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Attualità | 24 febbraio 2026 | 06:00

Un viaggio alla riscoperta delle radici familiari si trasforma in un progetto di vita in montagna: dal Venezuela all'Appennino modenese, storia di Israel e Maria Cristina

Ciò che nelle intenzioni doveva restare un semplice ritorno alle origini - toccata e fuga - è diventato il punto di partenza di una scelta coraggiosa e definitiva: cercare un futuro nella montagna 'matrigna' che ha scacciato gli avi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nel 2019, poco più che trentenni, Israel Hernández e Maria Cristina sono arrivati a Frassinoro, sull’Appennino modenese, per cercare le tracce del passato: da qui, negli anni Cinquanta, il nonno di Maria Cristina, Giorgio, era partito in cerca di fortuna alla volta del Venezuela.

 

Ciò che nelle intenzioni doveva restare un semplice ritorno alle origini – toccata e fuga – è però diventato il punto di partenza di una scelta coraggiosa e definitiva: cercare un futuro nella montagna ‘matrigna’ che ha scacciato gli avi.

 

Ingegneri navali e genitori di due figli, Israel e Maria Cristina hanno rinunciato a un’offerta stabile e vantaggiosa nei grandi cantieri portuali di Lisbona per investire tempo, risorse economiche e speranze nel piccolo comune di montagna.

 

"Siamo rimasti affascinati dalla pace che regna in questi luoghi, dai ritmi lenti e da una quotidianità che non vive di frenesia", spiega Israel.


Israel e Maria Cristina dietro al bancone del bar-ristorante. Dista 200 metri dalla macelleria che hanno rilevato

Nel 2023 hanno rilevato il bar-ristorante e da qualche settimana hanno preso in mano la gestione della storica macelleria.

 

Inutile dire che il 'passaggio di consegne' è stato accolto con sollievo e gratitudine da tutta la popolazione. "La macelleria non è il negozio come può essere in città: ha il valore di un presidio culturale, di un luogo di incontro e di identità per l’intera comunità", ci racconta il sindaco Elio Pierazzi. "Ringrazio Israel e Maria Cristina per l’impegno che si sono assunti e Giuseppe per aver fatto in modo che l’attività non andasse perduta".

 

In un territorio dove i giovani continuano a scegliere la pianura e il lavoro in ceramica, attratti da stipendi più sicuri e orari più regolari, la scelta di Israel e di sua moglie appare ancora più significativa perché va controcorrente, predilige la montagna quando tanti se ne vanno, accetta di prendersi il rischio di un’attività avviata sì, ma ancora tutta da impostare.

 

Puntare sulla filiera corta è centrale nella loro filosofia imprenditoriale. La carne, in generale, proviene dall’areale dell’Appennino tosco-emiliano, i fornitori sono aziende locali, allevatori e piccoli produttori che lavorano sul territorio.

 

Questo approccio rafforza il legame tra prodotto e comunità, sostiene l’economia locale e garantisce ai clienti tracciabilità e qualità. Per gli allevatori significa avere un canale di vendita stabile. Per i consumatori, la certezza di sapori e metodi di lavorazione radicati nella tradizione di montagna.

 

La macelleria è, in tutto e per tutto, un’impresa a conduzione familiare: Israel, Sergio (suo cognato) e Maria Cristina si dividono turni, responsabilità e rapporti con i fornitori.

 

"Tra la nuova attività e il bar-ristorante ci sono appena 20 metri", sorride Israel che, a dirla tutta, porta con sé l’esperienza maturata in Venezuela, dove aveva già lavorato in una macelleria con suo fratello.


Il giorno dell'inaugurazione

A Frassinoro ha trovato un maestro in Giuseppe Venturi, che lo ha guidato e incoraggiato. "È una persona straordinaria, mi sta insegnando tanto. Era da un paio d’anni che mi diceva di dare continuità alla sua macelleria, di non lasciarla morire", racconta Israel.

 

Tenerla aperta in montagna comporta sfide molto concrete: stagionalità della domanda, costi logistici e gestione di una clientela che dall’inverno all’estate può cambiare drasticamente.

 

"Avere una macelleria significa tante cose", riflette Israel. "Vuol dire conciliare i ritmi familiari con i turni di lavoro e fare di tutto per mantenere standard elevati di qualità".

 

La loro storia si intreccia con questioni che da decenni segnano queste vallate: l’emigrazione degli anni Cinquanta che ha svuotato interi paesi, la progressiva perdita di servizi a favore della pianura, la difficoltà di trattenere le nuove generazioni.

 

In questo contesto, la loro scelta assume un valore che va oltre la dimensione personale: racconta la possibilità di invertire una tendenza, di immaginare un futuro in montagna quando molti continuano a pensare il contrario e a scendere a valle.

 

Allo stesso tempo, è un’esperienza che mette in evidenza quanto siano necessarie politiche mirate, capaci di rendere sostenibile e attrattiva l’impresa in quota.

 

Al di là di ogni possibile riflessione o ragionamento, resta un dato evidente: marito e moglie hanno trasformato un viaggio di riscoperta in un progetto che tiene insieme memoria e futuro, tradizione e innovazione, famiglia e sviluppo di un territorio.

 

La loro presenza è la prova che anche una piccola attività può rimettere in circolo fiducia e speranza, riattivando energie che Frassinoro – come ogni altro comune dell’Appennino –  sembrava aver smarrito.

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