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Attualità | 13 gennaio 2026 | 19:00

Oltre 70 professori universitari rivolgono un appello al Ministro Calderoli: "La politica intervenga per evitare di aumentare il divario tra montagna di serie A e di serie B"

Manca ancora un'intesa sui criteri per la classificazione dei Comuni montani: le Regioni non hanno trovato un accordo e non hanno fatto una proposta unitaria al ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, che aveva fissato la scadenza al 13 gennaio. Più di settanta professori universitari italiani hanno firmato una lettera aperta indirizzata al ministro: "Una montagna 'nuova' e più 'autentica'? Partiti, Parlamento, Governo intervengano per evitare di esporre i territori montani a divisioni politiche e a contrapposizioni istituzionali"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nel corso dell'ultima seduta della Conferenza Unificata, le Regioni avevano chiesto al Ministro per gli affari regionali e le autonomie della Repubblica Italiana Roberto Calderoli una ulteriore proroga dei tempi per quanto riguarda i criteri per la classificazione dei Comuni montani, necessaria poiché la Conferenza delle Regioni non ha raggiunto un’intesa. Il ministro aveva accordato un nuovo rinvio e fissato la scadenza definitiva al 13 gennaio. Ma la proposta non è arrivata. Continuano le divisioni e anche le contrapposizioni nelle Regioni, sui parametri da adottare.

 

Riceviamo e pubblichiamo, di seguito, la petizione indirizzata al Ministro Calderoli dai docenti delle Università italiane: la lettera aperta ha già raccolto oltre settanta firme.

 

 

Una montagna "nuova" e più "autentica"?

Partiti, Parlamento, Governo intervengano per evitare di esporre i territori montani a divisioni politiche e a contrapposizioni istituzionali

 

Lettera al Ministro Roberto Calderoli firmata da Professori di Università italiane

 

Ill.mo Ministro,

La nuova classificazione dei comuni montani prevista dal Dpcm di classificazione dei Comuni montani (ex art. 2, co. 1, legge n. 131 del 2025) racchiude una sforbiciata dei Comuni montani finora ritenuti tali dalla classificazione del 1952.

 

La geografia italiana sin dagli anni Cinquanta – inascoltata – ha invocato una definizione complessa di "area montana", basata su un’analisi multicriteria che tenesse conto delle caratteristiche territoriali, nel rispetto di tutte le aree montane e della loro varietà. Dispiace che la commissione di sei esperti nominata dal Ministero avesse le mani legate in partenza dai due soli criteri imposti dalla Legge 131/2025, ovvero altimetria e pendenza. Un approccio che non distingue la condizione montana fra le diverse regioni e parti del Paese, ma che semplicemente restringe le condizioni di riconoscimento, ne favorisce alcune – in particolare quelle del Nord – a scapito delle altre, perpetuando i divari territoriali che tanto hanno nuociuto allo sviluppo dell’Italia.

 

In oltre 70 anni di storia dalla prima legge sulla montagna, la novità di questa nuova classificazione è che rimane ancorata a criteri vecchi.

 

Non si dica che viene finalmente definita la "montagna vera". Ogni classificazione nasce da volontà politiche, con criteri e numeri limite, minimi o massimi, indicati dai responsabili politici in quel momento storico. E dunque, come ogni dato e indicatore, è confutabile, modificabile, trasformabile con altrettanta facilità e opportunità politica.

 

Ridurre e selezionare la platea dei Comuni montani si accompagna a un fondo montagna che dalla legge di bilancio 2022 resta invariato nelle cifre, non aumentato con l’ultima legge nazionale sulla montagna.

 

I Professori universitari firmatari di questa lettera aperta rivolgono al Ministro alcune considerazioni scientifiche sulla nuova proposta:

  1. Si afferma che questa è la montagna "vera", che questi sono i Comuni "autenticamente" montani, quando sappiamo che ogni siffatta definizione di montagna è politica, e dunque relativa, sulla base delle soglie che si adottano per misurarla.
  2. Si afferma che questa classificazione si basa su "nuovi criteri", mentre i criteri sono sempre gli stessi: l’altimetria e la pendenza. Cambiano soltanto le soglie di riferimento, allo scopo di ridurre la platea degli aventi diritto ai fondi della nuova legge e del FOSMIT (Fondo Sviluppo Montagne Italiane). Non c’è nessuna "nuova definizione" di montagna, semplicemente una diversa taratura di percentuali di pendenza e quota media.
  3. Questi criteri rimangono all’interno della dimensione della "montuosità" fisica (peraltro solo in parte racchiudibile da tali parametri, perché ad essi si potrebbero aggiungere altri valori, dall’insolazione alle caratteristiche microclimatiche, dalle condizioni del suolo a quelle della vegetazione o della disponibilità idrica etc.). Si dimentica del tutto però la "montanità", ovvero i caratteri colturali e culturali dell’ambiente montano, un aspetto considerato dalla prima legge sulla montagna sulla base di parametri di rendita fondiaria, in ottemperanza al dettato dell’articolo 44 della Costituzione. Non vi è in sostanza alcun riferimento in questa classificazione a usi del suolo, livelli di spopolamento, situazione demografica, assetto economico, condizioni reddituali, perifericità o marginalità che caratterizzano e accomunano molti dei comuni montani.
  4. Molti Comuni che rimangono fuori da questa nuova classificazione non possono considerarsi "non montani": anche i Comuni attualmente classificati come parzialmente montani possiedono quote di montagna che risultano significative in termini di servizi ecosistemici, uso del suolo, accessibilità. Chiunque può constatare che l’Isola d’Elba con il monte Capanne supera i 1000 metri di quota, o che il territorio comunale di Vieste nel Gargano supera gli 800 metri di quota pur affacciato sul mare, eppure non sono nel novero dei Comuni montani.
  5. Una selettività della perimetrazione ancora fondata esclusivamente su criteri di classificazione orografici come quelli finora adottati presenta anche problemi di equità tra i diversi territori della montagna italiana, generando disparità di sostegno e ignorando di fatto marginalità storicamente definitesi in varie parti degli Appennini, provocando un aumento dei divari e finendo per mettere in competizione tra loro le aree montane anziché mirare a un’azione di coordinamento per recuperarne l’attrattività in termini di abitabilità e produttività.

Il Paese è complesso, molto più di altri in Europa. La montagna è per noi prima di tutto un luogo da abitare, più o meno in alto. Il dibattito sulla classificazione ha creato finora soprattutto contrapposizioni, incomprensioni, fragilità politiche. Ha spostato il focus del dibattito, che nelle zone montane, alpine e appenniniche, si è sempre concentrato, tra le comunità, sui diritti di cittadinanza, sulle opportunità e sui servizi che il sistema pubblico deve garantire, sullo sviluppo economico, sui doveri dello Stato e dei cittadini.

 

La legge sulla Montagna varata dal Parlamento affronta alcuni di questi temi nella giusta direzione, ma il dibattito di questo ultimo mese su cosa sia "vera montagna" rischia di portare fuori traiettoria il percorso politico, di mortificare quello accademico e scientifico, di comprimere quello istituzionale.

 

Quello che agli estensori della norma sembrava il vettore di nuove politiche - l'individuazione dei Comuni montani - rischia di essere invece l'ostacolo alle opportunità e alle scelte che sindaci, amministratori, cittadini, imprese, associazioni, università e centri di ricerca delle zone montane auspicano.

 

Firmato dai Professori Universitari:

 

Mauro Varotto, Università di Padova

Monica Meini, Società di Studi Geografici, Università del Molise

Egidio Dansero, Presidente Società di Studi Geografici, Università di Torino

Elena Dell'Agnese, Presidente Associazione Geografi Italiani

Mauro Pascolini, Società Geografica Italiana, Università di Udine

Cristiano Pesaresi, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, Università di Roma La Sapienza

Sergio Zilli, Associazione dei Geografi Italiani, Università di Trieste

Fausto Carmelo Nigrelli, Università di Catania

Sergio Foà, Università degli Studi di Torino

Pier Paolo Viazzo, Università degli Studi di Torino

Mario Angelo Neve, Università di Bologna

Giovanni Carrosio, Università di Trieste

Andrea Membretti, Università della Valle D’Aosta

Giovanni Crocioni, Università di Bologna

Marta Villa Università di Trento

Massimo Sargolini, università di Camerino

Giorgio Osti, Università di Padova

Davide Pettenella, Università di Padova

Maria Molinari, Università di Parma

Gioacchino Garofoli, Università di Pavia

Angela Barbanente, Politecnico di Bari

Maria Chiara Voci, Università di Torino

Nicola Canessa, Università di Genova

Romeo Farinella, Università di Ferrara

Giampiero Lombardini, Università di Genova

Nicola Martinelli, Politecnico di Bari

Valentina Orioli, Università di Bologna

Simone Ombuen, Università Roma Tre

Anna Laura Palazzo, Università Roma Tre

Gianfranco Viesti, Università di Bari

Nicola Pasquino, Università di Napoli Federico II

Giovanna di Minico, Università di Napoli Federico II

Vincenzo Tondi della Mura, Università del Salento

Marina Calamo Specchia, Università degli Studi di Bari

Francesco Pallante, Università di Torino

Andrea Rolando, Politecnico di Milano

Massimo Villone, Università di Napoli Federico II

Luca Reitano, Università La Sapienza di Roma

Davide Papotti, Università di Parma

Pierluigi Grandinetti Università IUAV di Venezia

Letizia Bindi, Università degli Studi del Molise

Gabriele Beccaro, Università degli Studi di Torino

Maria Gabriella Mellano, Università degli Studi di Torino

Mauro Berta, Politecnico di Torino

Piercarlo Rossi, Università degli Studi di Torino

Gianni Quaranta, Università di Basilicata

Rosanna Nisticò, Università della Calabria

Antonio De Rossi, Politecnico di Torino

Filippo Barbera - Unito

Paolo Mellano, Politecnico di Torino

Vito Teti, Università della Calabria

Domenico Cersosimo, Università della Calabria

Maurizio Carta, Università di Palermo

Loris Antonio Servillo, Politecnico di Torino

Giancarlo Cotella, Politecnico di Torino

Carlo Salone, Politecnico di Torino

Erblin Berisha, Politecnico di Torino

Roberto Dini, Politecnico di Torino

Alessandro Coppola, Politecnico di Milano

Guido Callegari, Politecnico di Torino

Emilia Corradi, Politecnico di Milano

Stefano Di Vita, Politecnico di Milano

Alisia Tognon, Politecnico di Milano

Paolo Bozzuto, Politecnico di Milano

Gerardo Semprebon, Politecnico di Milano

Massimo Crotti, Politecnico di Torino

Sara Favargiotti, Università di Trento

Alessandra Casu, Università di Sassari

Francesco Gastaldi, Università IUAV di Venezia

Luca Battaglini, Università di Torino

Severino Romano, Università della Basilicata

Sara Pane, Università di Torino

Adele Picone, Università di Napoli

Andrea Di Franco, Politecnico di Milano

Alessandra Corrado, Università della Calabria

Roberto Fanfani, Università della Calabria

 

I Docenti Universitari possono sottoscrivere la lettera collegandosi a questo link.

L'elenco dei firmatari è in costante aggiornamento e a poche ore dall'avvio della petizione ha già superato i 100 sottoscrittori.

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