Olimpiadi: "Si parla di ricadute economiche stratosferiche, ma intanto bar e locali non stanno beneficiando: zone solitamente piene, ora sono vuote". Il malcontento in Valtellina

"A Bormio tutti si lamentano, anche se metterci la faccia pubblicamente è più difficile", ci spiega Ludovica Canclini, residente a Bormio e presidente del Comitato referendario a tutela dell'Alute. Va comunque detto, ci tiene a precisare, che rispetto ad altre realtà i problemi sono stati contenuti, anche perché alcune delle opere più invasive sono state bloccate

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Bormio è pronta ad ospitare le discipline olimpiche di sci alpino e - per la prima volta alle Olimpiadi - lo scialpinismo, per un totale di sette giornate di gara. A farla da protagonista sarà la celebre Pista Stelvio con i suoi 3.186 metri di lunghezza e un dislivello di 987 metri. Ormai icona degli sport invernali, la Stelvio ha ospitato due edizioni dei Mondiali di Sci Alpino (1985 e 2005) e, dal 1993, è tappa fissa della Coppa del Mondo maschile. A Milano Cortina 2026 sarà teatro delle gare olimpiche maschili di sci alpino e di sci alpinismo maschili e femminili, a partire dalla Discesa Libera di oggi, 7 febbraio 2026.
In quanto a opere olimpiche, l’1 dicembre 2025, sono stati inaugurati lo Stelvio Olympic Ski center e il Bormio Pentagono Center. Quest’ultimo ha richiesto un investimento regionale di oltre 11 milioni di euro, ed è il palazzetto dello sport ora completamente riqualificato. Un intervento che aspira - si legge sul sito del Ministero - ad ampliare la legacy olimpica: "infrastrutture moderne, funzionali e concepite per restare al servizio della comunità anche dopo i Giochi".
L’Olympic Ski Center è interamente finanziato da Regione Lombardia con 12,9 milioni di euro, e comprende due strutture indipendenti. La Family Lounge è un edificio a un piano di circa 360 metri quadrati con copertura piana, è predisposta per accogliere tribune amovibili per quasi 2.000 posti, garantendo al pubblico una vista privilegiata sul tratto finale della pista. La Hospitality Lounge, sviluppata invece su due livelli per un totale di circa 800 metri quadrati, diventerà durante i Giochi il cuore operativo per cronometristi, tecnici e addetti ai lavori.
"Io attualmente vivo in zona rossa, all’interno del perimetro di sicurezza attorno allo Ski Center, proprio vicino alle piste". La voce è di Ludovica Canclini, residente a Bormio e presidente del Comitato referendario a tutela dell’Alute, che abbiamo voluto intervistare per uno sguardo dall’interno sull’hub olimpico valtellinese.
"L’Alute - si legge sul sito del Comitato - è la storica piana verde di Bormio, un gioiello di natura incastonato tra le montagne delle Alpi, e così è stata orgogliosamente mantenuta dalle generazioni passate". "Per le Olimpiadi invernali 2026 - continua il sito - qualcuno vorrebbe ‘tagliarla’ con una grande strada asfaltata, preludio certo di una cementificazione incontrollabile negli anni futuri".
Dopo le elezioni comunali del 2021, quando le Olimpiadi erano già state assegnate a Milano-Cortina, l’amministrazione di Bormio ripropose un vecchio progetto: una tangenziale di 800–900 metri, a corsia multipla, dal costo di 7 milioni di euro, che attraverserebbe la piana agricola all’ingresso del paese e porterebbe fino alla zona dello Sky Center. Un progetto che, mai citato in campagna elettorale, era fermo da vent’anni.
In risposta nacque un comitato cittadino spontaneo, il Comitato referendario per la difesa dell’Alute appunto, che chiese un referendum previsto dallo Statuto comunale. Nonostante le oltre mille firme certificate, il Comune bocciò ugualmente il quesito e andò avanti, provocando forti tensioni sociali. Nel 2023 l’opera viene sospesa, ufficialmente perché non sarebbe stata pronta per le Olimpiadi e i lavori avrebbero creato disagio all’evento, ma senza mai essere cancellata.
Insieme a proprietari dei terreni e associazioni ambientaliste, il Comitato ha presentato quindi un ricorso al Tar, raccogliendo oltre 30 mila euro. Poco prima dell’udienza però, lo scorso ottobre, è emerso un documento non pubblicato che proroga il progetto fino a luglio 2026, permettendo di evitare una nuova valutazione ambientale. Il Tar quindi rinvia l’udienza e concede un nuovo ricorso.
Ad oggi il progetto è formalmente approvato, i lavori potrebbero partire, e il contenzioso va avanti. Questa premessa ha creato una forte tensione tra la Comunità di Bormio e l’amministrazione locale, che ha messo dei presupposti complessi alla felice attesa delle Olimpiadi. Come prometteva Nicola Faifer, portavoce del Comitato Pro Olimpiadi Sostenibili, al Fatto Quotidiano: "Non basteranno i pochi giorni di frenesia olimpionica a far dimenticare ai bormini il diniego referendario e la ‘non sospensione’ del progetto della tangenzialina".
Nel frattempo, ci spiega Canclini, poco prima dell’inizio delle gare c’è poco movimento, e respira un clima alquanto teso. "In questi giorni c’è un’invasione di polizia e carabinieri, ma di turisti pochi. L’area sciabile è completamente chiusa, Santa Caterina è deserta e anche a Livigno dicono che non ci sia nessuno".
Tutto sommato, i cantieri olimpici non hanno creato gravi disturbi alla popolazione e tutt’ora non ci sono particolari disagi nella quotidianità. Tuttavia permane un forte senso di ingiustizia per la mancata inclusione nei processi decisionali.
"Da più serate d’incontro con la cittadinanza è stato fatto notare lo spreco di denaro pubblico per opere di cui, tra l’altro, non sanno nemmeno l’utilizzo dopo le Olimpiadi. Oggi è uscito un articolo in cui l’assessore alle Olimpiadi ha detto che lo stadio potrebbe diventare sede dell’ufficio turistico, informazione del parco, biglietterie varie. Ma capisci che 13 milioni di euro per spostare l’ufficio turistico e quello del parco, quando non abbiamo un ospedale, stanno smantellando quello di Sondalo e ci sono 4.000 persone senza medico di base, fa riflettere".
Il timore dell’abitante è che le Olimpiadi diventino un pretesto per una speculazione: "Strade che accorciano il viaggio di tre minuti a fronte di milioni di euro, devastando aree di enorme valore paesaggistico. Molte di queste opere erano previste da vent’anni: le Olimpiadi sono solo la scusa".
In un’assemblea pubblica, racconta la Canclini, era stato chiesto perché Bormio dovesse costruire uno Sky Center di questo tipo. I cittadini portavano l’esempio di Kitzbühel per la discesa libera. "Lì con numeri intorno ai 40.000 spettatori montano tribune provvisorie e smontabili. Qui invece, per l’arrivo dell’Olimpiadi, bisogna cementificare e fare le cose in grande. La risposta è stata che le Olimpiadi non sono i Mondiali e che i soldi pubblici vanno visti come investimento. La storiella è sempre la solita".
"La famosa legacy, a nostro avviso, dovrebbe riguardare servizi e bisogni della popolazione, non uno Sky Center che oltretutto è anche brutto e che non servirà a nessuno".
Nonostante tutto, sorprende la mancanza di entusiasmo denunciata dalla valtellinese. Eppure, ci spiega con un velo di ironia, gli sforzi dell’amministrazione sono parecchi, stanno chiamando a raccolta tutto il paese: "Bisogna farsi belli, dimostrare che Bormio c’è. Eventi collaterali, il palio delle contrade, addirittura si sono inventati "adotta un volontario": chiedendo ai cittadini di ospitarli perché non hanno alloggi. Ma queste cose sono saltate fuori un mese prima delle Olimpiadi, se volevi coinvolgere la popolazione nello spirito olimpico, dovevi farlo in un altro modo e con altri tempi".
Anche dal punto di vista dei benefici economici per la valle, Ludovica Canclini è scettica. "Si parla di ricadute stratosferiche sul tessuto economico della valle, ma intanto bar e locali non stanno beneficiando: zone solitamente piene, ora sono vuote a causa dei perimetri di sicurezza. E se anche arrivassero tantissimi turisti, dove li mettiamo? che servizi diamo? Il rischio è un turismo mordi e fuggi che non lascia nulla, come già visto altrove. E la qualità della vita di chi abita qui, intanto, non viene presa in considerazione".
L’impressione, si direbbe, è che ci si sia preoccupati molto dell’immagine e poco dell’interesse della cittadinanza. "Qualcuno doveva lasciare il segno, anche solo per le foto con la sindaca che inaugura tutto con la fascia tricolore. E intanto a Bormio tutti si lamentano, anche se metterci la faccia pubblicamente è più difficile".
Va comunque detto, ci tiene a precisare l’intervistata, che rispetto ad altre realtà i problemi sono stati contenuti, anche perché alcune delle opere più invasive sono state bloccate. "Speriamo di riuscire a fermarne altre con i ricorsi in primavera".













