente in cui si lavora. Poi ci sono anche degli allevatori che, un po’ per ideologia, un po’ per abitudine, rifiutano di adottare strumenti di protezione. A volte sono allevatori che da decenni non avevano il lupo nel loro pascolo e quindi devono fronteggiare una nuova problematica. A queste persone è necessario offrire aiuto: le istituzioni già mettono a disposizione strumenti di prevenzione; forse non basta, in alcuni casi bisognerebbe insegnare loro ad usarle. Ma questa è la strada: valorizzare la prevenzione. 

 

 

Che impatto ha avuto la scelta europea di declassare lo status di protezione del lupo?

 

Il declassamento dello status di protezione del lupo ha visto l’espressione contraria della comunità scientifica, soprattutto perché applicato ad un quadro ampio come quello europeo che coinvolge tanti paesi con tutte situazioni di conservazione estremamente diverse. Si è trattato di una scelta politica che ha trovato la sponda di un certo populismo che vende questo declassamento come una soluzione ai problemi degli allevatori. Non lo è, anzi, rischia di essere controproducente. Declassare il lupo significa anche investire meno risorse economiche a favore degli allevatori per lavorare sulla prevenzione. Anche chi vuole tenere gli animali senza opere di prevenzione, non ha ragione di volere il declassamento. Sicuramente sarà più facile l’abbattimento dal punto di vista procedurale, ma di certo non si può mantenere gli animali incustoditi come se il lupo non esistesse; che il lupo sia più protetto o meno, fa poca differenza. L’impressione è che si sia scelta questa strada più per ideologia che per reale supporto agli allevatori. 

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