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Attualità | 30 agosto 2025 | 08:20

"Mayday, stiamo annegando. Serve un salvagente". Oltre un milione di euro per le malghe pubbliche in Veneto: riusciranno a soddisfare i fabbisogni delle 500 strutture?

Le malghe sono indubbiamente un simbolo importante per la realtà montana veneta: luoghi di produzione casearia, ma anche presìdi di cultura, paesaggio e comunità. Oggi la loro sopravvivenza è messa a dura prova da costi di manutenzione sempre più elevati, che ricadono sulle spalle dei piccoli Comuni proprietari. Con l’approvazione di un nuovo bando regionale, il Veneto punta a sostenere l’implementazione tecnologica, sanitaria e strutturale delle malghe, ma gli amministratori locali avvertono: serve un intervento sistematico se si vuole davvero tutelare questo patrimonio identitario delle montagne

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La Regione Veneto ha di recente approvato lo stanziamento di un bando da oltre un milione di euro dedicato al sostegno economico delle malghe pubbliche impegnate nella produzione lattiero-casearia, ed eventualmente alla vendita e somministrazione diretta di questi prodotti.

 

A commentare il provvedimento è intervenuto il consigliere comunale Nicola Rossi, di Viva Asiago, tramite un post sulle sue pagine social. Secondo il consigliere, il bando mostra finalmente un interessamento della Regione verso queste realtà che mancava da anni, tuttavia la cifra sembra insufficiente e il suo valore rischia di rimanere meramente simbolico.

 

“Mayday, mayday! Stiamo annegando! C’è bisogno di un salvagente, e spero vivamente che tutti i comuni facciano domanda per questo finanziamento, affinché la Regione comprenda le lacune accumulate in questi anni e che la montagna ha bisogno di risposte concrete, non di illusioni”.

 

L’obiettivo dell’intervento sarebbe quello di valorizzare il patrimonio culturale che queste strutture rappresentano per la Regione, nonché di garantire loro un sistema produttivo all’avanguardia dal punto di vista igienico-sanitario, dell’efficientamento idrico ed energetico e dell’adeguamento degli spazi.

 

Secondo il testo del bando, le malghe costituiscono infatti “un elemento caratteristico dell’attività agricola tradizionale e identitario del paesaggio montano regionale, svolgendo un’importante funzione ambientale, socio-economica nonché di erogazione di servizi ecosistemici; producono alimenti di qualità a filiera cortissima, generano lavoro e turismo, e contribuiscono a mantenere vivo il tessuto sociale delle montagne”.

 

Nonostante le buone intenzioni, però, i fondi non basterebbero per soddisfare il fabbisogno delle oltre 500 malghe pubbliche presenti nel territorio Veneto. Almeno non secondo il consigliere comunale di Asiago, Nicola Rossi. “Probabilmente, tra tutte, otterranno il finanziamento meno di dieci malghe, alle quali verrà dedicato il massimo dell’importo previsto per la singola attività, ovvero 200mila euro”.

 

“Il mio grido d'allarme - dichiara Rossi - riguarda il Comune di Asiago, che, come tutti i comuni dell’Altopiano, fa fatica a stare a passo con i lavori di manutenzione delle malghe. C'è bisogno di un sostegno serio da parte della Regione e da parte dello Stato. Anche perché è evidente che l'agricoltura che si fa adesso non è più come l'agricoltura che si faceva 15 anni fa. Cambiano le normative, cambiano le esigenze, cambiano le visioni e tutti questi interventi pesano sulla schiena del Comune”.

 

In Altopiano, le malghe sono fortemente riconosciute come una parte integrante del tessuto economico e culturale, e pertanto sono state negli anni oggetto di finanziamenti da parte del Comune. “Nel 2024-2025 abbiamo investito più di 500mila euro sulle malghe, facendo due progetti di ristrutturazione praticamente completa, uno è malga Porta Manazzo, dove i lavori sono già stati conclusi, e l’altra è malga Galmararetta, dove termineranno a breve”.

 

Nonostante quest’attenzione però, gli sforzi del singolo Comune non bastano. “Le singole attività pagano al Comune un affitto per la malga, essendo essa proprietà pubblica. Si consideri che il Comune prende, all’incirca, 80mila euro l’anno dagli affitti delle malghe. Ecco, per un progetto completo di una singola malga abbiamo speso 250mila euro. È evidente che c’è bisogno di uno sforzo su più larga scala”.

 

Questa situazione pesa contemporaneamente sulle istituzioni locali e sui singoli malghesi, che già si trovano impegnati in un’attività tanto importante quanto complessa: “I malghesi stanno sostenendo già delle sfide importanti, dai lupi ai problemi legati all’innovazione tecnologica. Stiamo analizzando attentamente queste sfide, e intendiamo impegnarci perché si ottenga una comprensione condivisa e una visione chiara. L’obiettivo primario è uno: tutelare la nostra terra”.

 

“La montagna e le malghe hanno le loro proprie esigenze, hanno bisogno di uno sguardo dedicato. Ce n’è davvero bisogno, e non solo in Altopiano: in altre realtà montane alcune malghe sono state del tutto abbandonate. È un problema urgente che riguarda la montagna nel suo insieme”.

 

L’appello del Consigliere invita all’adesione coesa al bando, nella speranza che le istituzioni comprendano l’urgenza di un impegno sistematico in proposito. E conclude: “Le malghe sono un patrimonio preziosissimo che va tutelato. Qui abbiamo l’alpeggio più grande d’Europa: se perdiamo questo, la parte alta dell’Altopiano è condannata all’abbandono”.

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