"L'unica cosa che resta sono vecchie recensioni su TripAdvisor: ogni tanto le leggo per non dimenticare ciò che è stato". Ma a nove anni dal terremoto inizia ricostruzione della Casa dell'Ortigiana

"Patrizia, la settimana prossima si monta la casa". Un segno di speranza dall'Appennino centrale colpito dal sisma nel 2016: la nuova struttura in legno verrà collocata la prossima settimana. A dare la notizia Patrizia Vita che, nel 2013, aveva aperto il suo bed&breakfast con orto a Sorbo di Ussita (MC) per sperimentare una forma di accoglienza sostenibile nel Parco nazionale dei Monti Sibillini e in questi anni si è impegnata con le associazione C.A.S.A. e Cammino nelle Terre Mutate

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Erano le 7:40 del 30 ottobre 2016 quando nell'Appennino Centrale, tra Marche e Umbria, si è verificata una scossa di magnitudo 6,5, la più forte scossa di terremoto in Italia dal sisma dell’Irpinia del 1980. Il sisma si è originato a 10 chilometri di profondità, con epicentro tra i paesi di Castelsantangelo sul Nera, Preci, Norcia. Si sono verificati numerosi crolli e gravissimi danni agli edifici pubblici e privati e alle infrastrutture, in particolare nelle provincie di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Quel giorno non c'è stata nessuna vittima, ma decine di migliaia di persone hanno visto la propria vita trasformarsi per sempre, scomparso il paese in cui erano nate o avevano vissuto, puntellate le piazze diventate un'immensa "zona rossa".
Il 30 ottobre 2016 era una domenica mattina. Il giorno dopo i quotidiani titolarono La terra si è aperta (la Repubblica), Crolli, feriti, 40mila sfollati (Corriere della Sera), Il popolo ferito resiste (Avvenire), I centomila sfollati del terremoto (la Stampa), Non c'è santo che tenga (il Manifesto), per il crollo della basilica di San Benedetto, a Norcia (PG) che, proprio oggi, viene restituita ai fedeli.

Anche noi de L'Altramontagna, pur consapevoli della fatica del processo di ricostruzione pubblica e privata in corso ("nei 138 Comuni del cratere ci sono ancora 10mila nuclei familiari, per un totale di poco più di 20mila persone, in attesa di sistemazione definitiva", si legge nella relazione del Commissario pubblicata a maggio 2025), vogliamo ricordare questo ennesimo anniversario con una buona notizia. È quella pubblicata il 28 ottobre 2025 sui sociale network da Patrizia Vita, che a Sorbo di Ussita (MC), nel paese della sua famiglia dov'era tornata da Roma, gestiva il bed&breakfast La Casa dell'Ortigiana. Patrizia è una delle persone che ha scelto di non lasciare l'Appennino, restando a vivere all'ombre del Monte Bove, nel cuore del Parco nazionale dei Monti Sibillini. È stata tra le fondatrici dell'associazione C.A.S.A. (Cosa Accade Se Abitiamo) e oggi è la vice-presidente dell'associazione che gestisce e promuove il Cammino nelle Terre Mutate: "Ieri sono passata da casa, era qualche giorno che non salivo. Le fondamenta stavano andando, le ditte hanno lavorato di buona lena. C'erano tutti i tecnici e i capi cantiere, un bel via vai. Ad un certo punto il responsabile di cantiere di Castellani Case in Legno mi dice: 'Patrizia, la settimana prossima si monta la casa'!".
"La Casa dell'Ortigiana nasce nel 2013 come piccolo esperimento di accoglienza, mentre io avevo impostato il mio ritorno da Roma a Ussita per rallentare i ritmi, lavorando anche sull'autoproduzione, anche creando un orto, ricavato trasformando uno spazio che i miei genitori usavano come spazio di servizio in uno spazio da vivere. All'inizio, affittavo solo una stanza in più che avevo nel mio appartamento, poi ho aggiunto altri spazi. Chi veniva, era interessato alla scelta di vita di chi passa dalla città alla montagna, anche se la montagna e Ussita erano il mio paese di origine. Sono stati - ricorda Patrizia Vita - anni molto belli, anche se a ben vedere solo tre, anni intensi e faticosi, perché ho dovuto imparare tante cose, fare i conti con situazioni e contesti che dovevo imparare di volta in volta, come la cura dell'orto, la fatica, la natura che con una pioggia sballava tutti i programmi. Per me, un allenamento mentale, che mi portava ad essere sempre un po' affaticata. Molto si basava sul riciclo, sul riuso, usavo la tecnica del baratto quando avevo bisogno di fare lavori più pesanti e ospitavo corsi di autoproduzione (saponi, pane, orto). Era un ambiente molto bello: l'unica cosa che resta sono vecchie recensioni di TripAdvisor e ogni tanto le vado a leggere, per non dimenticare ciò che è stato. Le scosse di ottobre hanno fatto crollare la casa, che a febbraio 2018 è stata demolita. Oggi è in corso la ricostruzione in legno, perché desidero una casa calda, autosufficiente e sicura. Dire quello che sarà la Casa dell'Ortigiana però è molto complesso. Nella nuova casa non c'è nulla della vecchia. Anche in virtù delle esperienze che hanno attraversato la mia vita, sento di dover programmare il meno possibile quello che succederà, anche se è certo che la settimana prossima si inizieranno a montare le pareti di questa casa in legno, dentro di me spero e penso di costruire la nuova Casa insieme a coloro che la vivranno, intanto perché è uno spazio che prima di tutto dovrò conoscere io, perché ce l'ho solo sulla carta ma ci devo stare dentro per sentirla. In questo percorso, vorrei che mi accompagnassero i miei amici e coloro che avranno voglia di condividere un nuovo progetto che avrà sicuramente tante differenze rispetto a quello di prima, mantenendo però una base comune e di fondo, un concetto di sostenibilità, di vita in Natura e di amore per la montagna".













