Chiusa la pineta monumentale di Fregene per l'avvistamento di un branco di lupi. Lipu: "Le decisioni dovrebbero poggiare su basi scientifiche, non su reazioni di pancia"

L'ordinanza vieta l'accesso a una popolare meta delle passeggiate dei romani. L'area sarebbe zona di passaggio per un branco introdottosi nella zona del litorale da circa sei anni, durante i quali non si sono registrati incontri problematici. Sebbene diverse associazioni siano attive nella gestione della convivenza con il predatore in quelle zone, non sembrano essere state coinvolte nella decisione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Lo scorso giovedì 12 febbraio il comune di Fiumicino ha chiuso al pubblico l’accesso alla Pineta Monumentale "Federico Fellini", a Fregene. Meta popolare delle passeggiate dei romani, il parco rimarrà inaccessibile "fino al termine dell’emergenza". "Il provvedimento - si legge nel comunicato - si è reso necessario a seguito dell’avvistamento, all’interno dell’area, di un branco composto da sei esemplari di lupo".
Oltre al branco storicamente presente nella vicina zona di Castel di Guido, infatti, negli ultimi sei anni si ne è insediato anche un altro, quello di Fregene-Maccarese. A spiegarcelo è Alessia De Lorenzis, responsabile dell’Oasi Lipu di Castel di Guido.
"Uno dei maschi riproduttori è stato dotato di collare Gps nell’ambito di un progetto Life finanziato dalla Comunità Europea, che si chiama Wild Wolves e ha l’obiettivo di studiare l’utilizzo del territorio da parte dei lupi periurbani".
Proprio grazie al collare, di questo branco si conoscono ora diverse informazioni, in particolare sugli spostamenti. "Sappiamo che occasionalmente passa anche per la pineta di Fregene. Parliamo di un branco stabile da anni, quindi è probabile che sia transitato più volte nella pineta, semplicemente senza che nessuno se ne accorgesse. Quella zona, come altre limitrofe, è soprattutto un’area di passaggio".
Vista l’elevata frequentazione della pineta da parte di cittadini, anche in presenza di animali domestici (sebbene parrebbe essere espressamente vietato da un cartello), l’amministrazione della località nel litorale romano ha scelto di chiudere la pineta come misura precauzionale. "Al tempo stesso - aggiunge l’amministrazione - il provvedimento intende garantire la salvaguardia del lupo, specie protetta e di grande valore per l’equilibrio dell’ecosistema e la biodiversità del territorio".
Per approfondire la decisione, ci siamo rivolti proprio alla vicina oasi Lipu di Castel di Guido, convinti fosse stata coinvolta dal Comune di Fiumicino nella decisione. È davvero così allarmante la situazione?
"Come diciamo sempre, la convivenza in questi casi dipende molto dalla responsabilità dei cittadini. È fondamentale evitare qualsiasi fonte di cibo disponibile: alimentazione diretta da parte delle persone, rifiuti organici lasciati accessibili, colonie feline gestite senza attenzione (con cibo che rimane a terra), oppure aziende agricole che non smaltiscono correttamente le carcasse. Questi comportamenti possono favorire una presenza più frequente degli animali in certi punti, perché se trovano cibo tendono a tornare".
L’altra regola fondamentale è tenere i cani al guinzaglio e non lasciarli liberi. "Nella pineta c’è il divieto di introdurre cani, però comunque molte persone li portano a passeggio lì. È essenziale che siano tenuti al guinzaglio: un cane libero, soprattutto di piccola taglia, può diventare un fattore di attrazione".
"Va detto che in sei anni di presenza stabile di questo branco non si sono mai verificati avvicinamenti problematici o comportamenti anomali", continua l’esperta. Il lupo si nutre regolarmente di fauna selvatica - nutrie, daini e altre specie presenti in zona - svolgendo quindi anche un ruolo ecologico importante: "la sua presenza è naturale, ma la convivenza richiede responsabilità: ciascuno deve fare la propria parte, senza inutili allarmismi".
Ma, dunque, la scelta di chiudere la pineta è sensata? "Io posso comprendere una reazione dettata dalla preoccupazione, magari per rispondere a una richiesta di sicurezza da parte dei cittadini, però c’è un aspetto che mi sorprende: in passato, con il progetto Life sono state fatti incontri con le amministrazioni sia a Roma che a Fiumicino e, ciò nonostante, di fronte all’ordinanza di chiusura, nessuno ha contattato il gruppo di ricerca".
"La mia non è una critica alla scelta in sé, ma all’approccio. Le decisioni dovrebbero poggiare su basi tecniche e scientifiche piuttosto che su reazioni di pancia, anche per poterle spiegare e giustificare ai cittadini".
Forse la prima cosa da fare sarebbe confrontarsi con chi sta raccogliendo dati scientifici sul campo, invece nessuno ha contattato i ricercatori. Anzi, il coordinatore della ricerca, lo zoologo Marco Antonelli, pare aver provato più volte a mettersi in contatto con il Comune di Fiumicino, senza ottenere risposta.
Alessia De Lorenzis è responsabile dell’area Lipu coinvolta nel progetto, cui partecipano anche Wwf, Istituto di Ecologia Applicata, Università La Sapienza di Roma e Regione Lazio. "Parliamo di istituzioni che stanno lavorando proprio sulla gestione della convivenza con un grande predatore in area periurbana. Noi siamo a disposizione dell’amministrazione pubblica: la ricerca scientifica si fa anche per fornire strumenti di gestione".
C’è un investimento di tempo, fondi europei, lavoro di volontari: se poi, quando serve, non si utilizzano i dati raccolti - conclude De Lorenzis - è un’occasione persa. "Capisco la preoccupazione per una segnalazione, ma se si chiude una pineta ‘fino al termine dell’emergenza’, bisogna anche chiarire cosa si intenda per emergenza e quali criteri porteranno alla riapertura. Su quali dati si basa la decisione? Quando si potrà dire che l’emergenza è finita?".













