Cosa possiamo fare, ogni volta che utilizziamo un bivacco, per lasciarlo meglio di come l'abbiamo trovato? Un piccolo e utile vademecum

Il bivacco non è solo un rifugio di emergenza: è un piccolo patto di fiducia reciproca tra escursionisti che spesso non si incontreranno mai. Funziona solo se ognuno si impegna nel fare qualcosa, invece di prendere soltanto. Cosa possiamo quindi fare concretamente? Ecco alcune buone pratiche: nessuno di questi gesti richiede attrezzatura speciale o tempo in più significativo. Bastano pochi minuti, un po' di attenzione e l'idea che il bivacco non sia "di nessuno", ma di tutti quelli che lo useranno dopo di noi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Questo fine settimana avevo finalmente due giorni liberi, complice un compleanno... di quelli importanti, a cifra tonda! Quindi per me non c'è miglior modo per festeggiare che andare in montagna. Nella vita di tutti i giorni la montagna la frequento per lavoro, come dottoressa forestale e accompagnatrice di media montagna, ma quando riesco a ritagliarmi del tempo per me la percorro anche per il puro piacere di viverla, respirarla, osservarla. Con mio marito abbiamo quindi scelto un'escursione impegnativa, di quelle in cui si dorme lungo il percorso, e il piano prevedeva una sosta in un bivacco. Per prudenza, visto che siamo in piena alta stagione, ci siamo portati dietro anche la tenda: non era la prima volta che trovavamo un bivacco occupato, e meglio essere previdenti, pronti anche a dover tornare sui propri passi se le condizioni non fossero state quelle ottimali.
Il bivacco, quel giorno, era libero. Ma era pieno di rifiuti.
Confesso che il primo istinto, guardandomi intorno, è stato quello che viene naturale a chiunque ami questi luoghi: l'irritazione verso chi lascia dietro di sé quel disordine. È una reazione legittima, e se ne scrive spesso, giustamente. Ma stavolta ho pensato che valesse la pena raccontare qualcos'altro. Non l'ennesimo articolo sulla maleducazione di chi sporca la montagna, ma un piccolo vademecum su quello che possiamo fare noi, ogni volta che passiamo da un bivacco, per lasciarlo meglio di come l'abbiamo trovato.
Perché il bivacco non è solo un rifugio di emergenza: è un piccolo patto di fiducia reciproca tra escursionisti che spesso non si incontreranno mai. Funziona solo se ognuno si impegna nel fare qualcosa, invece di prendere soltanto.
Cosa possiamo quindi fare concretamente?
Innanzitutto quello che abbiamo fatto anche noi: pulire, anche se il disordine non è nostro. Portarsi via i rifiuti trovati, non solo i propri, è forse il gesto più semplice e più importante. Un sacchetto in più nello zaino non pesa, e trasforma il bivacco da discarica a rifugio.
Possiamo poi lasciare oggetti utili per chi verrà dopo: poca cosa sia chiaro, non serve lasciare oggetti di valore, basta una candela, dei cerotti, un pacco di fiammiferi ben chiusi, carta e penna per il libro di vetta o per un messaggio a chi passerà. Sono piccole cose, ma in un bivacco possono fare una grande differenza, specialmente in caso di maltempo improvviso o di un imprevisto.
Se poi si ha un po' di tempo possiamo tagliare legna anche se non la si consuma. Lasciare la scorta di legna un po' più ricca di come l'abbiamo trovata, magari già spaccata e pronta all'uso, è un gesto che chi arriva stanco e infreddolito la sera apprezza più di quanto si possa immaginare.
Possiamo anche lasciare un contributo, se c'è la cassetta. Molti bivacchi sono mantenuti grazie a CAI, sezioni locali o volontari: qualche moneta nella cassetta aiuta a coprire le spese di manutenzione, quando presente.
Infine, se si hanno competenze specifiche si può rimediare a piccoli danni. Un cardine che cigola, un'asse smossa, una finestra che non chiude bene: se abbiamo gli strumenti e le capacità per sistemare qualcosa di piccolo, farlo è un regalo silenzioso a chi verrà dopo di noi — e a chi cura la struttura.
Nessuno di questi gesti richiede attrezzatura speciale o tempo in più significativo. Bastano pochi minuti, un po' di attenzione e l'idea che il bivacco non sia "di nessuno", ma di tutti quelli che lo useranno dopo di noi, spesso in condizioni ben più difficili delle nostre.
Quel giorno abbiamo passato una buona mezz'ora a raccogliere rifiuti prima ancora di poterci sedere a mangiare. Non è stato il weekend rilassante che avevamo immaginato. Ma andando via, il bivacco era pulito, la legna pronta, una candela in più.
È forse questo il punto: la montagna non si difende solo evitando di sporcarla, ma prendendosene cura attivamente, ogni volta che ne abbiamo l'occasione.












