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Attualità | 22 marzo 2026 | 06:00

Allarme zecche già ai primi di marzo e oltre i mille metri: "Me ne sono ritrovate addosso nove il primo giorno, diventate quindici quello dopo. Erano anni che non ne trovavo tante"

"C'era mio figlio a darmi una mano, anche lui ne aveva addosso quattro il primo giorno e cinque o sei il giorni dopo". La testimonianza del dottore forestale Alberto Biffoli, dopo tre giorni di lavoro in una fustaia di conifere

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Inizio marzo ed è già stagione di zecche, anche oltre i mille metri di quota. Lo racconta Alberto Biffoli, dottore forestale fiorentino, che, dopo tre giorni di lavoro in bosco, si è trovato letteralmente ricoperto di questi parassiti.

 

È successo la seconda settimana di marzo, racconta l’uomo, durante il cavallettamento di un’area di circa quattromila metri quadrati, tra i mille e millecento metri di quota, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Trattandosi di un lavoro lungo, l’uomo e il figlio che lo aiutava sono stati in zona per più giorni.

 

"Era la seconda settimana di marzo, lavoravamo a poco più di 1000 metri di altezza, tra i 1050 e 1100, su un ripopolamento di conifere, una fustaia anche abbastanza bella. In una giornata di lavoro mi sono ritrovato addosso nove zecche, diventate quindici il giorno dopo. Addirittura, dopo due giorni e mezzo, nonostante la doccia e via dicendo, io me ne sono ritrovato un’altra oltre due giorni dopo".

 

"C’era mio figlio a darmi una mano, lui l’han preso di meno, ma comunque ne aveva addosso quattro il primo giorno e cinque o sei il giorni dopo".

 

La presenza di tanti parassiti - precisamente nella zona Montepiano di Vergno, in Alta Val Bisenzio - non può che sorprendere, non solo per la stagione anticipata, ma anche perché questo accade a quote relativamente alte, dove la presenza è generalmente più contenuta.

 

"Va detto – precisa il dottore forestale - che è una zona dove c'è un certo carico di ungulati. Però è vero anche che siamo a 1050 metri: non siamo in una macchina mediterranea dove, in genere, zecche pascolano beatamente per la quantità di ungulati e il denso sottobosco. Qui di sottobosco praticamente non ce n’è, soltanto ramaglia, perché è stato del diradato recentemente".

 

"Ciò nonostante - continua - la presenza di zecche era incredibilmente virulenta". Secondo l’uomo si sarebbe trattato di Ixodes ricinus, la cosiddetta "zecca dei boschi", quella più comune e il cui morso può potenzialmente trasmettere patologie anche gravi come la malattia di Lyme (borreliosi) e la meningoencefalite da zecca.

 

"Erano anni che non me ne trovavo tante, soprattutto in una zona priva di sottobosco, dove invece si accumulano i parassiti derivanti dagli ungulati".

 

Forse, ipotizza l’uomo scherzando, la ragione è il suo sangue prelibato, addirittura capace di svegliarle dal letargo. In effetti, è piuttosto difficile spiegare una presenza così massiccia: certo il rischio esiste anche nelle stagioni fredde, ma tendenzialmente le zecche sono particolarmente attive dopo la pioggia e durante i mesi primaverili ed estivi, soprattutto dove le temperature sono più alte.

 

Intanto, per Biffoli e figlio il lavoro continua, e con esso il rischio di trovare i parassiti. "Lunedì torniamo in bosco. Ora vedrò di comprarmi del repellente multispettro, che comprende anche le zecche, e ci faremo un piccolo bagno d'Outan. Quantomeno da mettere sulle gambe, per tenerle lontane".

 

Il suggerimento, per una maggiore sicurezza, è effettuare il vaccino anti-Tbe (meningoencelfalite da zecche). Iniziare il ciclo in inverno è infatti importante per essere protetti durante la primavera/estate, nel periodo di maggiore attività delle zecche.

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