Divieto caldarroste nel vicentino? Scoppia la polemica, ma l'ostacolo alla cottura è piuttosto limitato e non riguarda i privati

Tra i nuovi provvedimenti regionali contro l’inquinamento, le limitazioni toccano anche un frutto stagionale molto apprezzato. La misura è stata seguita da un’ondata di polemiche: dalle aule del consiglio comunale alle "piazze" social. L'assessora Sara Baldinato: "Si può ritenerle sensate o meno, ma è la Regione ad aver deciso queste regole e i Comuni sono tenuti ad adottarle"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel vicentino sono entrate in vigore le nuove disposizioni per il contenimento dell’inquinamento atmosferico, secondo quanto previsto dall’Accordo di Bacino padano e dal pacchetto di misure straordinarie approvate dalla Regione Veneto. La misura rimarrà in vigore fino al 30 aprile 2026.
Poche novità sul tema, ma una in particolare attrae l’attenzione pubblica e lascia perplessi i cittadini: il divieto di caldarroste e barbecue all’aperto per le attività commerciali. In particolare si fa riferimento al divieto di utilizzo di combustibili solidi, come legna e carbone, ai livelli di allerta arancione e rosso. Per i privati la misura non è applicata.
Questo punto del provvedimento che, perlopiù, attenua le già presenti limitazioni ai veicoli più vecchi e inquinanti, ha suscitato polemiche in sede di consiglio comunale; soprattutto per voce della consigliera di Fratelli d’Italia, Simona Siotto che su Facebook ha scritto: “Le persone devono avere la libertà di gustare le loro caldarroste e le grigliate all'aperto, senza essere ostaggio di divieti insensati”. Anche da qui il “caldarrosta gate” è esploso in terra berica.
L’argomento tocca, del resto, una questione fortemente radicata nel tessuto socio-culturale del nostro Paese. Dal Medioevo in poi la nostra penisola pullulò di “civiltà del castagno” (con le prime coltivazioni già avviate dai romani), soprattutto in Appennino, ma con notevole peso anche sul nord-est. Un vegetale capace di creare una sorta di simbiosi con l’uomo, oggetto di numerosissime forme di sfruttamento, in primo luogo quello alimentare. Era l’albero capace di dare un “pane povero”, laddove il vero pane non si riusciva a ottenere.
A rispondere alle polemiche, evidenziando che il reale ostacolo alla cottura delle caldarroste è piuttosto limitato, è l'assessora all'ambiente Sara Baldinato, contro cui non pochi hanno puntato il dito: “Nessuna limitazione per le attività commerciali se vengono utilizzati ad esempio barbecue a gas, anche all’esterno. Nessuna limitazione, se la cottura è svolta all’interno. I divieti poi non riguardano i privati”, ha dichiarato al Giornale di Vicenza aggiungendo che lei ha soltanto la “colpa” di aver presentato il piano regionale: “Si può ritenerle sensate o meno, ma è la Regione ad aver deciso queste regole e i Comuni sono tenuti ad adottarle”.
Ma quali comuni? Baldinato scrive sui social: “Tutti i comuni oltre i 30.000 abitanti della Regione del Veneto e tutti quelli inclusi nell'agglomerato urbano”.
Castagne in Veneto
La presenza del castagno, oggi, rimane soltanto in piccole porzioni della collina veneta. Tali colture però sembrano essere il risultato degli storici interessi ecclesiastici e nobiliari verso le terre alte, proprio in virtù della loro redditività.
Nelle campagne venete del Trecento il castagno si ritrovava soprattutto lungo gran parte dell’alta pianura e della fascia che si estende dal complesso del Grappa, a ovest, fino ai pendii meridionali del Cansiglio a est, includendo a sud la zona del Montello. Varie le forme della sua presenza: dal bosco puro di castagni all’associazione con altri alberi sulla medesima parcella, fino agli esemplari isolati o in ordine sparso all’interno di prati e arativi.
Oggi, tuttavia, da motore della quotidianità le castagne si sono trasformate in uno sfizio culinario autunnale.













