Come combattere il "turismo cafone"? Campeggi municipali e "tariffe bassissime, accessibili a tutti": ecco la proposta del Coordinamento Camperisti

Negli ultimi mesi il dibattito sul "turismo cafone" è tornato ad animare i media, spesso con episodi che finiscono per colpire ingiustamente intere categorie di viaggiatori, come quella di chi viaggia in camper. Per reagire a questa deriva, alcune associazioni nazionali hanno scelto di non limitarsi alla difesa d’immagine, ma di rilanciare una proposta concreta: investire in spazi di accoglienza outdoor municipali e multifunzionali, un modello già consolidato in altri Paesi europei, capace di rendere il turismo più accessibile, sostenibile e integrato con il territorio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
I recenti episodi di Cortina d’Ampezzo, nei quali alcuni turisti hanno attirato l’attenzione approfittando di docce sotto la grondaia e passeggiando seminudi nei parcheggi, talvolta dopo aver posteggiato abusivamente, sono stati spesso associati sui social e sui media al mezzo sul quale viaggiavano: i camper o, in altri casi, il van camperizzato.
Stando all’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti, tale collegamento sarebbe oltremodo indebito, dal momento che non vi sarebbe nessuna correlazione oggettiva tra questi comportamenti irrispettosi e il loro autoveicolo: l’autocaravan (o camper). Non solo, il camper, avendo invece forte valore identitario per alcune categorie di viaggiatori, diverrebbe così il pretesto per calunnie ingiustificate, fino anche a mettere a rischio la sicurezza degli appassionati che lo utilizzano, esponendoli a una visibilità non desiderata.
Gli attacchi a categorie come quelle dei camperisti e non solo (alcune più soggette di altre) non sono mai mancati; in questi mesi d’estate, però, sembrano tornati particolarmente in voga, tendenzialmente a causa di persone che, ben prima di essere camperisti, motociclisti o arrampicatori, riflettono con i loro comportamenti una sostanziale maleducazione.
Il problema del cosiddetto “turismo cafone” si complica quando a farne le spese è l’immagine di un’intera categoria, suscitando l’astio delle comunità nei suoi confronti. Così, pur non avendo modo per assumersi l’onere di educare, l’intera categoria subisce ugualmente il prezzo dei comportamenti scorretti.
Tuttavia, molto spesso sono proprio queste associazioni di categoria a schierarsi in prima linea per contrastare simili comportamenti irrispettosi; e, consapevoli di non poter agire su ogni singolo individuo, optano per soluzioni strutturali. Così spiega Pier Luigi Ciolli, membro del Gruppo Operativo dell’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti e coordinatore editoriale delle riviste inCamper e Nuove Direzioni.
Proprio dalle associazioni nazionali Nuove Direzioni, Turisti e Viaggiatori, e Coordinamento Camperisti arriva la proposta di rilancio del turismo itinerante come una possibile risposta concreta ad alcune delle contraddizioni incarnate dal mercato turistico odierno, affinché questo possa diventare veicolo di sostegno alla comunità e al territorio che lo ospita, invece che mera risorsa economica.
“In Italia - osserva Ciolli - siamo 7896 comuni, ed esistono soltanto tremila campeggi circa, di cui la metà sono stagionali e i cui prezzi sono da pensione di alto livello, praticamente da albergo. In Francia è stato adottato ormai da decenni il sistema dei campeggi municipali, in cui ci sono tariffe bassissime e spazi ampi dove i cittadini possono andare anche se non hanno grande disponibilità economica”.
La soluzione individuata dalle associazioni coinvolte prende esempio proprio dal modello francese: strutture a basso costo di realizzazione e gestione, che possano al tempo stesso favorire il turismo accessibile, garantire accoglienza in caso di calamità e costituire un’opportunità di sviluppo locale. Questi campeggi sarebbero collocati preferibilmente in aree pubbliche limitrofe a impianti sportivi, senza necessità di espropri, oppure in spazi privati messi a disposizione con accordi di perequazione.
“Se vogliamo promuovere lo sviluppo del turismo itinerante - non solo in camper: roulotte, tende, treno, bicicletta eccetera - perché non valutare il modello francese? Questi campeggi possono essere utilizzati come spazi per i mercati, come campi per la protezione civile in caso di emergenza, per ospitare mezzi di soccorso e veicoli di uso pubblico… queste cose noi le stiamo proponendo e arricchendo di relazioni tecniche dal 1992”.
I Campeggi Municipali prevederebbero servizi essenziali (aree per tende, caravan, autocaravan, case mobili, ristorazione, spazi ludici, zone per animali, elisuperficie), con infrastrutture ecologiche e tecnologie sostenibili. Inoltre, l’offerta sarebbe accessibile a tariffe ridotte fino al 70% rispetto ai campeggi privati, rendendo così l’Italia competitiva per i giovani viaggiatori europei e per un turismo diffuso, inclusivo e integrato con il territorio.
Sempre stando alle Associazioni, la gestione potrebbe essere affidata ad associazioni locali, Onlus o comitati di disoccupati, creando occupazione e rafforzando il senso di comunità. I campeggi diventerebbero anche centri di aggregazione sociale e culturale, attivi tutto l’anno, capaci di coordinare le offerte turistiche locali, recuperare aree dismesse e incentivare collaborazioni tra pubblico e privato.
“Un quadro normativo nazionale e regionale dedicato - puntualizza infine Pier Luigi Ciolli - incentiverebbe la realizzazione di queste strutture, trasformandole in un volano di sviluppo economico, sociale e culturale, utile sia al turismo che alla Protezione Civile, con vantaggi immediati per i cittadini e i territori”. Inoltre, auspicabilmente, se non una soluzione radicale, questa proposta potrebbe essere quantomeno un efficace disincentivo al tanto detestato “turismo cafone”.













