"Le scalette sono state segate con la mola a disco": vandalizzato il sentiero che porta al bivacco. Gesto nato dall'insofferenza dei residenti verso gli escursionisti "della domenica"?

Negli scorsi giorni, lungo un sentiero in zona Sospirolo, sono scomparse alcune staffe metalliche e un cavo d’acciaio utilizzati per la sicurezza degli escursionisti. Un gesto deliberato, compiuto con una mola a disco, che ha costretto alla chiusura del tracciato e riaperto un dibattito mai sopito tra gli abitanti di zone montane e gli escursionisti che salgono dalla pianura

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Durante una delle solite ricognizioni per controllare lo stato dei sentieri, uno dei nostri collaboratori ha riscontrato che una serie di staffe (quelle scale metalliche che vengono ancorate alla roccia) e un cordino in acciaio, anch'esso utilizzato per facilitare un passaggio molto pericoloso, erano sparite”.
A spiegarcelo è Stefano Zannini, responsabile della sentieristica della sezione Cai di Feltre. L’esperto della rete feltrina dei sentieri è intervenuto ora a commentare la notizia, emersa lo scorso 6 novembre (come comunicavamo in quest'articolo), che riguarda il sentiero Cai 872 verso il bivacco Valdo, nella zona di Sospirolo.
Il sentiero 872 parte dall’Alta Val Soffia, nella zona del Lago del Mis. Il sottogruppo montuoso è quello dei Monti del Sole, “uno dei gruppi più selvaggi della zona”, ci spiega Zannini.
Prosegue fino a Forcella Zana, e successivamente raggiunge un bivacco di nome Valdo.

A quanto pare, il danno non è dovuto a cause naturali, ma alla mano dell’uomo, ed è peraltro fortemente intenzionale. “Erano sparite, - prosegue Zannini riferendosi alle staffe - segate con la mola a disco. Non è stata una frana, né una slavina men che meno, perché c’erano di sicuro fino a un mese fa. Quindi qualcuno è andato lì proprio con l’intenzione di farlo”.
Il vandalismo ha avuto per oggetto due tra i passaggi più complicati del sentiero, rendendolo pericoloso al punto da doverne interdire l’accesso. “Non è tanto la gravità del danno in termini economici, quanto il fatto che erano due supporti di sicurezza in due passaggi molto delicati. Uno era su una placca rocciosa, quindi per definizione molto scivolosa, e l’altro attraversava una cengia molto esposta. Io ho segnalato questa mattina il danno all’amministrazione comunale e ho consigliato la chiusura del sentiero”.

L’intervento di ripristino, di per sé, non sarebbe complesso, ciò nonostante è probabile che il sentiero non riaprirà prima della prossima bella stagione. “Le temperature sono già molto rigide, andare a farlo prima della stagione invernale diventa difficile. Verosimilmente si andrà a intervenire a primavera inoltrata, quando non ci sarà più la neve”.
L’atto dev’essere stato compiuto di recente, ritengono i volontari del Cai. “Si pensa che sia stato fatto in questi ultimi giorni. Si sono accorti dell’assenza la scorsa settimana, verso la fine di ottobre. Avevamo fatto una manutenzione generale a fine settembre ed era tutto a posto, tutto presente. La settimana scorsa non c’era più niente”.

Non solo, ci sarebbero già dei sospetti sul colpevole. “Un’idea di chi possa essere stato l’abbiamo. La comunità è piccola e la zona è poco frequentata, quindi le persone che passano per quei sentieri saltano all’occhio. Il referente locale, così come le persone che si occupano della manutenzione dei sentieri - tutti del luogo - hanno dei sospetti molto fondati; ma purtroppo non ci sono prove”.
Trattasi con molta probabilità, secondo Zannini e i colleghi, di una persona del posto, che ben conosce i sentieri e con una certa esperienza in montagna.
Tale sospetto lascia spazio a riflessioni. “Questo rientra in un tema più generale, che non riguarda solamente quella zona, ma a 360 gradi la frequentazione di molte zone di montagna: da un lato chi si è avvicinato o si sta avvicinando in questi anni alla montagna e che vorrebbe poterla frequentare sempre di più, e che chiede, anche con insistenza, ma a volte con arroganza e maleducazione, più strutture di sicurezza - quindi più cordini, più staffe, migliori segnaletiche, eccetera - e dall’altra parte una popolazione che vuole una montagna più vuota, una montagna meno frequentata, solo per le persone che ci sanno andare. Ad oggi questi due mondi sono incompatibili”.

L’impressione, in fin dei conti, è che si sia trattato del gesto di un locale spazientito che intendeva scoraggiare i turisti della domenica. Il conflitto reale tra questi due prospettive, pur riconoscendolo, non può tuttavia giustificare simili approcci che arrivano a minacciare la salute delle persone. La speranza non può che essere quella di trovare uno spazio di dialogo più costruttivo.













