Non è un paese per ''merenderos'', in Val dei Mòcheni poco smartphone e tante gambe eppure siamo in Trentino ma qui il turismo è un'altra cosa

Anno Domini 2025, l’Italia si rende conto che il turismo montano di massa è un problema. A Palù del Fersina si è scelta un’altra via e le concessioni all’overtourism sono poche, se non nulle. Le tradizioni sono preziose, così come le origini dei Mòcheni, minoranza linguistica che ha pochi eguali in Europa

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da un lato l’overtourism, dall’altro la ricerca di sviluppo sostenibile. Su un versante il turismo di massa immortalato sui social, sull’altro la preservazione delle proprie radici. Arriva anche a Palù del Fersina, centro nevralgico della Val dei Mòcheni, il grido d'allarme su come vivere la montagna ai tempi dei social media e degli influencer. E una delle soluzioni è che si può ripartire da una luganiga. Due giorni fa si è aperta la Kirchta va Palai en Bersntol, la sagra organizzata dalla pro loco che, dopo un’anno di assenza, è tornata ad animare la valle del Fersina. Un’area forse meno conosciuta rispetto alle vicine, in linea d’aria, Fiemme, Fassa e Gardena, ma che ogni anno richiama migliaia di appassionati di montagna per la bellezza delle cime che circondano il Lago di Erdemolo. Uno dei pochi che ancora non è stato preso d’assalto dalle masse cittadine (e non) armate di schermi da 6 pollici attraverso cui guardare il mondo senza viverlo. In un mondo che corre attraverso i reels di Instagram e TikTok, la rivincita delle sagre fisiche - meglio dove non c’è segnale telefonico - può essere l’inizio di un nuovo modo per concepire il presente, e il futuro.
Non è nuovo il concetto di turismo di massa. E potrebbe ingolosire molti amministratori locali. Più visualizzazioni, più introiti, ma anche meno libertà, più inquinamento, più “finte atmosfere” che risultano deleterie e poco di lungo periodo. Tralasciando le facili ironie sui “merenderos”, è indubbio il monito del Soccorso Alpino che si eleva ogni anno, in modo sempre più significativo. In soli due mesi gli interventi per imperizia sono aumentati a dismisura solo in Trentino. Il concetto che la “montagna è per tutti” non è solo falso, ma anche pericoloso. Da oltre un decennio, da quando prima i gruppi Facebook e poi gli influencer, si parla di come conciliare il sostentamento economico e il sovraffollamento delle cosiddette “terre alte”. E stupisce lo stupore di fronte al Seceda preso di mira dal turismo mordi-e-fuggi. Stupisce ancora di più la reazione della politica, che prima flirta attivamente con il turismo da cartolina e poi fa retromarcia non appena c’è il sentore che il consenso elettorale sta vedendo meno. Non stupisce affatto, di contro, la violenza verbale che si legge sui social. E non è solo questione di anonimato, perché sempre più la dopamina prodotta è più forte dell’eventualità di una querela.
Anno Domini 2025, l’Italia si rende conto che il turismo montano di massa è un problema. Bene, bravi, bis. Ma prima di spendersi in altre parole che dureranno lo stesso tempo di una liason estiva, conviene fermarsi un attimo e ragionare su quali sono gli esempi virtuosi. A Palù del Fersina si è scelta un’altra via e le concessioni all’overtourism sono poche, se non nulle. Le tradizioni sono preziose, così come le origini dei Mòcheni, minoranza linguistica che ha pochi eguali in Europa. Con una lungimirante opera di posizionamento strategico - in inglese si direbbe “branding” - la Val dei Mòcheni ha saputo creare un’offerta non solo originale rispetto alla concorrenza, ma anche capace di attrarre un tipo di turismo più riflessivo, meno social, più intimo, più local. Non è un caso che la presenza in valle di turisti tedeschi, olandesi, belgi e svizzeri sia in una curva crescente da anni. Poco smartphone, tante gambe, molta passione.
A questo aspetto - tutt’altro che secondario - c’è stata una differenziazione dell’offerta ben precisa. Per gli appassionati di montagna il Rifugio Sette Selle - raggiungibile solo a piedi - è un caposaldo da decenni, sia d’estate sia d’inverno. Per chi invece preferisce la cucina tipica, le opzioni - ancora una volta - sono locali. Dai Burbiz Kropfen (ravioloni ripieni di formaggi, erbe e verdure) dell’Hotel Rosa Alpina citati anche da Pasta Grannies alla treccia mòchena passando per le birre artigianali di Palai Beer, nuova entrata dell’estate 2025. Per gli amanti della storia ci sono il museo di cultura mòchena, la segheria veneziana e Graub va Hardimbl, la storica miniera della Valle del Fersina. Che da quest’anno intraprende una nuova strada con l’inaugurazione della statua del minatore realizzata da Paolo Vivian, residente a Battisti a Palù. Un altro modo per confermare i legami col territorio senza una effimera snaturalizzazione tanto per darla in pasta ai social.
Ed è qui che ritorna il concetto di sostenibilità. Che può passare a un evento così desueto da risultare contemporaneo, come nel caso di Palù del Fersina. La sagra estiva. E, si badi bene, lo stesso concetto si può riportare a Fierozzo, dove per i giorni prossimi a San Lorenzo è previsto l’altro grande momento conviviale della Val dei Mòcheni. Così come in altre valli, nessuna esclusa. Il profumo di carne alla brace, misto alla frizzantezza dell’aria montana, riporta indietro nel tempo. Lontano dai social e dai caroselli di Instagram, più vicino a quello che l’essere sostenibili vuol dire in origine. Ovvero portare avanti uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza mettere in discussione la possibilità di quelle future di realizzare i propri.













