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Attualità | 18 ottobre 2025 | 15:00

Distrutto un campo sperimentale con quattromila piante di abete bianco e faggio. L’atto vandalico nel Parco delle Orobie Valtellinesi ha vanificato un progetto di ricerca che durava da oltre due anni

Ogni settimana venivano fotografate per rilevarne la crescita e l’obiettivo era valutare la capacità di crescita e di rinnovazione di queste due specie. "Probabilmente gli autori del gesto non sapevano nemmeno cosa stavano distruggendo. Immaginiamo non abbiano perso tempo a leggere i cartelli esplicativi". La sperimentazione fa capo ad un progetto di ricerca partecipativo promosso dalla Commissione Europea che coinvolge oltre 300 siti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nei giorni scorsi, nel Parco delle Orobie Valtellinesi è stato vandalizzato uno dei campi sperimentali che conservava oltre due anni di studi su specie vegetali, opera di un progetto di ricerca europeo.

 

Siamo a Cedrasco, all’interno di una radura isolata nel bosco. Qui erano ospitate oltre duemila piantine di abete bianco e altrettante di faggio che ogni settimana venivano fotografate per rilevarne la crescita. L’obiettivo era valutare la capacità di crescita e di rinnovazione di queste due specie. Prima del vandalismo, erano state raccolte 120 rilevazioni per ogni pianta.

 

“Le piante, alte pochi centimetri, che sarebbero state rimosse al termine della sperimentazione, sono state strappate o divelte: un atto vandalico fine a sé stesso, inspiegabile nella sua stupidità”. A comunicarlo è l’Ente Parco, che ha presentato denuncia contro ignoti per danneggiamento.

 

La sperimentazione fa capo ad un progetto di ricerca partecipativo, promosso dalla Commissione Europea, dal titolo "My Garden of Trees": uno studio lungo cinque anni, che coinvolge oltre 300 siti in tutta Europa. Il Parco è uno dei 16 siti italiani, dei quali soltanto due (l’altro è l’Adamello Brenta) nella regione alpina.

 

“Probabilmente - commenta Marco Tioli, presidente del Parco - gli autori del gesto non sapevamo nemmeno cosa stavano distruggendo e immaginiamo che non abbiano perso tempo a leggere i cartelli esplicativi. Spiace molto perché qualsiasi gesto gratuito che provoca danni all'ambiente è un oltraggio alla comunità”.

 

La bravata va a vanificare anni di impegno dei ricercatori, fondi investiti nel progetto e - teme il direttore Massimo Merati - anche la credibilità degli enti italiani: “Adesso dovremo spiegare ai colleghi di mezza Europa che la sperimentazione avrà soltanto dati parziali per le Alpi centrali italiane”.

 

In attesa di trovare i colpevoli del gesto, il Parco sta procedendo e al recupero e al ripristino delle piantine che si possono ancora utilizzare.

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