Allarme zecche già ai primi di marzo e oltre i mille metri: "Me ne sono ritrovate addosso nove il primo giorno, diventate quindici quello dopo. Erano anni che non ne trovavo tante"

"C'era mio figlio a darmi una mano, anche lui ne aveva addosso quattro il primo giorno e cinque o sei il giorni dopo". La testimonianza del dottore forestale Alberto Biffoli, dopo tre giorni di lavoro in una fustaia di conifere

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Inizio marzo ed è già stagione di zecche, anche oltre i mille metri di quota. Lo racconta Alberto Biffoli, dottore forestale fiorentino, che, dopo tre giorni di lavoro in bosco, si è trovato letteralmente ricoperto di questi parassiti.
È successo la seconda settimana di marzo, racconta l’uomo, durante il cavallettamento di un’area di circa quattromila metri quadrati, tra i mille e millecento metri di quota, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Trattandosi di un lavoro lungo, l’uomo e il figlio che lo aiutava sono stati in zona per più giorni.
"Era la seconda settimana di marzo, lavoravamo a poco più di 1000 metri di altezza, tra i 1050 e 1100, su un ripopolamento di conifere, una fustaia anche abbastanza bella. In una giornata di lavoro mi sono ritrovato addosso nove zecche, diventate quindici il giorno dopo. Addirittura, dopo due giorni e mezzo, nonostante la doccia e via dicendo, io me ne sono ritrovato un’altra oltre due giorni dopo".
"C’era mio figlio a darmi una mano, lui l’han preso di meno, ma comunque ne aveva addosso quattro il primo giorno e cinque o sei il giorni dopo".
La presenza di tanti parassiti - precisamente nella zona Montepiano di Vergno, in Alta Val Bisenzio - non può che sorprendere, non solo per la stagione anticipata, ma anche perché questo accade a quote relativamente alte, dove la presenza è generalmente più contenuta.
"Va detto – precisa il dottore forestale - che è una zona dove c'è un certo carico di ungulati. Però è vero anche che siamo a 1050 metri: non siamo in una macchina mediterranea dove, in genere, zecche pascolano beatamente per la quantità di ungulati e il denso sottobosco. Qui di sottobosco praticamente non ce n’è, soltanto ramaglia, perché è stato del diradato recentemente".
"Ciò nonostante - continua - la presenza di zecche era incredibilmente virulenta". Secondo l’uomo si sarebbe trattato di Ixodes ricinus, la cosiddetta "zecca dei boschi", quella più comune e il cui morso può potenzialmente trasmettere patologie anche gravi come la malattia di Lyme (borreliosi) e la meningoencefalite da zecca.
"Erano anni che non me ne trovavo tante, soprattutto in una zona priva di sottobosco, dove invece si accumulano i parassiti derivanti dagli ungulati".
Forse, ipotizza l’uomo scherzando, la ragione è il suo sangue prelibato, addirittura capace di svegliarle dal letargo. In effetti, è piuttosto difficile spiegare una presenza così massiccia: certo il rischio esiste anche nelle stagioni fredde, ma tendenzialmente le zecche sono particolarmente attive dopo la pioggia e durante i mesi primaverili ed estivi, soprattutto dove le temperature sono più alte.
Intanto, per Biffoli e figlio il lavoro continua, e con esso il rischio di trovare i parassiti. "Lunedì torniamo in bosco. Ora vedrò di comprarmi del repellente multispettro, che comprende anche le zecche, e ci faremo un piccolo bagno d'Outan. Quantomeno da mettere sulle gambe, per tenerle lontane".
Il suggerimento, per una maggiore sicurezza, è effettuare il vaccino anti-Tbe (meningoencelfalite da zecche). Iniziare il ciclo in inverno è infatti importante per essere protetti durante la primavera/estate, nel periodo di maggiore attività delle zecche.













