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Attualità | 20 gennaio 2026 | 18:02

Sfidano freddo e neve per riparare il bivacco a 2184 metri di quota. I Ragni di Lecco: "Si invita a usarlo solo per necessità, lasciandolo più pulito e ordinato di come lo si è trovato"

Un gruppo di amici è salito sulla vetta della Grigna Meridionale, fino agli oltre 2100 metri del bivacco Ferrario, per riparare la porta della struttura, che era stata rotta. Un gesto concreto di generosità, comunicato attraverso i social dai Ragni di Lecco, che hanno colto l’occasione per lanciare un appello al buon senso e riflettere su cosa significhi realmente amare le terre alte e rispettare le strutture che permettono di frequentarle in sicurezza

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La notizia di un intervento di manutenzione di un bivacco alpinistico sulla vetta della Grigna Meridionale potrebbe sembrare un dettaglio da relegare nella cronaca locale ma, assumendo un carattere più generale, racchiude in sé un tassello rilevante che va a comporre quella che definiamo "cultura della montagna".

 

Nei giorni scorsi, sfidando il rigore invernale e la presenza della neve, Silvano Arrigoni e un gruppo di amici sono saliti fino ai 2184 metri del Bivacco Ferrario per riparare la porta della struttura, che era stata danneggiata. Questo gesto concreto di generosità gratuita è stato prontamente comunicato attraverso i social dai Ragni di Lecco, che hanno colto l’occasione per riflettere su cosa significhi realmente amare le terre alte e rispettare le infrastrutture che permettono di frequentarle in sicurezza.

 

"Amare la montagna significa avere cura e rispetto non solo della natura, ma di ogni nostro intervento per tutelarla ed aiutare a viverla al meglio, dai sentieri ai rifugi, dai cartelli indicatori ai bivacchi", sottolinea lo storico gruppo dei Ragni della Grignetta, conosciuto anche come Ragni di Lecco (associazione alpinistica afferente alla sezione di Lecco del Club Alpino Italiano). 

 

Il piccolo bivacco Ferrario, con la sua particolare sagoma argentea che svetta sulla "Grignetta", è un presidio alpino curato proprio dai Ragni e dalla sezione lecchese del Club Alpino Italiano, ma la sua sopravvivenza - così come quella di strutture analoghe dislocate tra i rilievi - dipende in larga misura dal comportamento di ogni singolo escursionista. 

 

Amare la montagna non significa soltanto ammirarne la bellezza ma, come ricordano i Ragni, implica una responsabilità collettiva verso ogni manufatto messo a disposizione del prossimo, dai sentieri ben tracciati alla segnaletica, fino ai ricoveri d’emergenza. Troppo spesso queste strutture vengono utilizzate con leggerezza, dimenticando che ogni danno causato dall'incuria (o, peggio, da azioni vandaliche) richiede sforzi notevoli per essere riparato.

 

Proprio per questo, l'invito che giunge dallo storico gruppo alpinistico è un richiamo al buon senso che dovrebbe sempre accompagnare chi si avventura in quota. Un bivacco deve essere considerato un riparo da utilizzare solo in caso di reale necessità e di cui ciascuno deve sentirsi responsabile.

 

"Nel caso del Ferrario, curato dai Ragni e dal Cai di Lecco, si invita ad aprirlo ed utilizzarlo solo per necessità, entrandovi senza ramponi/ramponcini ai piedi, lasciandolo più pulito e ordinato di come lo si è trovato e chiudendo bene la porta. Buone norme di buon senso valide per ogni rifugio e bivacco", scrivono i Ragni.

 

Un messaggio semplice, quello condiviso dai Ragni, che da locale diventa globale: lasciare un luogo più pulito e ordinato di come lo si è trovato, oltre a essere una regola elementare di civiltà e buona educazione, rappresenta un atto di solidarietà verso il prossimo che potrebbe trovarsi in difficoltà. Anche custodire questi piccoli spazi di libertà significa avere rispetto della montagna e di chi se ne prende cura. 

 

 

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