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Attualità | 26 agosto 2025 | 18:00

La "maledizione" del monte Faito non ha azzerato la frequentazione: "In settant’anni la gente è sempre tornata, anche questa volta si troveranno delle soluzioni"

La funivia, inaugurata nel 1952 come simbolo di modernità e rilancio per il golfo di Napoli, ha rappresentato per anni la principale porta d’accesso al monte, garantendo un ampio flusso di visitatori. Dopo la tragedia del 17 aprile scorso, però, l’impianto è fermo a tempo indeterminato e l’intero comparto turistico ne sta subendo le conseguenze: calo di presenze, attività economiche penalizzate e un clima di incertezza sul futuro. A raccontare come la comunità stia affrontando questa nuova crisi è Giacomo Vanacore, gestore di Terrazza Belvedere

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il Monte Faito, balcone naturale che domina il Golfo di Napoli, divenne accessibile in modo del tutto nuovo nel 1952, quando fu inaugurata la funivia che partiva da Castellammare di Stabia. All’epoca rappresentava un’opera d’ingegneria d’avanguardia: in meno di dieci minuti i passeggeri potevano passare dal livello del mare ai boschi d’altura, vivendo un’esperienza che univa modernità e paesaggio. L’impianto divenne subito un simbolo del rilancio turistico del dopoguerra, attirando turisti italiani e non.

 

Lo scorso aprile, però, la stessa funivia è passata alle pagine della cronaca nera a causa di un terribile incidente, in cui hanno perso la vita quattro persone.

 

Partendo dalla stazione di Castellammare di Stabia, e affrontando un dislivello di 1060 metri, la funivia si spinge quasi fino sulla sommità del Faito, a 1131 metri. Il tragitto è sostenuto da tre piloni per il cambio pendenza ed è percorsa da due cabine, con una capacità di 35 persone ciascuna. Con un tempo di percorrenza di 8 minuti, l’impianto era in grado di trasportare 500 persone l’ora. Tutto questo prima del 17 aprile: oggi è chiusa fino a data da destinarsi, le indagini sull’incidente sono ancora in corso e qualcuno solleva persino dubbi sulla riapertura.

 

A raccontarci la storia recente del monte Faito e gli effetti del crollo della funivia è Giacomo Vanacore, che ha assistito alla recente tragedia e ad altre che l’hanno preceduta, sia come abitante originario della zona, che come gestore di uno storico ristorante sul monte.

 

“Prima di me c'era mio padre qui, siamo aperti da settant’anni; abbiamo un punto panoramico che è tra i più belli d’Italia, affacciandosi dal nostro ristorante si vede tutta la zona della penisola sorrentina e il golfo di Napoli; e rimaniamo aperti 365 giorni l'anno: insomma, il nostro è un punto di riferimento”.

 

La storia della funivia non è mai stata lineare. Già nel 1960 un incidente segnò profondamente la memoria collettiva: una cabina in discesa precipitò a causa di un guasto tecnico, provocando vittime e feriti. Da allora la questione della sicurezza è rimasta costantemente centrale, con chiusure prolungate per manutenzioni straordinarie, ammodernamenti e successivi rilanci.

 

Nel corso dei decenni la funivia ha vissuto fasi alterne. Nonostante i periodi di inattività, ha sempre mantenuto un forte valore simbolico e turistico, richiamando in estate migliaia di persone desiderose di salire sul Faito senza affrontare le tortuose strade di montagna. Anche in tempi recenti, però, non sono mancati i disservizi: nel 2021, ad esempio, un blackout elettrico lasciò sospesi per oltre un’ora una trentina di passeggeri, che fortunatamente vennero tratti in salvo senza gravi conseguenze.

 

La “maledizione” del Faito, racconta Vanacore, non riguardava poi solo la funivia: nel ’96 ebbe enorme clamore il caso di cronaca della sparizione della piccola Angela Celentano, ancora irrisolto; e, nel 2017, il monte fu flagellato da lunghi e dirompenti incendi. “Ad ogni occasione del genere c'è stato un grosso calo di affluenza. Ricordo la pressione al tempo del caso di Angela Celentano, che è durata diversi anni. Con l’attività allora ci siamo trovati in grossa difficoltà”.

 

Il 10 aprile di quest’anno, la stagione si era aperta con estrema fiducia, nel segno di una continuità che sembrava aver superato le difficoltà del passato. Il settore turistico a monte era pronto all’arrivo di migliaia di turisti attratti dalla posizione privilegiata del monte. Pochi giorni dopo la riapertura, però, la funivia è stata teatro di una nuova tragedia.

 

Il 17 aprile, durante la salita, una cabina ha improvvisamente perso stabilità per la rottura di una fune, iniziando così a correre verso il basso a grande velocità fino ad urtare il pilone, e quindi schiantarsi al suolo lungo le pendici del versante. I sistemi di emergenza non avrebbero funzionato correttamente, e l’incidente ha causato quattro vittime e un ferito grave. Nello stesso momento, un’altra cabina è rimasta bloccata a mezz’aria; qui i passeggeri sono stati recuperati e tratti in salvo dal pronto intervento del soccorso alpino.

 

Tra le vittime, il macchinista Carmine Parlato, di Vico Equense; due turisti britannici, Eleine Margaret Winn, 58 anni, e Graeme Derek Winn, 65 anni; e una giovane israeliana di 25 anni, Janan Suliman (a sopravvivere, riportando gravi ferite, è stato soltanto il fratello, Thaeb Suliman, 23 anni).

 

Anche questa volta, l’impatto di un simile evento ha avuto conseguenze anche sul tessuto economico della zona, fortemente legato al comparto turistico. “Fortunatamente, la forte posizione storica della nostra realtà, una clientela per lo più indipendente dall’impianto e precedenti tentativi di diversificazione (come una progressiva concentrazione del servizio in orario serale, quando la funivia sarebbe comunque rimasta chiusa), ci ha permesso di restare in piedi. Ma altri servizi, quelli più vincolati all’impianto e al turismo internazionale, hanno perso anche il 70-80% dell’affluenza rispetto agli anni scorsi”.

 

Eppure, nonostante la “maledizione”, il monte Faito è sempre riuscito a ripartire e ad attirare nuovamente a sé le persone, forse grazie alla suggestioni offerte della sua conformazione e della sua posizione. “È proprio il posto che è magico, che crea attrazione per le sensazioni, l’atmosfera. Oltre al panorama, mille metri a picco sul mare, ci sono magnifici sentieri tra i boschi, che partono dalla cima e arrivano fino a Positano. E poi la gente viene per trovare anche refrigerio, d’estate vi sono 7-8 gradi in meno”.

 

Per quanto riguarda il futuro della funivia, ci dice Vanacore, l’Eav, società responsabile della funivia, ha parlato di una riapertura, ma è prematuro: “Le indagini sono in corso, gli impianti sono sotto sequestro, e probabilmente bisognerà ricostruire tutto da capo, dato che la struttura risale al 1952. Servono molti fondi per riaprire e non si sa chi li metterà”.

 

E se non dovesse riaprire? “Come dopo l’incendio del 2017, anche stavolta si troveranno alternative. La gente magari all’inizio si scoraggia, ma prima o poi qui torna sempre. È stata una tragedia terribile; tra i morti c’era anche un nostro amico e affezionato cliente. Però noi guardiamo sempre avanti. Chi fa impresa non può guardare indietro, deve perseverare, non c’è altro da fare”.

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