Contenuto sponsorizzato
Attualità | 02 settembre 2025 | 18:02

Una via alpinistica dedicata ''a tutti i palestinesi che lottano contro i sionisti'', il Caai frena e subito parte l'accusa di censura che arriva anche dallo stesso Cai con Montani

"Resto allibito dall’incomprensibile presa di posizione del Club Alpino Accademico Italiano, poiché ritengo che sia libertà degli apritori delle vie attribuire i nomi che ritengono opportuni, senza alcun tipo di censura", così il Presidente del Club Alpino Italiano commenta la decisione del Caai di domandare il cambio di nome della via aperta sul Corno Grande del Gran Sasso. La risposta di Mauro Penasa (Presidente Caai): "Condannare una nostra eventuale censura sulla base di quanto letto sui post Instagram senza contattare gli interessati mi sembra poco corretto"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

«"Resto allibito dall’incomprensibile presa di posizione del Club Alpino Accademico Italiano, poiché ritengo che sia libertà degli apritori delle vie attribuire i nomi che ritengono opportuni, senza alcun tipo di censura". Con queste parole il presidente generale del CAI Antonio Montani commenta la decisione assunta dal Club Alpino Accademico Italiano di richiedere il cambio di nome della via aperta sul Paretone del Corno Grande (Gran Sasso) da Simone Calabrese, Lorenzo Trento e Eloisa Izzo, intitolata Dal fiume al mare: dedicata a tutti i palestinesi che lottano contro i sionisti».

 

Così inizia la comunicazione pubblicata dal portale online del CAI Lo Scarpone per sottolineare «come la montagna, al pari di ogni ambito della vita sociale, non sia estranea alle tensioni e alle sofferenze del nostro tempo».

 

«Proprio per questo», continua il comunicato, «il CAI ribadisce con forza che la libertà di attribuire un nome a una via rappresenta una componente essenziale della cultura e della tradizione alpinistica. Viene considerata inaccettabile ogni forma di censura sulle scelte degli apritori delle vie, prendendo quindi le distanze dalla decisione del Club Alpino Accademico Italiano. La libertà di attribuire un nome», rimarca il CAI, «non è soltanto una consuetudine ma un atto simbolico che riflette sensibilità, valori ed esperienza di chi quella via l’ha tracciata».

 

La risposta del CAAI

 

Non si è fatta attendere la risposta del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI), a firma del Presidente Generale CAAI Mauro Penasa, pubblicata sui social e sviluppata in cinque punti:

 

 

1-Il CAAI non ha una posizione ufficiale in merito alle faccende politiche nel mondo, né è necessario ed opportuno che ce l'abbia, tanto più sulla questione Palestinese, veramente complessa nella sua globalità.

Facciamo quindi notare come LA DEDICA della salita "Dal Fiume al Mare" richiami la lotta politica (“dedicata a tutti i Palestinesi che lottano contro i Sionisti”) e non il genocidio di una comunità, sulla cui condanna si ritiene che non possano esserci dubbi.

2-Il CAAI, nella persona che si occupa attivamente della raccolta di materiale per la redazione dell'annuario, ha SUGGERITO un cambio di dedica da una contrapposizione politica ad una più generale richiamante la situazione umanitaria ed il diritto alla libertà, senza definire necessario l'accoglimento del suggerimento. La reazione immediata è stata spropositata e non ha concesso alcuna possibilità di dialogo. Per poi sottolineare con forza l'esercizio di una chiara forma di CENSURA da parte del CAAI.

3-Nel post (nelle ultime ore sono circolate su Instagram delle storie n.d.r.) si legge "Pertanto il CAAI non metterà la relazione sull'annuario: è troppo faziosa". Questa affermazione è del tutto falsa. Il CAAI è disponibile a pubblicare tutto quanto sia inerente la montagna, indipendentemente dal nome di una via e dalla sua dedica (sempre che ciò resti nei limiti della decenza), e questo vale anche per la via sul Gran Sasso, anche se il nostro suggerimento non è stato accolto, senza l'esercizio di alcuna forma di CENSURA. Se poi l'autore si dimostra privo di controllo e di una minima capacità di interazione e discussione, questo è un problema che il CAAI ha evidentemente sottostimato.


4-Tutti i successivi commenti su CAI e ventennio sono assolutamente gratuiti e ridicoli, e non vale neppure la pena di commentarli.

5-La presidenza CAI condanna decisamente la nostra (pretesa) presa di posizione e nel titolo pubblicato fa esplicito riferimento a Gaza, che richiama l'aspetto umanitario del problema. Ma quando parliamo di Palestinesi che lottano contro i Sionisti, non è ovvio includere anche i terroristi di Hamas? Chissà cosa ne pensa qualunque persona equilibrata: non è che il nostro suggerimento si riferisse a questo? Infine condannare una nostra eventuale censura sulla base di quanto letto sui post Instagram senza contattare gli interessati mi sembra poco corretto, e figlio di un mondo immerso in una comunicazione sempre più frenetica e schizoide.

 

 

 

 

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un post condiviso da club alpino accademico italiano (@caai_clubalpinoaccademico)

 

Cos’è il CAAI

 

Il Club Alpino Accademico Italiano è nato con l’obiettivo di sviluppare l’alpinismo senza guide, mestiere che nell’Ottocento era praticato quasi esclusivamente da valligiani. Tuttavia, come si può leggere nel sito del CAAI, «non fu una ribellione dell’alpinista cittadino al montanaro, ma il lento avvio di una nuova fase nella storia dell’alpinismo».

Nei primi anni del Novecento alcuni alpinisti che frequentavano la Sezione del CAI di Torino maturarono la convinzione che per poter affrontare in autonomia e sicurezza le salite senza ricorrere alle guide sarebbe stato opportuno creare delle occasioni di formazione tecnica e di incontro. Si legge ancora nel sito che fu in particolare Adolfo Kind ad adoperarsi «per la creazione di una scuola di alpinismo, non solo come centro di preparazione tecnica ma anche come momento di incontro, di formazione delle cordate e di elaborazione di programmi di salite. Con questi intendimenti, il 5 aprile 1904 venne fondato il Club Alpino Accademico nell’ambito del CAI Torino».

 

Il CAAI ha come missione quella di promuovere un alpinismo di alto livello tecnico e di favorirne l’evoluzione, mantenendo però un forte legame con la storia e con le comunità locali e prestando grande attenzione alla tutela dell’ambiente. Un altro elemento centrale della sua attività è la difesa dei valori etici e formativi che da sempre caratterizzano la pratica alpinistica.

Il CAAI rappresenta una sezione nazionale del Club Alpino Italiano e si articola in tre gruppi territoriali – occidentale, centrale e orientale – che riflettono le principali aree delle Alpi in cui i soci hanno svolto la maggior parte delle loro ascensioni.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Idee
| 12 maggio | 19:00
La vera sfida nelle aree interne è rendere i pochi servizi presenti più stabili, accessibili e sostenibili nel [...]
Cultura
| 12 maggio | 18:00
L'artista, nato a Sassari cento quarantuno anni fa, dopo aver inizialmente incoraggiato la nascita del Fascismo, ne [...]
Attualità
| 12 maggio | 13:00
Le ultime proiezioni del Centro di Calcolo Europeo delineano uno scenario dominato da temperature elevate ma con [...]
Contenuto sponsorizzato