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Attualità | 03 maggio 2025 | 06:00

La grande frana (lunga 3 chilometri) che divide il paese si muove a un metro all'ora (FOTO) e attira molti curiosi: sul posto un maxischermo contro il 'turismo del disastro'

“La frana attuale si è riattivata a inizio aprile, con il distacco di un nuovo blocco che, pur insistendo sulla medesima area, non corrisponde esattamente ai movimenti del passato”, fanno notare gli esperti. Tre famiglie sono state evacuate, 12 case sono rimaste isolate, 35 abitazioni non hanno più l’acqua potabile e 3 residenze sono state completamente distrutte. La "grande frana" sull’Appennino modenese, che ha diviso in due la frazione, portandosi dietro strade, alberi, case e tralicci dell’alta tensione, è diventata meta di curiosi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Da un mese, per uno di quegli eventi calamitosi di cui se ne farebbe volentieri a meno, è balzata agli onori delle cronache modenesi e nazionali. Non solo: è diventata meta di pellegrinaggio da parte di chi ama farsi selfie memorabili davanti allo smottamento di circa 3,5 milioni di metri cubi di terra e fango, spalmati su un corpo di frana che ha una lunghezza di circa tre chilometri, una larghezza variabile tra i 100 e i 300 metri, e un peso complessivo che sfiora i 5 miliardi di chili.

 

A Boccassuolo, piccola frazione del comune di Palagano, sull’Appennino modenese, i riflettori sono arrivati alla chetichella ed è probabile che rimarranno accesi ancora a lungo.


La colata di fango e detriti si è staccata dalla sommità del monte Cantiere, tra 1.600 e i 1.400 metri di altitudine, e si muove a una velocità che varia tra i 50 centimetri e il metro all’ora. Nella sua progressione discensionale ha diviso in due la frazione, portandosi dietro strade, alberi, case e tralicci dell’alta tensione. 

 

Una diramazione del corpo franoso, con un accumulo di detriti alto quasi dieci metri, minaccia in queste ore di occupare il greto del Dragone, il torrente di montagna che scorre nella gola sottostante e che in una situazione metereologica come l’attuale, contraddistinta da improvvise quanto abbondanti precipitazioni, può diventare molto pericoloso se ostruito nel suo letto.


L’area della sciagura è situata in una zona già nota per la sua fragilità idrogeologica e per vecchi episodi di una certa rilevanza occorsi nel 1700 e negli anni Trenta del secolo scorso. All’epoca, raccontano i più anziani, furono devastate e cancellate le borgate di Casa di Tognone, Casa Nuova, Roncovecchio e Casa Meigori. 

 

In rete (a questo link) è possibile trovare un archivio documentato di tutte le volte che da questi paraggi terra e rocce hanno deciso di smottare. Ed è grazie al filo rosso della cronaca, così come emerge dall’archivio, che si capisce in modo lampante quale sia il problema. Alla voce cause di innesco di una frana del 4 giugno 1939, ad esempio, si legge: “precipitazioni intense e prolungate, circolazione idrica sotterranea e attività erosiva operata dal torrente Dragone”.


L’area del monte Cantiere, estesa sul crinale spartiacque tra i torrenti Scoltenna e Dragone, è una zona piena di sorgenti e si sviluppa nei Comuni di Lama Mocogno, Palagano, Riolunato e Pievepelago. Il massiccio del Cantiere costituisce un balcone naturale sul Monte Cimone. 

 

La valle del Dragone, invece, fin dai tempi più remoti, è stata interessata da un’intensa attività estrattiva. Ancora oggi è possibile trovare le tracce di 12 miniere la cui lunghezza è estremamente variabile. I rilievi, le misurazioni e le minuziose esplorazioni delle gallerie sono stati effettuati a partire dal 1994 dagli speleologi dell’Osm Sottosopra di Modena. Parte dei cunicoli che portano alle vene metallifere sono allagati ed in alcuni punti la roccia è completamente franata.

 

“L’evoluzione dell’Appennino emiliano-romagnolo è legata all’ultima delle grandi orogenesi, in seguito alla quale si sono individuate le maggiori catene montuose oggi esistenti”, ha ricordato sulla stampa locale Alessandro Corsini, ordinario di Geologia applicata all’Università di Modena e Reggio Emilia. “Frane come a Boccassuolo si formano per cause geologiche intrinseche ma anche per un apporto continuativo e considerevole di acqua”. 

 

“La frana attuale si è riattivata a inizio aprile, con il distacco di un nuovo blocco che, pur insistendo sulla medesima area, non corrisponde esattamente ai movimenti del passato”, fanno notare gli esperti. Fatto sta che 3 famiglie, otto persone in tutto, sono state evacuate, 12 case sono rimaste isolate, 35 abitazioni non hanno più l’acqua potabile e 3 residenze sono state completamente distrutte. 


“Quello che giornalmente viene stilato dalle autorità assomiglia sempre di più a un bollettino di guerra”, ci raccontano alcuni residenti di Boccassuolo radunati nella locale polisportiva. Proprio qui, in questo spazio prestato ora all’emergenza, è stato installato un maxischermo che trasmette in diretta video e immagini della frana, per scoraggiare il cosiddetto turismo del disastro. Nei giorni delle vacanze pasquali, infatti, non sono mancati momenti di tensione tra le aziende incaricate di svolgere i lavori di messa in sicurezza e le frotte di curiosi giunte da ogni dove per osservare la grande frana. A tenere la situazione costantemente monitorata c’è una vera e propria task-force costituita da Protezione civile, esperti del nucleo Sapr dei vigili del fuoco per la guida dei droni e i geologi dell’ateneo geminiano.

 

Dopo la proclamazione dello stato di emergenza firmata da Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, cresce la pressione affinché anche il governo centrale intervenga. “Serve il riconoscimento dello stato di calamità naturale”, fa sentire la sua voce Fabio Braglia, primo cittadino di Palagano e presidente della Provincia di Modena. “Abbiamo bisogno urgente di risorse economiche. Senza aiuti adeguati, la ricostruzione sarà un percorso lungo e costosissimo”. 


“La montagna ferita resiste: è un fatto di Dna”, ti spiegano le persone incontrate sul luogo di questa immane slavina di terra e roccia. Ma ora chiede attenzione e sostegno.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

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