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Attualità | 31 marzo 2026 | 06:00

Per tre generazioni pagano per evitare l'abbattimento di una quercia, poi scoprono che si trovava nel loro terreno. Storia di un albero secolare e una bizzarra lite tra vicini

"L'accordo si trasmise dai due ai loro figli, e da questi ai loro nipoti". Era il 1985 quando Valido Capodarca, cercatore d'alberi secolari, scoprì la vicenda della roverella che divideva due case in quella piccola località del bolognese. Come sarà andata a finire?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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"Tanto tempo fa, quello che pensava di essere il proprietario della quercia, decise di tagliarla".

 

"Chissà come sarà andata a finire la lite che trovai in corso quando, all'inizio del 1985, effettuai un bellissimo e proficuo giro di esplorazione fra i grandi alberi posti sotto la giurisdizione della stazione forestale di Porretta Terme. Fu proprio mentre, con la sua macchina di servizio, ci stavamo recando a trovare questa quercia, che il vice comandante della stazione stessa me ne raccontò la storia".

 

Oggi, a raccontare, è Valido Capodarca, marchigiano classe 1945, che, a partire dalla fine degli anni Settanta, fu tra i primi cercatori d’alberi secolari.

 

Circa un anno dopo questi fatti, nella primavera 1986, sarebbe andato in stampa per la Casa Editrice Vallecchi il libro "Emilia Romagna, ottanta alberi da salvare", il terzo libro della collana, dopo "Toscana, cento alberi da salvare" (1983) e "Marche, cinquanta alberi da salvare" (1984).

 

Riavvolgendo il nastro, ad inizio 1985, il pioniere della caccia agli alberi secolari si trovava appunto in Emilia Romagna, provincia di Bologna, immerso nelle sue ricerche per la futura pubblicazione.

"La pianta dimora in località Capanna Foresta, in comune di Gaggio Montano, non lontano da Porretta Terme", racconta. "Essa si trova su un’aia dove si affacciano due case di contadini, ed è sul confine della due proprietà".

 

Proprio qui, è ambientata la storia raccolta dall’uomo attraverso la voce del vice comandante. Una storia di litigi e pegni durata almeno tre generazioni, costruita soltanto su una supposizione rivelatasi poi erronea.

 

"Tanto tempo fa, quello che pensava di essere il proprietario della quercia, decise di tagliarla". Il vicino – anch’esso convinto che il proprietario fosse l’altro – era tanto affezionato alla pianta che, pur di far sopravvivere la quercia e godere della sua vista nel giardino, si accordò per il pagamento annuo di un canone in cambio della salvezza della quercia".

 

Così, ogni anno, il vicino non proprietario pagò la sua quota senza fiatare. L’accordo – orale naturalmente - si trasmise dai due ai loro figli, e da questi ai loro nipoti. Fu il proprietario di terza generazione, nipote del primo autoproclamatosi proprietario della quercia, che decise di rompere il patto: "Basta con il canone, io la taglio!".

 

Il vicino, a sua volta nipote del primo debitore, fallito ogni tentativo di convincerlo a parole come avevano fatto nonni, si dedicò a studiarne le carte, nella speranza di trovare un modo di impedire l’abbattimento.

 

Ebbe un’intuizione: "Se ai tempi dei nostri nonni la quercia era sul confine, in tutto questo tempo il suo fusto sarà cresciuto, e può essere passato, magari in piccola parte, sulla mia proprietà. Se anche un solo centimetro è dalla mia parte, quel centimetro è mio, e guai al vicino se oserà tagliarlo!".

 

Detto fatto: chiamò un tecnico del comune il quale, sulla base delle mappe catastali, fece i suoi calcoli e diede il suo responso. Qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: "La quercia si trovava per intero, e sempre si era trovata, sulla proprietà del vicino, di chi cioè da decenni pagava l’affitto per qualcosa che gli apparteneva".

 

Insomma, una situazione da commedia teatrale, che da copione si vuole concluso con il riconoscimento che riporta l’ordine di partenza. Ma siamo certi che poi sia tornata la pace? "Questa era la situazione nel 1985. Restava il dubbio: che fine aveva fatto la quercia? Infatti, il vicino aveva dichiarato di non arrendersi e di voler far ricorso".

 

Ebbene, racconta Valido Capodarca, "il dubbio stesso è stato sciolto, almeno in parte, 11 anni fa, da alcune foto dell’amica Paola Campori, che si è recata appositamente sul posto, che mostrano la pianta ancora viva e in buona salute".

 

Ora i proprietari sono quelli di quarta generazione, i pronipoti dei primi contendenti. Sarà passato di mezzo un secolo da quel primo diverbio, eppure la quercia è ancora lì, integra e meravigliosa a dividere i due giardini. "Avranno raggiunto un accordo? Chissà? L'importante è che, per un motivo o per l'altro, la quercia sia ancora viva".

 

Oggi, la quercia risulta tutelata dalla Regione Emilia Romagna ed è segnalata su Google Maps come "Albero Monumentarle – Quercia Roverella" in località Capanna Foresta.

 

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