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Attualità | 21 luglio 2025 | 13:18

"Non si può parlare di 'montagna assassina': in quella tragedia fu il territorio a essere aggredito per interessi economici". Il premio alla fondazione Stava per la memoria di un disastro 'umano, troppo umano'

"Era il 19 luglio 1985 quando il crollo della diga di decantazione della miniera di Prestavel travolse la valle, causando 268 vittime e una ferita indelebile nella memoria collettiva". La Sat si inserisce nella commemorazione per il quarantesimo anniversario dal disastro, sottoscrivendo le ragioni che ad inizio anno avevano l’avevano spinta a concedere il proprio premio alla Fondazione Stava 1985, nata nel 2002 per promuovere la memoria attiva e la prevenzione

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A 40 anni dalla tragedia di Stava, si è tenuta la cerimonia di commemorazione con la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Era il 19 luglio 1985 quando il crollo della diga di decantazione della miniera di Prestavel travolse la valle, causando 268 vittime e una ferita indelebile nella memoria collettiva”.

 

Così si apre il comunicato stampa della Sat, uscito in occasione nel quarantesimo anniversario del disastro che si è consumato in Val di Stava il 19 luglio 1985. Della cerimonia avevamo parlato il giorno stesso tra le pagine de Il Dolomiti, in questo articolo.

 

Lo scorso maggio, la Sat aveva scelto di premiare con il proprio riconoscimento annuale per la categoria sociale proprio la fondazione nata in memoria dell’evento. “All’inizio di quest’anno la Sat ha conferito il proprio premio alla Fondazione Stava 1985, riconoscendone il costante impegno nel tenere viva la memoria di quel disastro e nel diffondere la cultura della prevenzione”.

 

Il giorno della premiazione, erano state espresse le motivazioni della Giuria che aveva dichiarato la Fondazione meritevole del riconoscimento: “il grande, costante, approfondito impegno che la Fondazione Stava profonde per coltivare la memoria della grande tragedia, per trasmettere il significato di limite nello sfruttamento delle risorse e gli effetti del superamento dello stesso, la costruzione di reti per aumentare e diffondere la conoscenza, il continuo lavoro di educazione e di formazione”.

 

La Fondazione Stava 1985 è stata costituita il 20 luglio 2002 per fare in modo che il 19 luglio 1985 in Val di Stava 268 innocenti non siano morti invano. Soci Fondatori sono l'Associazione 19 luglio Val di Stava, il comune di Tesero, il comune di Cavalese, il comune di Longarone, la Magnifica Comunità di Fiemme. I progetti e le attività della Fondazione, legati a quella che intende porsi come una “memoria attiva” dei fatti di allora, promuovono informazione e propongono momenti formativi nei quali, approfondendo genesi, cause e responsabilità del disastro, affrontano le tematiche di gestione del territorio e della responsabilità individuale e d'impresa.

 

A questo proposito, il giorno dell’anniversario si era espresso anche il Presidente della Fondazione, Graziano Lucchi, che ricordava come la costituzione della fondazione sia stato "un momento di vero riscatto civile ", un’occasione per "far capire che quella di Stava non è stata una fatalità, per contrastare la rimozione", e un'iniziativa per "gridare la necessità di rapporti nuovi fra gli uomini, per far in modo che non si ripetano i comportamenti che hanno generato e causato la catastrofe".

 

Il professor Carlo Sini, così commentava la prefazione di Nietzsche ad Umano, troppo umano: “La vita è volontà di potenza, è affermazione della propria prospettiva contro le altre prospettive, nel che c’è sempre un che di ingiusto, di stupido anche, che non comprende i valori dell’altro, e quindi di impoverimento a patto della propria potenza. Però questa è la vita, al di là del bene e del male, al di là delle misure umane: umano troppo umano”.

 

Le parole con cui Sini ha scelto di commentare Nietzsche lasciano risuonare una eco nella valle segnata dalla perdita di tante vite umane, nel nome di interessi economici troppo ciechi per considerare prospettive ad esse trasversali.

Queste misure umane sono soltanto predicazioni di morte, espressioni di una categoria sociale che non ha più il coraggio di assumersi la responsabilità della propria prospettiva. Ogni morale, religione, ogni metafisica è soltanto una prospettiva, dietro la quale sta soltanto l’utile, l’interesse di quella forma di vita; e quando se ne vergogna significa che non ha nemmeno il coraggio di sé stessa”.

 

Per il Presidente della Sat Cristian Ferrari: “Ricordare Stava significa ribadire che non si può parlare di ‘montagna assassina’: in quella tragedia fu la montagna a essere aggredita per interessi economici. Sostenere il lavoro della Fondazione e di chi a Tesero opera per la memoria, significa anche agire perché tragedie simili non si ripetano e perché il sacrificio delle vittime non venga dimenticato”.

 

 

Foto in apertura dal sito della Fondazione Stava 1985

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