Un tratto balneabile del fiume Nera al centro della contesa tra il comune e una famiglia del posto. Le Mole di Narni: dall'assalto dell’overtourism a vittima della speculazione economica

Una piccola ansa immersa nelle gole calcaree del Nera, un solarium di legno e l’acqua gelida e cristallina: il luogo perfetto per fuggire alla calura estiva della Capitale. Così almeno dalla pandemia in avanti, quando il turismo ha scoperto questo luogo suggestivo, al confine tra Lazio ed Umbria. Per arginare il sovraffollamento, il Comune di Narni aveva introdotto la prenotazione a pagamento per l'accesso all’area. Oggi, una famiglia locale ha scoperto che una zona rientra nella loro proprietà e ne rivendica i diritti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sfogliando un vecchio atlante, si dice, l’occhio di C. S. Lewis, autore del famosissimo ciclo de Le Cronache di Narnia, cadde in un piccolo paese umbro, vicino al confine con il Lazio: Narnia, nome latino dell’odierna Narni.
Oggi, per arrivarci, non occorre alcun armadio d’epoca. Basta uscire di poco dall’autostrada per arrivare al paese che conserva ancora il suo fascino antico e si erge su un’ansa del fiume Nera. Nel suo corso millenario, il fiume ha dato forma a delle profonde gole calcaree, che, tutt’oggi, coperte dai boschi che si riflettono nelle sue acque turchesi, non smettono di affascinare e trasportare in mondi fantastici.
Proprio le sue acque e un paio di luoghi lungo le sue rive negli ultimi anni sono diventate oggetto di interessi economici, che sono di recente sfociati in contesa: lo scontro è tra il Comune di Narni, che gestisce da una decina di anni l’area delle “Mole di Narni”, e una famiglia del posto, che ne ha rivendicato la proprietà, per poi installare reti e transenne che bloccassero l’accesso ai visitatori.
Le Mole sono un particolare tratto del fiume Nera dove si crea una sorta di piscina naturale, l’acqua è bassa e le acque cristalline lasciano intravedere il fondo roccioso. Il sito si trova vicino all’altrettanto apprezzata cascata delle Marmore, famosa per essere una delle più alte d’Europa. Insieme a Cala del Mulino e alla Sorgente della Morica - altre piscine di origine in parte antropica, che si trovano più a monte, all’altezza della borgata di Stifone - le Mole si sono negli ultimi anni distinte per attrattività come meta di gite fuori porta.

Queste aree sono gestite dal comune dal 2013, quando sono stati fatti diversi investimenti per riqualificarle e renderle più accessibili. I miglioramenti più importanti erano stati fatti a seguito di un progetto finanziato dall’Unione Europea, finalizzato alla creazione di un percorso ciclopedonale lungo il fiume Nera. Il comune ha poi finanziato una serie di servizi: un parcheggio, un punto informazioni e un’attività di noleggio di lettini vicino alle rive del fiume. Alle Mole, in particolare, è stato anche installato un solarium di legno costruito sulla sponda artificiale di cemento.
Scoperti dal grande pubblico attraverso i social durante il Covid, gli spot d’interesse hanno raggiunto numeri troppo grandi sia per gli spazi, relativamente ristretti, che per la gestione. Negli ultimi anni si erano infatti manifestati disagi tra i residenti della zona, soprattutto legati ai rifiuti abbandonati e alle auto parcheggiate selvaggiamente. Per far fronte a questa situazione, il comune aveva introdotto l’accesso contingentato tramite un biglietto a pagamento. Oggi, si può prenotare il proprio posto sul sito del Parco Gole del Nera: una cooperativa di residenti di Stifone cui è stata affidata la gestione delle piscine e della pista ciclabile in via sperimentale dallo scorso giugno.
“Il biglietto d’accesso alle aree attrezzate ha un costo di 8 euro. L’Area delle Mole dispone invece di un Solarium. Il Biglietto di accesso al Parcheggio delle Gole ha un costo di 5 euro e prevede la possibilità di posteggiare presso l’unico parcheggio regolamentato e sorvegliato della zona, situato nei pressi delle Mole di Narni. C’è la possibilità di affittare delle sdraio al costo di 2 euro”.
Il Post, in un articolo di martedì 11 novembre, segnalava che - riaperte le Mole dopo un periodo di chiusura dovuto ai pericoli del sistema di scarico della centrale Enel adiacente, poi modificato - è insorto un nuovo ostacolo all’attività del Parco. I Caponi, famiglia di Narni proprietaria di un parco archeologico e naturalistico vicino alle Mole, hanno rivendicato la proprietà anche dell’area gestita dal comune, dove c’è il solarium. Sostanzialmente, sembra che le rive delle Mole appartengano effettivamente alla famiglia, mentre l’alveo del fiume è di pertinenza del demanio.

A fine ottobre scorso, la società Le Mole Srl, di proprietà dei Caponi, annunciava “l’apertura delle selezioni per 20 nuove posizioni lavorative nell’ambito dello sviluppo del parco archeologico naturalistico ‘Le Mole Domus Octavia’, iniziativa che punta a coniugare tutela ambientale, recupero culturale e promozione turistica lungo il corso del fiume Nera”. La famiglia, stando a quanto riportava il Corriere dell’Umbria, si sarebbe accorta di essere in possesso dell’area per caso, controllando le piantine catastali per il nuovo progetto.
L’azienda dei Caponi si dichiarava intenzionata a “regolamentare l’accesso al pubblico al bacino e all’area del solarium in legno” - quella che dal 2013 è gestita dal comune - garantendo l’accesso gratuito ai residenti del comune e dotando l’area della presenza di bagnini qualificati e servizi adeguati alla balneazione. Nel frattempo la famiglia ha depositato il marchio “Le Mole Domus Octavia Narni”, per tutelare la denominazione storica dell’area. “Abbiamo diffidato chiunque dall’utilizzare tale denominazione senza la nostra preventiva autorizzazione”.
A seguito del comunicato, la famiglia ha bloccato la via d’accesso all’area delle Mole con una rete. “Abbiamo intimato di rimuoverla - afferma il sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli - e ora ci siamo risposti con gli avvocati e stiamo facendo verifiche per capire come muoverci, anche rispetto ai danni d’immagine. È stato un atto dimostrativo e prepotente da parte loro”.
Tramite un post Facebook del 4 novembre, allora, il sindaco aveva espresso la propria posizione, dichiarando che l’amministrazione sarebbe in possesso di un’autorizzazione formale firmata dal professor Alvaro Caponi - nonno dell’attuale amministratore - nel 2013, che dà il via alla gestione pubblica dell’area, valida per 20 anni, e seguita poi da una concessione demaniale del 2016. Nel documento - stando al primo cittadino - sarebbe chiaramente specificato che “nulla potrà eccepire e nulla avrà a pretendere la proprietà per le opere che saranno realizzate dal Comune di Narni”.

Da noi interpellato, il sindaco sostiene che, sebbene “la riva è particella dei Caponi, ma, essendo un'area demaniale, c'è comunque un perimetro di rispetto che la rende vincolata. A prescindere che cada o meno nella loro particella devono comunque fare i conti con la Regione; la quale, conoscendo la situazione, mi aveva rilasciato la concessione nel 2016”.
La famiglia Caponi ha affermato di aver richiesto accesso agli atti per vedere questi documenti, ma di non aver ancora ricevuto risposte dal comune.
Rispetto a questa esigenza, il sindaco invita alla pazienza. “C’è stata una richiesta di accesso agli atti che comporta delle tempistiche: o si richiede l’urgenza pagando 300 euro e si ha la risposta entro 8 giorni, o si pazienta per il tempo previsto di 60 giorni, come tutti. Parliamo comunque di documenti di 15-20 anni fa, devono essere recuperati in archivio. Ad ogni modo risponderemo, perché non abbiamo nulla da nascondere”.
L’Altramontagna ha provato a mettersi in contatto con la famiglia, al momento senza riscontro. Ad ogni modo, la situazione sembra ancora in fase di stallo. Il sindaco Lucarelli, riconoscendo l’importanza della famiglia, con Domus Octavia, come soggetto economico del territorio, si dichiara aperto al dialogo. Ma per ora i conflitti non sembrano appianati, anzi.













