Non esistono più spazi completamente separati tra uomo e natura. La sfida non consiste nell'eliminare il conflitto, ma nel costruire strumenti sociali e politici capaci di governarlo

"La coesistenza non è l'assenza di conflitti. La coesistenza è la gestione del conflitto". Il professor Luigi Boitani, tra i più autorevoli studiosi europei di ecologia dei grandi carnivori, è intervenuto al 29° Gran Paradiso Film Festival, nell'ambito degli incontri dedicati al rapporto tra esseri umani e fauna selvatica

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"La coesistenza non è l'assenza di conflitti. La coesistenza è la gestione del conflitto". Con questa affermazione il professor Luigi Boitani, tra i più autorevoli studiosi europei di ecologia dei grandi carnivori, ha sintetizzato il cuore del suo intervento al 29° Gran Paradiso Film Festival, nell'ambito degli incontri dedicati al rapporto tra esseri umani e fauna selvatica.
Un tema particolarmente attuale in un momento storico in cui il ritorno di lupi, orsi e altri grandi predatori interessa gran parte delle Alpi e dell'Appennino, riaccendendo discussioni che coinvolgono allevatori, cacciatori, ambientalisti, amministratori e cittadini. Fin dalle prime battute Boitani ha chiarito come il problema non riguardi soltanto la biologia. "Questa non è una materia biologica. È una materia da sociologi, antropologi, scienze politiche", ha osservato, sottolineando come i conflitti legati ai grandi carnivori siano prima di tutto conflitti tra persone, valori e visioni diverse del territorio.
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Conflitti reali, non da minimizzare
Uno dei passaggi più significativi della conferenza ha riguardato il tema delle predazioni sul bestiame. Boitani ha ricordato come, a livello europeo, le perdite rappresentino una quota minima rispetto al patrimonio zootecnico complessivo, ma ha invitato a non banalizzare il problema. "Per il singolo allevatore che perde venti, trenta o cinquanta pecore il conflitto è reale", ha spiegato. Un richiamo importante in un dibattito che troppo spesso si polarizza tra chi considera i danni irrilevanti e chi vede nei grandi carnivori una minaccia incompatibile con la presenza umana. Accanto alle perdite economiche esistono poi altri conflitti: quelli legati alla caccia, alla percezione del rischio e alla paura. Una paura che, secondo Boitani, non può essere semplicemente derisa o liquidata come irrazionale, ma deve essere compresa e affrontata.
Dove mettere lupi e orsi?
La domanda centrale della serata è stata forse la più scomoda: esiste davvero uno spazio separato dove confinare i grandi carnivori? La risposta del biologo è stata netta. No. Le aree protette europee, per quanto importanti, sono troppo piccole per garantire da sole la conservazione di specie come il lupo o l'orso. Le popolazioni vitali necessitano di territori vasti e connessi e inevitabilmente finiscono per condividere gli stessi spazi frequentati dall'uomo. Da qui le tre possibili strade individuate provocatoriamente da Boitani: eliminare i grandi carnivori, abbandonare il territorio agli animali oppure imparare a convivere. "La terza è l'unica opzione realistica", ha affermato.
Il significato del compromesso
La parola chiave dell'intervento è stata probabilmente "compromesso". Secondo Boitani non esiste coesistenza senza una rinuncia reciproca. Gli animali devono adattarsi a un ambiente profondamente modificato dall'uomo e le persone devono accettare alcuni limiti e alcuni costi derivanti dalla presenza della fauna selvatica. L'esempio portato è stato quello della tradizionale pastorizia abruzzese, sviluppatasi per secoli in presenza del lupo grazie a greggi più contenuti, cani da guardiania, recinti e sorveglianza continua. Un sistema che, pur imperfetto, rappresentava una forma di coesistenza costruita nel tempo. "Tutte e due le parti devono farsi un po' più in là", ha spiegato.
Una questione di governance
Per Boitani la vera carenza italiana riguarda però la governance. La gestione dei grandi carnivori non può essere affidata esclusivamente agli esperti di fauna, né lasciata alla contrapposizione tra categorie. Serve invece un luogo di confronto stabile, capace di riunire tutti i portatori di interesse. L'esperienza delle piattaforme di dialogo promosse dalla Commissione Europea è stata indicata come uno degli esempi più promettenti. In alcuni casi allevatori, ambientalisti, cacciatori e amministratori sono riusciti a costruire percorsi condivisi e ad abbassare il livello dello scontro. "Quando le persone si guardano negli occhi e continuano a confrontarsi, spesso scoprono che le posizioni non sono così inconciliabili come sembrano", ha osservato.
I limiti della coesistenza
Nel dibattito finale non sono mancate le domande sulla presenza dei lupi vicino alle abitazioni e sui timori delle comunità locali. Boitani ha ribadito che la fauna selvatica non deve essere alimentata e che gli animali eccessivamente confidenti rappresentano un problema gestionale. Ha inoltre sottolineato come la presenza di individui problematici possa richiedere interventi specifici. Una posizione che evidenzia un altro aspetto centrale della sua visione: la coesistenza non coincide con una protezione assoluta e indiscriminata, ma con una gestione attiva delle popolazioni selvatiche e dei conflitti che ne derivano. Un approccio pragmatico che rifugge sia dalla demonizzazione dei predatori sia dalla loro idealizzazione.
In conclusione, il messaggio lasciato dal biologo al pubblico del Gran Paradiso Film Festival è apparso chiaro: in un continente abitato da centinaia di milioni di persone non esistono più spazi completamente separati tra uomo e natura. La sfida non consiste nell'eliminare il conflitto, ma nel costruire strumenti sociali e politici capaci di governarlo.
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