"Il 25 aprile? Da quando sono sindaco io non l’abbiamo mai festeggiato". La memoria oscurata della Resistenza, da Pennabilli a San Leo, passando per Ascoli Piceno

A ottant'anni dalla Liberazione, appare sempre più evidente una strategia volta ad oscurare il ricordo e la costruzione di un pensiero critico in merito alla guerra partigiana per la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A Pennabilli (Rimini), comune dell'Alta Valmarecchia a 629 metri sul livello del mare, non c'è stata nessuna manifestazione per l'ottantesimo anniversario della Liberazione. Al Resto del Carlino il sindaco Mauro Giannini, ex paracadutista che ha più volte rivendicato la propria fede fascista, ha detto: "Il 25 aprile? Da quando sono sindaco io non l’abbiamo mai festeggiato. E mai lo festeggeremo finché sarò in carica".
Secondo Giannini, quella del 25 aprile sarebbe "una celebrazione divisiva". La liberazione dal nazifascismo e la fine della guerra non sono motivo sufficiente: "Non concordo sul fatto che vengano ricordati i morti di una sola parte, sarebbe giusto ricordare i caduti di ogni conflitto, qualsiasi divisa abbiano indossato" ha detto Giannini al quotidiano locale.
QUI SAN LEO
Nel vicino Comune di San Leo (RN), che pure ha ricordato con un post su Facebook l'anniversario, il primo appuntamento ufficiale è fissato per il 29 aprile, ricordato come il giorno in cui le truppe americane liberarono il campo di Dachau. Per l'occasione, sarà presentato il volume del feretrano Orciano “Luciano” Spada, lì internato, dal titolo “Mi ricordo, sì, io mi ricordo: 1943, 1944, 1945”, curato dal figlio Sandro Spada Ferri. La data del 29 aprile viene identificata come quella in cui è finita la seconda guerra mondiale, associandolo alla liberazione del campo. In realtà, la fine delle guerra quel giorno è legata alla firma della resa incondizionata da parte della Germania nazista e dello stato fantoccio conosciuto come Repubblica di Salò, come spiega l'Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea di Reggio Emilia.

QUI ASCOLI PICENO
La negazione della memoria è ciò che ha reso possibile quanto accaduto il 25 aprile ad Ascoli Piceno, ovvero l'identificazione e l'intimidazione da parte della polizia nei confronti della fornaia Lorenza Roiati che il 25 aprile, come ogni anno, ha appeso fuori dal suo panificio "L'assalto ai forni" uno striscione con su scritto: "25 Aprile, buono come il pane bello come l'antifascismo". Ascoli, ai piedi dei Monti Sibillini, è dal 2001 medaglia d'oro al valor militare per l'attività partigiana con la seguente motivazione: "La fiera e pacifica città di Ascoli Piceno, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, non esitò a sollevarsi contro il tedesco invasore. Già il 12 settembre, il coraggioso comportamento dei militari del presidio aveva costretto alla resa le forze nemiche, superiori in uomini e mezzi, mentre dal 2 al 5 ottobre, al Colle San Marco, un pugno di giovani ardimentosi, male armati ed equipaggiati, si batterono duramente contro unità germaniche, subendo dolorose perdite. Ma, la popolazione ascolana, non desistette dal proseguire la lotta, partecipando a numerosi scontri, come quelli in località Venagrande, Castellano e Vallesenzana, che furono fra i momenti più significativi della sua irriducibile volontà di partecipare direttamente alla liberazione del territorio".
La scelta coraggiosa di Roiati trova eco nelle parole pronunciate a Genova dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riportate nel post con cui l'associazione dei Panificatori Agricoli Urbani ha portato la propria solidarietà all'amica e collega: “È sempre tempo di Resistenza, […] perché sono sempre attuali i valori che l’hanno ispirata". E ancora: “L’aspirazione profonda del popolo italiano, dopo le guerre del fascismo, era la pace. Il regime aveva reso costume degli italiani la guerra come condizione normale: non la guerra per la vita ma la vita per la guerra. La Resistenza si pose l’obiettivo di raggiungere la pace come condizione normale delle relazioni fra popoli”.
"ANDARE PER I LUOGHI DELLA RESISTENZA"
E questa lettura a 360 gradi che cerca lo storico Paolo Pezzino, che nel bel volume "Andare per i luoghi della Resistenza", uscito per il Mulino, sottolinea che il viaggio inizia da Ventotene "per sottolineare il filo, sottile ma robusto, che ha legato chi non ha mai rinunciato a opporsi al fascismo, anche durante il ventennio, a chi, dopo la caduta del regime, l'occupazione di gran parte dell'Italia da parte dei tedeschi, e la nascita della Repubblica sociale italiana, ha partecipato a un movimento nazionale di resistenza, ampio, articolato, originale".
Quell'antifascismo che oggi per alcuni è divisivo, per altri va taciuto, per altri ancora va identificato.













