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Attualità | 05 giugno 2025 | 13:33

Joe Formaggio contro l'amministrazione di Asiago: "Quad, 4x4, moto da enduro e da trial e biciclette non sono da trattare come figli di un dio minore"

"Non capisco questo accanimento del primo cittadino di Asiago. C’è bisogno di leggi che diano la possibilità di transitare e organizzare manifestazioni motoristiche anche dove chi va a piedi pensa che sia solo un suo diritto divino passare". Queste le parole sconcertanti del consigliere regionale, a cui risponde il sindaco del comune altopianese, Roberto Rigoni Stern: "Non si tratta di spazi liberi da manovrare per fini elettoralistici, ma di territori da custodire con serietà, responsabilità e visione"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Quando è stato sindaco di Albettone, Joe Formaggio promosse la realizzazione di una pista da sci di plastica sui modesti rilievi che incorniciano parzialmente suo paese. L’infrastruttura, com’era facile prevedere, si rivelò un fallimento. Chiuse nell’arco di pochi anni.

 

Non contento, poco dopo propose di rilanciare il lago di Fimon, un piccolo e delicato ecosistema in provincia di Vicenza, attraverso l’utilizzo delle moto d’acqua. L’idea, in quel caso, fu stroncata sul nascere dal Consiglio Regionale Veneto.

 

Ma Formaggio, attualmente consigliere regionale, non demorde. Anzi, sembra proprio che il suo ruolo politico trovi linfa da iniziative incuranti del contesto e delle rinnovate tendenze turistiche. Così, come ha riportato il Giornale di Vicenza, si è lanciato contro l’Amministrazione comunale di Asiago che, di recente, ha ribadito la propria contrarietà rispetto alle proposte avanzate da alcuni consiglieri regionali del Veneto che mirano ad ampliare l'apertura al transito di automobili ed altri mezzi di trasporto, anche per finalità turistiche (quad e motocross), delle aree di alta montagna, comprese quelle sottoposte a stringenti vincoli ambientali, paesaggistici e naturalistici.


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Non capisco questo accanimento del primo cittadino di Asiago. Anzi, dico a tutti: preparatevi a nuove aperture sulla viabilità silvopastorale”, ha sentenziato sul Giornale di Vicenza Formaggio, per poi proseguire: “C’è bisogno di leggi che diano la possibilità di transitare e organizzare manifestazioni motoristiche anche dove chi va a piedi pensa che sia solo un suo diritto divino passare. Quad, 4x4, moto da enduro e da trial e biciclette non sono da trattare come figli di un dio minore negando qualsiasi possibilità di fruizione del territorio”. E ancora: “C'è la possibilità di regolamentazione in modo da poter dedicare aree e passaggi in tutto rispetto della natura, ma questa iniziativa porterà turismo ed economia sulle nostre colline e montagne”.

 

Vi immaginate, dunque, quad, moto da enduro, 4x4, sfrecciare liberamente nella rete capillare di strade (un fitto intreccio che spesso sfiora le cime delle montagne più alte e isolate) lasciate in eredità, sull’Altipiano dei Sette Comuni, dalla Grande Guerra? È questo, dunque, il turismo di cui la montagna ha oggi bisogno?


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La risposta è ovviamente negativa: è ormai risaputo a livello non solo accademico, ma anche politico e sociale che formule turistiche più “dolci” ed equilibrate rappresentano il futuro di questo importante settore economico. Certamente ne è consapevole anche il consigliere regionale Formaggio che, tuttavia, forse ha bisogno di ammiccare a un certo tipo di elettorato (a cui, è doveroso sottolineare, non mancano le occasioni e i luoghi dove appagare la propria passione per i motori).

 

Tra una posizione di convenienza elettorale e l’effettiva pragmaticità che richiede l’amministrazione di un territorio (con le sue peculiarità e le conseguenti esigenze) emergono numerose differenze. Lo si percepisce con chiarezza dalle parole dello stesso sindaco di Asiago, riportate in un comunicato pubblicato in risposta alle affermazioni di Joe Formaggio: “Ricordo ai consiglieri regionali che molte delle aree coinvolte sono gravate da diritti di uso civico, costituendo patrimonio collettivo dei cittadini di Asiago e, più in generale, dei Comuni di tutto l'Altopiano: non si tratta di spazi liberi da manovrare per fini elettoralistici, ma di territori da custodire con serietà, responsabilità e visione”.

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