"Iniziativa clamorosa e gravissima, va fermata". Legge di Bilancio usata per sbloccare la riforma della caccia? 55 associazioni si rivolgono al Presidente della Repubblica

Tra i firmatari anche Cai, Lipu, Mountain Wilderness e WWF Italia. L’appello vuole esprimere il profondo dissenso contro l’utilizzo improprio della Legge come strumento per introdurre modifiche alla normativa sulla caccia. Tali emendamenti metterebbero a rischio la protezione degli uccelli migratori e la conservazione della biodiversità, oltre a rappresentare una violazione dei principi costituzionali e delle regole democratiche

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Cinquantacinque associazioni hanno firmato una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica per manifestare il proprio dissenso contro l’utilizzo improprio della Legge di Bilancio per sbloccare la riforma della caccia. A comunicarlo attraverso un comunicato stampa è il Club Alpino Italiano, tra i promotori della lettera.
“La riforma della caccia proposta attraverso la Legge di Bilancio. Iniziativa clamorosa e gravissima. Presidente, la fermi!”.
Oggetto dell’accusa, secondo il testo della lettera, sarebbero degli emendamenti, “che attengono materie delicatissime sotto il profilo della protezione degli uccelli e la conservazione della biodiversità”. In particolare, si tratterebbe di normative che prevedono “la caccia agli uccelli durante la migrazione pre-riproduttiva e la cattura dei piccoli uccelli selvatici ai fini di richiamo vivo”.
La lettera, dalla penna del presidente della Lipu BirdLife Italia, Alessandro Polinori, si propone di impedire quella che sarebbe una grave lesione della Direttiva Uccelli, su un tema che ha già comportato procedure di infrazione e condanne all'Italia da parte della Corte di Giustizia europea e che era stata sanata proprio in virtù delle norme che si intendono modificare.
Secondo il parere delle associazioni, un simile abuso della Legge non sarebbe nuovo. Ad esso, si legge nella lettera, “l’attuale maggioranza parlamentare è già ricorsa in occasione dell’approvazione della Legge di Bilancio 2023, all’interno della quale furono inseriti emendamenti di modifica della Legge quadro sulla tutela della fauna selvatica e l’organizzazione dell’attività venatoria che nulla avevano a che fare con la materia economica e finanziaria”.
“È per queste ragioni - concludono le associazioni - che ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente, garante della Costituzione e delle regole della democrazia, con la richiesta di fare quanto in Suo potere per dissuadere da questa iniziativa, lesiva ed impropria, nella sostanza e nella forma, dei principi costituzionali, della correttezza procedurale e della ragione stessa della democrazia”.
Tra i cinquantacinque enti promotori vi sono anche l’associazione Io non ho paura del lupo, Mountain Wilderness e Wwf Italia.













