La burocrazia sta uccidendo le Cer e il processo di rendere democratica la produzione di energia. Un appello alla politica dalle comunità montane

Due casi molto pratici da due diverse realtà montane, la Cer “M. Pizzocco” in provincia di Belluno e la Cer “Vergante Rinnovabile” in provincia di Novara, mostrano come qualsiasi passaggio per costituire le Cer - Comunità Energetiche Rinnovabili - sia rallentato dalla burocrazia, ostacolando un potente strumento per la transizione energetica dal basso. Una proposta: per risultare un modello scalabile, la gestione delle comunità energetiche rinnovabili deve essere riferita a pochi dati, attualmente rintracciabili, che si legano al codice identificativo di ogni socio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La burocrazia sta ostacolando la costituzione e la fioritura delle Cer, le Comunità di Energia Rinnovabile, su tutto il territorio nazionale. Due casi molto pratici da due diverse Cer montane, la “Monte Pizzocco” in provincia di Belluno e la “Vergante Rinnovabile” in provincia di Novara, mostrano come qualsiasi passaggio sia rallentato dalla burocrazia, ostacolando un potente strumento per la transizione energetica dal basso.
Le Comunità energetiche, nate per promuovere uno sviluppo delle rinnovabili a livello capillare, decentralizzare la produzione di energia rinnovabile e portare benefici economici e ambientali alle comunità locali (come una progressiva eliminazione della povertà energetica e un approccio solidale alla redistribuzione degli incentivi) , si stanno scontrando con l’enorme burocrazia messa in piedi dal gestore dei servizi energetici e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) che sta rendendo il più grande strumento di democratizzazione dell’energia un inferno burocratico.
AMMINISTRAZIONI LASCIATE SOLE
Per le amministrazioni che hanno voluto essere capofila nella transizione energetica, come nel caso della CER “Monte Pizzocco” promossa dal Comune di San Gregorio Nelle Alpi, i primi rallentamenti si sono visti con la questione legale e la questione amministrativa della Cer. Dovendo gestire il flusso di cassa derivato dagli incentivi dell’energia in eccesso venduta alla rete e potendo contare sul bando PNRR per i piccoli comuni sotto i 5000 abitanti (che garantisce a fondo perduto il 40% per un nuovo impianto fotovoltaico fino ad 1MW), il bisogno di una gestione economica e dei dati diventa un tassello importante per la struttura e il funzionamento delle Cer. La parte legale, ugualmente necessaria, riguarda la prevenzione di eventuali problemi di gestione futura o la tutela dei soci della Cer ma allo stato di fatto, dopo più di due anni dai decreti ministeriali, ancora non è chiaro chi può svolgere questo ruolo, quali sono i rischi da considerare e come gestire le adesioni, i flussi monetari e le quote partecipative alle Cer.
Secondo Enrico Lanciano, vicesindaco di San Gregorio nelle Alpi e aderente alla Cer “M. Pizzocco”, “le Cer sarebbero state una grande possibilità per la transizione energetica e per la decentralizzazione dell’energia, oltre ad essere un perfetto luogo di aggregazione per i piccoli comuni di montagna. In quest’ottica ci eravamo mossi per tempo partendo dal basso con le prime assemblee cittadine ma a due anni di distanza dall'istituzione della nostra CER le cose non stanno andando come speravamo. La burocrazia attuale sta costringendo le piccole comunità ad associarsi con grandi realtà che possono sostenere, anche economicamente, la gestione dei soci e delle quote a discapito però la questione sociale e culturale delle comunità energetiche."
Anche Marco Bussone, presidente Uncem - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani - a fine febbraio ha lanciato un appello per “disincagliare” i tanti progetti Cer nati nei territori montani. “Siamo pronti come Uncem a lavorare con il Gestore Servizi Energetici e il Ministero dell’Ambiente per disincagliare i progetti di Comunità energetiche rinnovabili fermi sui territori”. Continua Bussone: “Fare le Cer, con il quadro normativo e burocratico attuale, è difficilissimo. Accedere agli incentivi Pnrr ancor di più. Il portale per la registrazione delle Comunità energetiche è fatto quasi per nerd”.
Gli strumenti attuali non dovrebbe fermare i “nerd dell’energia” ma sono indubbiamente un freno per tutte le persone o le comunità che vorrebbero essere parte del cambiamento energetico nazionale ma che non si ritengono dei “smanettoni”. Semplificare il processo di costituzione ed aiutare la gestione dei dati sono i primi passi. Successivamente bisogna legare tutti i dati dell’utenza ad un unico codice individuale.
IL BANDO PNRR E L'ECCESSIVA BUROCRAZIA
I problemi non si trovano solo nella fase più amministrativa delle Cer ma anche nella gestione delle richieste di accesso al bando Pnrr per i piccoli comuni sotto i 5000 abitanti. Come spiega Giovanni Ludovico Montagnani, componente della CER “Vergante rinnovabile” sul Lago Maggiore, “negli scorsi mesi abbiamo avanzato una decina di richieste di finanziamento Pnrr per gli impianti della nostra comunità energetica. Ogni richiesta, una volta capito come fare, richiede un'oretta di burocrazia. Bisogna avere solo sotto mano un po' di documenti e quindi noi assistiamo chi la presenta: mappali del catasto, bollette, visure camerali, documenti di identità, progetti dell'impianto, eccetera. Si fa, richieste in lavorazione”.
"Il problema arriva nelle fasi successive all’approvazione della richiesta del banco Pnrr. Ora che arrivano gli impianti e alcuni sono già connessi in rete, dobbiamo aprire la configurazione che li include tutti. In questo caso, è la comunità energetica a dover sottomettere la configurazione. Ci aspettavamo di dover inserire un identificativo per ogni impianto e poter avanzare la pratica - aggiunge Montagnani -. Ci abbiamo provato e ci hanno chiesto, per ogni impianto:
- Indirizzo dell'impianto
- Indirizzo del proprietario dell'impianto
- Data di nascita del proprietario dell'impianto
- Coordinate geografiche in formato WGS84 in gradi decimali
- Dati catastali: particella, foglio, subalterno
- Codice CENSIMP
- Codice POD
- Codice identificativo richiesta TERNA
- Potenza dell'impianto
- Seriali di ogni pannello (possono essere centinaia)
- Seriale dell'inverter
- Foto della targa di un pannello
- Foto della targa dell'inverter
- Costo totale dell'impianto
- Percentuale del costo riferita ai pannelli, all'inverter, alle opere accessorie, alla progettazione
- Costo della manutenzione
- Se è un impianto di una PMI:
- Partita IVA
- Codice ATECO
- Indirizzo della società a cui è registrato l'impianto
Tutto questo su un portale che se si blocca perdi i dati, ripeto, per ogni impianto, tutti dati che tra l'altro sono già stati inseriti almeno altre due volte nei sistemi! Per un impianto da 1 MW dovremmo inserire più di 2000 codici seriali dei pannelli, che già sono registrati a sistema! Noi abbiamo creato Vergante rinnovabile per volontariato, speso i nostri soldi e dedicato il nostro tempo. Non lo facciamo per soldi, ma solo per senso civico”, spiega Montagnani.
La CER “Vergante Rinnovabile” si differenzia dalla “Monte Pizzocco” in quanto promossa da privati e non da una amministrazione pubblica. Continua Montagnani: “Noi vorremmo riuscire a gestire internamente qualsiasi questione legata alla CER. Quando però ti scontri con una burocrazia così complessa e con strumenti (il sito del Gestore Servizi Energetici, ndr) così poco funzionali, la cosa semplicemente è disarmante e ti rendi la non scalabilità del modello CER a livello nazionale”. L’orizzonte delle CER resta un fallimento programmato dallo stesso Ministero che avrebbe dovuto assicurare la sicurezza energetica ai propri cittadini ma che invece sabota internamente, sperando involontariamente, la dipendenza energetica del paese.

UNA PROPOSTA DI GESTIONE
Per risultare un modello scalabile, la gestione dei dati dei soci della CER deve essere riferita a pochi dati, attualmente rintracciabili, che si legano al codice univoco POD (acronimo di Point of Delivery, che è l'identificativo alfanumerico di consegna dell'energia al contatore di ogni utenza). Attualmente per la richiesta, per l’allacciamento degli impianti e per l’approvazione dei progetti fotovoltaici legati al bando PNRR e alle Comunità Energetiche vengono richieste una mole eccessiva di dati, spesso più volte durante il processo, che devono essere inputati in un sito internet, quello del GSE, che non garantisce la continuità di servizio e che non è progettato per favorire l’accessibilità di ogni utente. Il codice POD contiene già al suo interno tutti i dati sopra visti: i dati di consumo e di produzione oraria, i dati fiscali dell’utenza, quelli geografici e fiscali, ed è riferimento per l’allacciamento dei nuovi impianti.
Semplificare questi passaggi per l’installazione delle rinnovabili non significa eliminare la trasparenza del processo ma dovrebbe essere un modo per aumentare la capacità rinnovabile italiana, rendere resilienti le comunità delle aree interne e generare economie locali legate alla produzione energetica. Attualmente tutto questo è bloccato da una montagna di burocrazia.
Se state riscontrando anche voi questi problemi, o altri, e volete unirvi per un appello corale alla politica, scrivete a: michele.argenta@laltramontagna.it













