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Attualità | 10 marzo 2026 | 06:00

Era precipitato in pick-up per 60 metri. "Di quei momenti non ricordo nulla". Dopo il grave incidente sul Pasubio, Renato Leonardi torna a gestire il rifugio Achille Papa

"I soccorsi mi hanno raggiunto quasi subito e mi hanno trovato fuori dalla macchina: ero uscito da solo dall’auto, probabilmente mosso dall’adrenalina. Ora non ricordo assolutamente nulla di quei momenti". Oggi si prepara alla riapertura: ancora due anni per festeggiare la cinquantesima stagione in rifugio, e scherza: "Se ci voglio arrivare dovrò stare attento, mi sa che ho finito le mie nove vite"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Il 13 agosto dell’estate scorsa, Renato Leonardi stava percorrendo a bordo del suo pick-up la strada che porta dal suo rifugio, l’Achille Papa sul Pasubio, a Pian delle Fugazze, come accadeva ogni giorno in piena stagione turistica. Superata la Galleria d’Havet, i ricordi si fermano e rimane il buio. Ciò che è successo dopo, lo sappiamo grazie al racconto dei soccorritori.

 

"Agosto è un periodo di forte stress. Quel giorno era già la seconda volta che scendevo, perché c'era stata tantissima gente e avevamo finito praticamente tutti gli approvvigionamenti. Così sono partito per fare spese di nuovo. Mi rendevo conto di essere un po' stanco, però avevo pensato di fermarmi poco dopo, mancavano solo un paio di chilometri alla provinciale. Erano più o meno le quattro di pomeriggio".

 

Leonardi è precipitato con il suo pick-up per oltre cinquanta metri attraverso il bosco, giù dalla scarpata che costeggia la Strada degli Eroi. Giunta la segnalazione, i soccorsi sono immediatamente accorsi sul posto, prestandogli il primo soccorso e trasferendolo d’urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento. L’impatto era stato violento: gli airbag non si erano aperti e il volto del 67 enne aveva urtato contro il tettuccio, riportando gravi lesioni.

 

"La chiamata ai soccorsi deve essere partita in automatico dalla macchina. Dato che io non rispondevo hanno chiamato al rifugio e ha risposto mio genero. Mi ha chiamato tre volte sul cellulare e alla terza ho risposto, gli ho detto anche dov'ero. I soccorsi mi hanno raggiunto quasi subito e mi hanno trovato fuori dalla macchina: ero uscito da solo dall’auto, probabilmente mosso dall’adrenalina. Ora non ricordo assolutamente nulla di quei momenti".

 

Passati dieci giorni, svegliato dal chirurgo, Leonardi torna a vedere la luce: è la luce fredda di un ospedale, e tutt’attorno dei tubi tengono il suo corpo collegato a delle macchine. L’uomo è stordito, e ancora non si rende conto di nulla. Per un mese rimane a letto, sedato. Poi comincia la fisioterapia con grandi progressi: il 3 ottobre può finalmente tornare a casa.

 

A novembre, rivede per la prima volta l’amato rifugio Achille Papa, ormai la sua seconda casa dal lontano 1979. Purtroppo è tempo di chiusura: la stagione per quell’anno era finita e ha avuto giusto il tempo di controllare che gli impianti fossero chiusi a dovere.

 

Oggi, si guarda avanti. Leonardi sta già lavorando ai preparativi per la prossima stagione: "Ancora due anni e ne compio settanta, nonché cinquanta stagioni di rifugio", commenta il gestore. "Se ci voglio arrivare dovrò stare attento – aggiunge scherzando – mi sa che ho finito le mie nove vite".

 

"In ospedale - racconta Leonardi - sei in un mondo è tutt’altro che arte: non capisci se è giorno o se è notte, sei attaccato ai tubi e l'unica cosa che devi fare è stare tranquillo, cercare di dormire il più possibile. A un certo punto inizi a chiederti se camminerai ancora, fortunatamente i terapisti sono riusciti ad infondermi parecchio coraggio: fare i primi dieci passi è stato davvero intenso".

 

Ma a fare la differenza, è stato l’affetto di amici e fedelissimi del Rifugio; del resto Leonardi è una vera e propria istituzione tra le Piccole Dolomiti. "Svegliarsi e leggere i messaggi di vicinanza di tutte quelle persone non ha prezzo. E poi, ritornare finalmente a casa da mia moglie e i miei figli, è stato è stato davvero emozionante".

 

Dopo l’incidente dello storico gestore, a reggere le redini dell’Achille Papa per i mesi successivi era stato il genero, che da tre stagioni ha cominciato ad aiutare Leonardi su al rifugio. "Prendersi carico di tutto da un giorno all’altro con 10-12 ragazzi non è scontato. È stato bravo, ha preso in mano una situazione tutt’altro che semplice".

 

Ora, Leonardi avvia il Rifugio Papa alla quarantottesima stagione estiva. In tutti questi anni, è cambiato molto: è aumentato drasticamente il pubblico che vi sale, e – aggiunge Leonardi – siamo cambiati noi che ci lavoriamo.

 

"Quando abbiamo iniziato eravamo un gruppo di amici, ci conoscevamo dal corso di alpinismo del Cai e lo facemmo quasi per scherzo. Qualcuno ci disse che cercavano un gestore per il Rifugio Papa. Io ero uscito da due anni dalla scuola per geometri, ma il lavoro non mi piaceva per niente. Sapevo che un mio amico stava per essere bocciato per la seconda volta a scuola, così gli ho detto: ‘Giorgio, facciamo la stagione e diciamo agli altri di raggiungerci durante le ferie. Proviamo!’. E così è nata. Il primo anno è stato bellissimo: eravamo tutta una compagnia e il sabato sera si riempiva il rifugio solo con i nostri amici che ci raggiungevano. Allora nevicava ancora parecchio, e perché la strada fosse sgombra bisognava aspettare fine giugno, quindi noi per aprire salivano zaini in spalla, con il minimo indispensabile".

 

Nemmeno oggi il lavoro in rifugio fa molti sconti a chi lo pratica. Si tratta di un lavoro pesante e continuativo: al Rifugio Papa, in particolare, c'è sempre da fare. La convivenza continuativa con altre persone, poi, può essere asfissiante. "ciò nonostante - racconta Leonardi - vedo che si formano anche molte compagnie, un po’ come eravamo noi 40 anni fa. L'anno scorso è nato un amore, addirittura negli anni c'è gente che si è sposata: ci sono storie profondamente umane qui dentro. Lavorando 24 ore a stretto contatto, o ti ami o ti odi, di certo però ci si conosce per quelli che si è".

 

Oggi,  Renato Leonardi sembra in ottima forma, ed è molto carico all’idea di preparare la prossima stagione. "Dall’incidente mi sono ripreso bene. Ho ancora qualche risentimento e sto facendo fisioterapia, ma sto bene. Allora non si erano aperti gli airbag e hanno dovuto mettermi un bel po’ di placche in faccia: fortunatamente ora non si vede quasi niente, solo un segno in fronte. Rimane un po’ di fastidio per le cicatrici, e slogandomi la spalla ho danneggiato un nervo, motivo per cui un paio di dita faticano a rispondere agli stimoli. Però, secondo i medici, nel giro di un paio d'anni dovrebbero tornare a poco".

 

A giugno, dunque, il via alla nuova stagione con lo storico gestore Renato Leonardi: sicuramente il Rifugio Papa sarà aperto al pubblico dal 6 giugno, ma si valuta di anticipare al 30 maggio se la condizione delle strade lo permetterà.

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