"È ora di far ritornare a parlare le montagne". Il mondo delle alte quote in sostegno del popolo palestinese: dalle verticalità dei Drus in Francia, alle vette bellunesi

Nel fine settimana di Ferragosto, un collettivo anonimo di alpinisti ha esposto una grande bandiera palestinese sul versante occidentale dei Drus, nel massiccio del Monte Bianco: un gesto simbolico per tenere alta l'attenzione su quanto sta accadendo nella striscia di Gaza. Un'iniziativa analoga, chiamata #100VettePerGaza, è stata di recente lanciata dalla vetta del Monte Sperone, nel Comune bellunese di Sospirolo (porta del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel fine settimana di Ferragosto, un collettivo anonimo di alpinisti ha esposto una grande bandiera palestinese sul versante occidentale dei Drus, nel massiccio del Monte Bianco: un gesto simbolico per tenere alta l'attenzione su quanto sta accadendo nella striscia di Gaza e per denunciare "l'inazione dei governi occidentali", hanno spiegato.
Alpine Mag ha riportato le dichiarazioni del collettivo anonimo di alpinisti: "Sabato 16 e domenica 17 agosto, abbiamo appeso una gigantesca bandiera palestinese su un muro simbolo di Chamonix per sensibilizzare l'opinione pubblica sul genocidio in corso a Gaza e sull'inazione dei governi occidentali di fronte ai crimini commessi dal governo di Benjamin Netanyahu. Noi alpinisti abbiamo scelto le montagne per portare questo grido visivo al mondo. Appendere questa bandiera è un promemoria che nessun muro, per quanto alto, può nascondere la verità: un popolo viene sterminato, davanti agli occhi del mondo".
Il magazine francese riferisce che la bandiera è stata poi rimossa dal versante ovest del Drus, nel massiccio del Monte Bianco, dal Plotone della Gendarmeria d'Alta Montagna, inviato espressamente dalla Prefettura. "Il Pghm aveva l'ordine di rimuoverla nelle prime ore del giorno, secondo la nostra fonte, cosa che è stata fatta solo a mezzogiorno di domenica", aggiunge Alpine Mag.

L'azione politica svolta dagli alpinisti sul Drus ricorda l'iniziativa 100 sommets pour Gaza, evento pacifista e non violento, svoltosi dal 2 al 10 marzo 2024, come segno di sostegno e solidarietà al popolo palestinese e per un cessate il fuoco immediato. In quel periodo, bandiere palestinesi erano state issate su diverse cime francesi, dal Vercors alla Grande Lauzière, dall'Ubaye ai Monts d'Arrée, nel Finistère.
A metà agosto 2025, il mondo della montagna e quello della politica sembrano aver unito nuovamente le forze: "Noi alpinisti ci rifiutiamo di permettere al mondo dello sport e della vita all'aria aperta di rimanere in silenzio di fronte al genocidio. Lo sport è sempre stato una leva politica e usare questo mezzo di espressione per veicolare un messaggio umanitario ci è sembrato ovvio", affermano gli alpinisti del collettivo anonimo.
Secondo quanto riporta Alpine Mag, le autorità hanno impiegato ingenti risorse per cercare di rimuovere la bandiera in elicottero, trattandosi di una parete esposta e di difficile accesso. "La mobilitazione sproporzionata della gendarmeria per rimuovere questa bandiera […] solleva interrogativi: un simbolo di speranza per un popolo oppresso è diventato un reato?", aggiungono gli autori del gesto.
AlpineMag conclude l'articolo ricordando che "mentre Thibault Cattelain si lancia alla conquista delle vette degli Écrins con Summits4Ukraine, per fornire sostegno finanziario e sociale agli ucraini, il collettivo anonimo di alpinisti desidera trasmettere un messaggio di speranza, aiuto reciproco, pace e solidarietà. E non rimanere in silenzio di fronte alla situazione".

Iniziative analoghe sulle vette italiane
Anche in Italia le bandiere palestinesi iniziano a sventolare sulle cime. Un'esempio è la recente iniziativa #100VettePerGaza, nata sulla vetta del Monte Sperone, nel Comune bellunese di Sospirolo (porta del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi), e finalizzata a coinvolgere altri territori.
"La gravità della situazione e l'indifferenza politica ci costringono ad attivare la nostra coscienza civile. E possiamo farlo partendo dai luoghi a noi più cari e dai simboli della nostra cultura", spiegano i membri del collettivo. "Le cime e le croci di vetta, da sempre baluardi delle nostre montagne, non sono più solo un simbolo religioso, ma diventano un punto da cui lanciare un messaggio forte e chiaro. Negli ultimi due anni a Gaza si sta consumando un genocidio che ha già portato alla morte di 60.000 persone (dato ONU), mentre ogni mese muoiono circa 540 bambini tra le bombe e la fame (dati UNICEF). Da secoli la politica ha trasformato la montagna e la montagna ha plasmato la politica nazionale. È ora di far ritornare a parlare le montagne".
L'iniziativa, sostiene il gruppo, vuole essere un invito e un'ispirazione per altri. "Basta una bandiera palestinese e una cima a portata di gambe per tenere alta l'attenzione su Gaza nel proprio territorio", rilancia il collettivo. "Il nostro è un appello a un'azione simbolica ma concreta, un modo per dimostrare che non siamo indifferenti e che il grido di aiuto di un popolo non può essere ignorato. Perché non si può più aspettare per salvare Gaza e il popolo palestinese, ma anche l'anima di quello che chiamiamo Occidente".













