“Il Cai è contrario a ogni restrizione della fruizione della montagna. L’accesso deve essere libero”: Montani sul tornello alle Odle

Di qualche giorno fa la notizia di alcuni proprietari che avevano deciso di piazzare un tornello a pagamento sul sentiero che attraversa le loro proprietà per salire sul Seceda. Stanchi dei turisti maleducati, l’azione sembrerebbe essere stata un atto dimostrativo. Oggi il presidente nazionale chiarisce la posizione ufficiale: provocazione o meno, mettere un tornello sui sentieri è assolutamente contrario al pensiero dell’associazione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Qualche giorno fa parlavamo con Carlo Zanella, presidente Cai Alto Adige, della notizia di alcuni proprietari che avevano deciso di piazzare dei tornelli a pagamento sui sentieri che attraversavano le loro proprietà per salire sul Seceda (QUI l'intervista). Stanchi dei turisti maleducati, l’azione sembrerebbe essere stata un atto dimostrativo.
Questa volta, ad intervenire, è il presidente nazionale del sodalizio che comunica la posizione ufficiale: provocazione o meno, mettere un tornello sui sentieri è assolutamente contrario al pensiero dell’associazione.

“Un tornello posizionato all’imbocco del sentiero per il monte Seceda in Val Gardena. L’accesso è possibile solo con il pagamento di una quota di ingresso. Si tratta del gesto provocatorio dei 4 proprietari dei terreni, che ricadono all’interno del Parco naturale Puez-Odle, sui quali passa un itinerario percorso ogni giorno da centinaia di turisti, escursionisti e ciclisti, in alcuni casi poco preparati e con scarsa attenzione all’ambiente che li circonda”. Si legge nel comunicato.
“L’iniziativa è stata ripresa dai media e il Club Alpino Italiano ci tiene a fare chiarezza”.
Il Cai ci tiene a specificare che il fatto accaduto in Val Gardena non è assolutamente condiviso dall’associazione, né - men che meno - avvallabile in alcun modo.
A dichiararlo è il Presidente Antonio Montani: “Dal nostro punto di vista, si tratta di una provocazione che ha il merito di porre l’attenzione sulle conseguenze di un turismo di massa senza freni nei territori montani. Il Club Alpino Italiano è contrario però a ogni restrizione della fruizione della montagna. Per il Sodalizio l’accesso alla montagna deve essere libero e i sentieri, anche se passano su terreni privati devono essere accessibili. Naturalmente il Cai condanna ogni comportamento non rispettoso nei confronti dell’ambiente e delle proprietà altrui”.













