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Attualità | 03 gennaio 2026 | 18:00

Everest, una montagna di rifiuti: "Il piano per gestirli è stato un fallimento". Sulla vetta più alta del mondo 50 tonnellate di spazzatura e il governo nepalese cerca soluzioni

Le autorità nepalesi stanno cercando di trovare soluzioni ad un problema, quello dei rifiuti abbandonati dagli scalatori, ormai fuori controllo, specialmente in alta quota

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Sono ormai decenni che sul monte Everest si cercano soluzioni ad un problema divenuto col passare degli anni una vera e propria emergenza: quello dei rifiuti sul monte più alto del mondo, ormai luogo di "turismo" internazionale con tutti i pro e i contro del caso. 

 

Secondo la Bbc, la vetta dell'Everest, ogni anno meta di spedizioni organizzate sempre più numerose, sarebbe ricoperta da qualcosa come 50 tonnellate di rifiuti accumulati nel corso degli anni

 

E così le autorità nepalesi stanno correndo ai ripari, in particolare per "aggiustare" gli strumenti pratici attualmente in campo per risolvere il problema: da 11 anni a questa parte ad esempio agli scalatori che salgono sull'Everest viene chiesta una sorta di cauzione (ben 4.000 dollari) che viene restituita solo se al ritorno riportano con sé almeno 8 chili di rifiuti

 

Un progetto che però, come spiegato dal direttore del dipartimento del turismo Himal Gautam, semplicemente "non è riuscito a mostrare risultati tangibili" e così è stato accantonato

 

I funzionari del ministero del turismo, come dichiarato alla Bbc, non hanno difficoltà ad ammettere che la maggior parte di quanto depositato sia stata rimborsata nel corso degli anni, il che dovrebbe significare che la maggior parte degli scalatori ha riportato indietro i propri rifiuti: in effetti è così, ma è proprio qui che sorgono i primi cortocircuiti di un sistema evidentemente imperfetto, visto che il progetto potrebbe essere fallito perché i rifiuti che gli scalatori riportano di solito provengono dai campi più bassi e non da quelli più alti, dove il problema dei rifiuti è più grave. E poi perché la stima di 8 chili a testa è ampiamente al ribasso: secondo alcuni sono almeno 12 i chili di rifiuti prodotti di media da ogni scalatore

 

Le campagne di bonifica organizzate da ministero e dipartimento si sono solitamente concentrate sui campi più bassi del Monte Everest: non è difficile immaginare che, mano a mano che si sale di quota, operare diventi più difficile e costoso

 

Insomma, i rifiuti prodotti in quota vengono lasciati in quota. Tshering Sherpa, capo di un comitato locale contro l’inquinamento, ha spiegato che dalle quote più alte gli alpinisti tendono a portare indietro solo le bombole di ossigeno, usate da molti scalatori per aiutarsi nell’ascesa: però lasciano lì altre cose tra equipaggiamento, rifiuti di plastica o lattine, ed è per questo che più si è vicini alla sommità più il problema della spazzatura è marcato (e visibile).

 

In più si combatte contro una cronica assenza di monitoraggio e di controlli che rende la situazione ancora più difficile da arginare. 

 

Ora però il ministero del turismo nepalese sta lavorando a un nuovo piano (pare per i prossimi 5 anni) per cercare di "ripulire" l’Everest: l'idea è di mantenere l’obbligo di raccolta dei rifiuti, ma di far pagare una quota fissa e non più rimborsabile. 

 

Secondo la Bbc dovrebbe continuare a essere di 4.000 dollari, come la cauzione chiesta finora, ma appunto senza la possibilità di farsela restituire: i soldi raccolti permetterebbero di istituire un punto di controllo al Campo Due che si trova a circa 6.750 metri di altitudine e di assumere guardie alpine in grado di presidiare le zone più vicine alla vetta.

 

In ogni caso la proposta deve ancora essere formalizzata, e per entrare in vigore dovrà essere approvata dal parlamento.

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