Legno locale per la ricostruzione post sisma? Il “cantiere più grande d’Europa” come laboratorio di cultura forestale sugli Appennini

Il Commissario alla ricostruzione del cratere sisma 2016-2017 punta sul legno locale, con un’ordinanza e la collaborazione di Masaf, Fonsazione Symbola, FederlegnoArredo e Cluster Nazionale Italia Foresta Legno. Le opportunità e i limiti di una proposta ambiziosa: ne parliamo con Alessandra Stefani, Presidente del Cluster Nazionale Italia Foresta Legno

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Favorire l’utilizzo del legno nel cantiere edile più grande d’Europa: quello del cratere sisma 2016-2017, nell’Appennino centrale”.
È questo l’obiettivo di un’Ordinanza, varata dal Commissario Straordinario alla ricostruzione Guido Castelli e presentata a Roma presso la sede del Masaf (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), che prevede una maggiorazione del 10% sul contributo per la realizzazione di strutture portanti in legno nel caso di demolizione con ricostruzione di edifici gravemente compromessi.
“Questa azione”, si spiega in un comunicato della struttura commissariale, “è volta a valorizzare un materiale sostenibile e antisismico che, in quell’area di ottomila chilometri quadrati, rappresenta la risorsa locale più importante”.
“La rinascita di queste comunità deve partire soprattutto dai valori espressi dal territorio, di cui il bosco rappresenta una caratteristica predominante”, ha spiegato il Commissario Castelli. “Valorizzando al meglio questa preziosa risorsa possiamo favorire la creazione di nuova occupazione, uno sviluppo sostenibile e, al contempo, migliorare il controllo del territorio, rendendolo così meno fragile”.

L’attenzione all’uso del legno non solo come materia prima rinnovabile e idonea nell’edilizia antisismica, ma anche come stimolo all’economia dell’area interessata dal terremoto, è stata sottolineata con queste parole dal Ministro Lollobrigida: “Rilanciare l’area del cratere del centro Italia significa ricreare una condizione economica di vivibilità, invertendo quello che era un flusso, non esclusivamente legato al terremoto, di spopolamento di quelle zone. L’utilizzo della filiera del legno nella ricostruzione è sostenuto dal Ministero e permette di tornare ad avere una corretta gestione del bosco ed evitarne l’abbandono”.
Dello stesso avviso anche Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola, che ha espresso soddisfazione per la scelta del Commissario: “Grazie alla nuova ordinanza, con FederlegnoArredo avvieremo una campagna di sensibilizzazione per l’utilizzo del legno nella ricostruzione post sisma. Avvieranno un nuovo ciclo di incontri nell’area del cratere per presentare le importanti opportunità di questa misura per i cittadini, le pubbliche amministrazioni e le imprese. Oggi il 70% del cratere è coperto da boschi per la maggior parte sottoutilizzati a causa dello spopolamento e dell’abbandono, che vengono così a costituire una minaccia per i territori interessati dalla stessa ricostruzione, esposti più di altri ai sempre più numerosi eventi estremi meteorologici conseguenti alla crisi climatica. La filiera del legno, oltre a rafforzare il tessuto economico locale e nazionale, contribuisce in maniera importante a ridurre le emissioni di CO2”.
All'incontro in cui è stata annunciata questa ambiziosa Ordinanza era presente anche Alessandra Stefani, Presidente del Cluster Nazionale Italia Foresta Legno. Le abbiamo posto alcune domande per approfondire l’argomento, non esente da problematiche e criticità.

Per il "cantiere più grande d'Europa" occorreranno grandi quantitativi di legname idoneo a usi strutturali. Ma i boschi locali sono idonei a questi utilizzi? Se sì, com'è possibile assicurarsi che il prelievo sia sostenibile?
I boschi nelle Regioni del cratere 2016, come la gran parte dei boschi appenninici, da lungo tempo non sono soggetti di una gestione forestale finalizzata, ove possibile e sostenibile, a produzioni legnose per fini strutturali, perché è mancata una politica di filiera. E ancora non vi sono adeguate competenze per certificare gli usi strutturali delle latifoglie, prevalenti nelle compagini locali. Con ogni probabilità, i primi interventi saranno assicurati da legname alloctono, ma certamente l’attenzione sarà rivolta a materiale proveniente da gestione sostenibile, meglio se certificato. C’è sufficiente certezza, e adeguata vigilanza, sulle gestioni forestali ordinarie nei cantieri boschivi appenninici che, salvo pregevoli ma isolate esperienze, non producono all’attualità materiale adeguato ad usi strutturali. Quindi possiamo essere ragionevolmente tranquilli che questo processo non innescherà tagli speculativi generalizzati, e che ci sarà adeguata vigilanza in sede preventiva. Invece, si innescheranno verosimilmente procedimenti virtuosi, dati anche dall’accresciuta consapevolezza che costruire con legno contribuisce maggiormente alla realizzazione di edifici più resistenti al rischio sisma. E che farlo con legno locale, almeno in parte, diminuirà i costi ambientali ed economici in senso stretto.
Il cratere del sisma può trasformarsi in un "laboratorio culturale" sul ritorno all'uso del legno locale in edilizia? Quali iniziative saranno messe in campo su questo tema?
L’ordinanza presentata recentemente dal Commissario Castelli al Masaf, alla presenza del Ministro Lollobrigida, è stata emanata grazie ad un lungo percorso di animazione territoriale, avviato fin dal primissimo periodo post sisma da Symbola e Federlegnoarredo, cui il Cluster si è affiancato dalla sua creazione, nella consapevolezza che la ricostruzione non è e non può essere un percorso esclusivamente urbanistico, ma anche ambientale e sociale. Ripopolare le zone toccate nel profondo dai sismi significa scommettere su una ricucitura di persone e di territorio, fatta di cultura dei luoghi, possibilità di studiare e di lavorare recuperando antichi saperi ma innovati da nuove tecnologie, alleanze e consapevolezze. All’interno di questo complesso progetto, si aprono gli scenari per la sostenibilità che passano anche attraverso una diversa cultura del bosco, dei suoi servizi ecosistemici, delle sue potenzialità, delle filiere che ne possono scaturire. Il percorso formativo, a più livelli, è un tassello fondamentale di questo affresco che si propone di riannodare le coscienze territoriali. La formazione professionale in campo forestale e delle tecnologie del legno è uno dei passaggi fondamentali per accompagnare questo cammino.
Quale sarà il ruolo del Cluster Nazionale in questo progetto ambizioso?
Il Cluster, nella visione della Strategia Forestale Nazionale, ha accompagnato il processo fin dalle sue prime attività, e si candida per renderle concrete facendo dialogare il mondo della ricerca, con le tante sedi universitarie e di ricerca presenti o limitrofe ai territori interessati, con gli Enti locali e il mondo imprenditoriale. Il trasferimento tecnologico è uno dei suoi temi privilegiati, ma anche la capacità di trasferire il sapere condiviso in progetti immediatamente trasferibili. Siamo stati e saremo a disposizione, con la flessibilità che un’associazione come la nostra è in grado di assicurare, al servizio del progetto che potrà valere da esempio per altri territori nazionali.
Fonte immagini: pagina Facebook Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016













