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Attualità | 25 agosto 2025 | 19:01

Già finito il sogno arabo dei giochi invernali nel deserto? Il progetto futuristico saudita stenta a decollare e si cercano alternative per il 2029

In Arabia Saudita si registra qualche intoppo nella realizzazione di Trojena, il comprensorio sciistico futuristico nel nord-ovest del Paese che sta accumulando ostacoli ingegneristici, logistici e (clamorosamente) anche economici: in dubbio l'edizione sulle montagne arabe dei giochi asiatici invernali 2029

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Quando un progetto di stampo saudita rallenta fino a rischiare lo "stop" per motivi (anche) economici, vuol dire che i problemi assumono dimensioni veramente mastodontiche

 

È il caso, a quanto pare, di Trojena, il futuristico progetto messo in campo per ospitare l'edizione 2029 dei giochi asiatici invernali, e chissà poi cos'altro: secondo quanto riportato sul Financial Times, che cita fonti vicine all’iniziativa, l'Arabia Saudita avrebbe avviato colloqui interni su un’eventuale soluzione alternativa.

 

L'ipotesi è quella di trasferire l’edizione del 2029 in Corea del Sud o Cina, Paesi più pronti dal punto di vista delle strutture sportive, e posticipare così il "sogno" saudita al 2033. Ma cosa sta succedendo? 

 

Trojena fa parte di un mega progetto ancora più impressionante, Neom: un nuovo immenso polo urbano e industriale da 500 miliardi di dollari lanciato ormai 8 anni fa come parte importante del piano di Mohammed bin Salman per "diversificare l’economia e ridurre la dipendenza dal petrolio" nel Paese. Ma i lavori proseguono a ritmo più lento del previsto e mentre si accumulano ostacoli ingegneristici, logistici e (clamorosamente) anche di budget

 

Sì perché anche per gli standard arabi qui si rischia di andare "oltre": tanto per capirsi, l'idea a Trojena è quella di creare un'oasi montana a quota 2.600 metri che offra attività e attrazioni durante tutto l'anno, sfruttando le altitudini elevate della zona per garantire temperature più fresche in estate e la possibilità di praticare sport invernali (leggasi 30 chilometri di piste con neve artificiale)

 

Ma secondo l'analisi del Financial Times l'intera costruzione procede con forti ritardi e un aumento dei costi che rischia di compromettere l’intera tabella di marcia: il problema principale è che non è ancora partita la realizzazione dell'impianto di desalinizzazione di Sharma che dovrà fornire l'acqua a quel punto "pompata" fino a monte superando un dislivello di quasi 3.000 metri per alimentare un enorme lago artificiale profondo 140 metri (anche di questo i lavori non sono ancora stati avviati). 

 

Il bacino, inutile dirlo, rappresenterà la fonte se non unica primaria dell'innevamento artificiale in un ambiente dal clima molto arido: insomma, acqua ed energia (c'è qualche disguido anche nei cantieri che lavorano all'installazione di migliaia di cavi di tensione nelle pareti rocciose) rappresentano un grosso problema che (finché non sarà risolto) avrà ripercussioni enormi sull'avanzamento complessivo dell'opera. 

 

In ogni caso, le autorità saudite rimangono certe che il progetto rispetterà il cronoprogramma e tutto si risolverà: staremo a vedere.

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