"Nel 1967 fece tanta di quella neve che andò via la luce, e scambiarono una bambina per un maschietto". La testimonianza di Oreste in una Capracotta sepolta di bianco

Ore e ore di neve fitta pesante e ostinata, portata nell'Appennino dalle correnti balcaniche, hanno travolto il paese molisano alle porte di aprile. Strade impraticabili, la luce saltata, i tetti sfondati: uno scenario che, in questa stagione, si è visto soltanto una volta a memoria d'uomo, quasi sessant'anni fa

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il 30 marzo per l'Appennino ha smesso di essere primavera. Una profonda area di bassa pressione, stazionaria sullo Ionio, ha diretto verso il cuore della dorsale appenninica correnti fredde dai Balcani, cariche di umidità, trasformandole in ore e ore di neve fitta, pesante e ostinata. Capracotta, uno dei paesi più alti del Molise, si è ritrovata sepolta.
Le strade del paese sono rimaste a lungo impraticabili, i tetti hanno ceduto sotto il peso della neve, la corrente è saltata. Uno scenario che molti residenti non avevano mai visto in questo mese dell'anno, e che ha rimandato prepotentemente alla mente un unico, lontano precedente: l'aprile del 1967.
A darcene testimonianza è Oreste Trotta, voce lucida e memoria storica di Capracotta, che in queste ore ha continuato a monitorare e raccontare l'evolversi della situazione con la precisione di chi conosce ogni curva di quel cielo.
"Se fosse stato dicembre, gennaio o febbraio, sarebbe stato tutto normale", dice con la calma di chi è abituato alla neve, "ma questa nevicata in pieno aprile non lo è affatto. Così non è inverno".
Poi abbassa la voce, come chi cerca nei ricordi qualcosa di preciso: "Ad aprile così non è mai successo, forse soltanto una volta. Nel 1967 fece tanta di quella neve che andò via la luce, e scambiarono una bambina per un maschietto". Una storia minuscola dentro una storia grande, il tipo di dettaglio che solo la montagna sa conservare. "Questa credo fu l'ultima nevicata così forte ad aprile. Poi è sempre nevicato, un inverno prolungato c'è sempre stato, ma non così. Non è stata una situazione normale".
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Quasi sessant'anni di distanza tra un aprile e l'altro. In mezzo, generazioni di capracottesi che hanno vissuto inverni duri, lunghi, a volte spietati, ma mai qualcosa di paragonabile a questo, non in primavera.
Nelle prossime ore le temperature sono attese in deciso rialzo. L’alta coltre di neve fonderà in fretta. Resteranno i danni, i racconti, le fotografie. E la consapevolezza che certi eventi, per quanto rari (una rarità sempre più difficile da calcolare a causa dei cambiamenti climatici), possono manifestarsi con particolare evidenza nei territori montani.












