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Attualità | 28 luglio 2025 | 19:00

Se la montagna assomiglia sempre più al mare: tra gonfiabili per bambini, Jovanotti, urla e videochiamate nemmeno il cartello ''attenti all'orso'' ti può salvare

Il racconto (vero) di un giorno di ordinaria follia in montagna (non importa dove, il discorso vale per un luogo come per un altro) tra biker vestiti da Batman che sfrecciano per i sentieri, ciclisti con bici elettrica che salgono senza pedalare, proposte di acquisto e affitto di ogni cosa, code, urla e stress. Si è in montagna ma la montagna non interessa più, è uno sfondo, un paesaggio, tutt'al più un luogo che può trasmettere un po' di adrenalina. E lupi e orsi che c'azzeccano più in questo grande lunapark? 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Un tranquillo weekend... di paura. E pensare che eri andato in montagna per cercare un po' di pace, di ricaricarti, di far respirare ai bambini aria pulita e profumo di boschi. E invece è finita che sei risalito in macchina con la sensazione di esserti appena allontanato dal mare, da una di quelle riviere invivibili dove risuona a tutto volume Jovanotti, i gonfiabili sono più frequentati del mare e sulla sabbia sfilano offerte di ogni tipo da ''cocco bello'' a ''massaggi piedi'' dagli aquiloni alla gita in motonave. In montagna non è più tanto diverso, ormai.

 

Arrivi, cerchi di parcheggiare nell'unico posto ancora libero tra un van e un suv e già sai che i tuoi primi 10 euro se ne andranno così. Punti a quel percorso per bambini che viaggia in quota che si raggiunge con la cabinovia (oggi il tempo non è un granché quindi speri non ci sia troppa gente) e così ti metti in coda per prendere i biglietti. Insieme a te famiglie che hanno noleggiato dei fantomatici passeggini da trekking (perché gli annunci minacciosi li consigliano e vuoi non dotartene?), uomini di circa 50 anni attrezzati modello imitatore (scarso) di Batman con para ginocchia, para spalle, para gomiti, six pack in kevlar, casco con proteggi mascella, tutto rigorosamente nero (sono i biker), che in mezzo ai bambini e ai genitori usano parole da duri, tipo bestemmie e considerazioni sul fatto che loro meriterebbero la priorità per salire in quota.

 

Dopo una buona mezzora di fila prendi gli impianti e sei trattato in maniera molto gentile da addetti sorridenti ma forse sorridono perché loro sanno già dove stai andando a infilarti. Una volta in quota tutto è strutturato per farti spendere. Se hai un bambino con te, poi, sei praticamente costretto. Distributori di palline, proposte culinarie, dolci, dolcetti, dolciumi, parchi giochi con attrazioni ad acqua, dei gonfiabili maledetti e Jovanotti che riecheggia nei megafoni. Per ognuna di queste cose fai la fila. Tenti la fuga, ti butti tra gli alberi, provi a scappare nella foresta. Ci sono dei cartelli che ti dicono ''attento all'orso'', un chiaro segnale che la natura si trova da quella parte. C'è la libertà prendendo quella stradina, troverai boschi e il silenzio. Anzi spetterà a te parlare ad alta voce per tenere lontane le fiere selvagge (lo spieghi anche ai tuoi figli che ti chiedono del cartello). E invece no.

 

Devi fare attenzione ai Batman che hanno scelto di divertirsi con le discese in mountain bike che ti sfrecciano alle spalle (tue e dei tuoi bambini) da una parte e dall'altra ai ciclisti (anche qui siamo tendenzialmente sulla cinquantina di età ma c'è una componente femminile più diffusa rispetto ai loro colleghi che vanno solo in discesa a cento all'ora) che risalgono la stradina con le bici elettriche. Quasi non pedalano, ma salgono che è una meraviglia su quel sentiero che non necessita assolutamente di un passeggino da trekking, tanto è liscio e largo, ma tant'è. Con te altre decine di famiglie che si muovono in ogni direzione. Mamme e papà che videochiamano a casa, che mostrano la foresta e le montagne 'selvagge', altri che chiedono ai bambini di salutare i nonni e di dire loro quanto è bella la natura, altri ancora che scattano foto a tutto spiano e seguono i bambini passo passo modello 'servizio fotografico' matrimonio.

 

L'importante è gridare e mantenere il contatto con quella 'realtà di ogni giorno' che non ci abbandona più nemmeno per 2 ore di passeggiata nel bosco. Portiamo tutto con noi compresi i problemi e gli amici e i familiari che sono rimasti a casa in città. E così quel sentiero si affolla di persone, mezzi, suoni, problemi. Il pranzo è quello che si immagina: prezzi altissimi, piatti standard (polenta, formaggio fuso, lucanica, strudel, gelato ai lamponi) gentilezza relativa ma comprensibile visto il delirio di clienti che c'è e il fatto che tra mille paganti uno in più o uno in meno non fa troppa differenza. Inutile soffermarsi. Più curiosa l'offerta all'esterno: si paga per incontrare dei coniglietti, si paga per entrare in un pollaio, si paga per accarezzare degli asinelli. ''Cocco bello, cocco fresco''. Ci sono i gonfiabili (anche qui), c'è Jovanotti che canta e anche i manifesti che ti invitano a prendere l'elicottero per vedere le Dolomiti dall'alto (che sembra un po' quella motonave che ti porta al largo a vedere i delfini e ti mostra la riviera da un altro punto di vista).

 

Torni verso la macchina, sfinito, ma non per la camminata (era pur sempre un sentiero a misura di bambino) ma per il bombardamento di urla, suoni, proposte di 'spesa' (e tentativi di resistere) che ti sono piovute addosso. Mentre ti riavvicini al parcheggio quello che era un paesino di montagna che conoscevi benissimo e amavi ti sembra diventato un luogo alieno, altro. Tutto è in vendita. Manifesti promuovono la gita in parapendio, la gita in deltaplano, c'è chi noleggia le mountain bike, chi i passeggini, chi addirittura gli onewheel. Hai speso, tranquillamente, con famiglia al seguito, 150 euro per una mezza giornata di stress e tensione.

 

Risali in macchina, allacci le cinture ai bambini, ripensi a quel cartello ''attenti agli orsi'' che un po' ti aveva fatto preoccupare, ma anche sperare di trovarti davvero in montagna. E rifletti sul fatto che 'sti poveri grandi carnivori alla fine non c'azzeccano davvero nulla con 'questa' montagna. Sono l'ultimo residuo di una natura incontrollabile in un contesto totalmente riminizzato. La montagna non interessa più a nessuno. È uno sfondo. Un paesaggio. Un'occasione per vestirsi in maniera diversa e comprare le bacchettine da trekking. Interessa, invece, 'fare cose' in montagna, tendenzialmente le stesse che si fanno, appunto, al mare, o in città o al lago, praticamente sempre. Oppure quelle capaci di trasmettere quel tanto di adrenalina che permette di dire 'oggi sono uscito dall'ordinario'.

 

Lupi e orsi sono animali giurassici se inseriti in un contesto da parco giochi come questo. Sono l'ultima cosa vera rimasta in un contesto del genere. Fuori posto. Mentre filosofeggi ti siedi sul sedile da guidatore, infili le chiavi, si accende la macchina e quindi l'autoradio. Parte Jovanotti. Ma a quel punto sei contento perché stai tornando a casa. 

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