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Attualità | 08 febbraio 2026 | 12:00

Una casa isolata del 1800, circondata da 45 ettari di bosco. Valentina entra, la osserva e capisce che può diventare un progetto importante

Oggi, nella valle di Rio Salso, vivono due persone che hanno una storia da raccontare: Christian Mancini e Valentina Pagliarani. E con loro, da qualche anno, fa ben parlare di sé "Casa Elementare", un progetto che riporta in un territorio che pareva condannato all'oblio relazioni umane e nuove opportunità culturali e abitative

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Vista dall'alto e con un po' di immaginazione, la valle di Rio Salso assomiglia a una di quelle pieghe che si formano nell'incavo della mano. Nella realtà è un prolungamento naturale delle Foreste Casentinesi, pur sempre Appennino romagnolo, a metà strada tra le città di Arezzo e Cesena. È una valle che difficilmente compare nelle cartine topografiche del turismo di massa: è rimasta vuota a partire dagli anni Sessanta, quando l'ultima comunità montana di 150-200 persone ha lasciato le case per trasferirsi verso le prime fabbriche di pianura.

Oggi, proprio qui, vivono due persone che hanno una storia da raccontare: Christian Mancini e Valentina Pagliarani. E con loro, da qualche anno, fa ben parlare di sé "Casa Elementare", un progetto che riporta in un territorio che pareva condannato all'oblio relazioni umane e nuove opportunità culturali e abitative.

 

Valentina arriva a Rio Salso nell’agosto del 2021. È originaria di Cesena, lavora nell’ambito pedagogico e in quei mesi sta cercando una sistemazione che la avvicini all’asilo nel bosco che ha contribuito a fondare a Quarto di Sarsina. Il trasferimento non è solo una scelta logistica: è il segno di un passaggio, di un bisogno di rimettere mano alla propria vita dopo gli anni sospesi della pandemia.

 

"Dopo il Covid ho sentito il bisogno di cambiare pelle", racconta. "Così, quasi per caso, cercando una casa sull’Appennino che rendesse meno complicati i miei spostamenti quotidiani verso l’asilo sono arrivata a Rio Salso".

 

Rio Salso ha una caratteristica rara: l'assenza quasi totale dei segni dell'inquinamento. Non ce n'è nell'acqua, nell'aria, nella luce e nei suoni. A cinque chilometri ci sono Bagno di Romagna e San Piero in Bagno, ma basta superare il crinale per entrare in un ambiente intatto

 

Il primo impatto, però, non è stato facile: diciassette ruderi e una casa isolata del 1800 ancora in piedi attorniata da 45 ettari di bosco. Valentina non si dà per vinta e chiede ai proprietari di poter visitare quell'unica casa: entra, la osserva e capisce che può diventare un progetto importante.

 

Christian in quel momento non è ancora parte della sua vita. Ma quando il destino li mette uno di fronte all'altra è amore e sintonia a prima vista. "Abbiamo unito sogni, visioni e la scelta radicale di vivere in un luogo lontano da spazi molto urbanizzati". E quella casa del 1800 diventerà Casa Elementare. Tre cose in una: dimora, laboratorio, luogo d’incontro.

 

Il nome Casa Elementare - potere della parola - nasce da un'amabile conversazione. "L'arte più importante dei nostri tempi, ci disse un anziano della valle, è sapersi arrangiare. Io e Valentina non siamo cresciuti in natura: da bambini non abbiamo imparato ad accendere il fuoco né a dedicarci a quelle attività che un tempo erano parte del ciclo vitale di ciascuno di noi. A mille metri l'imprevisto è quotidiano, e la vita finisce per impastarsi, inevitabilmente, con i ritmi della montagna", racconta Christian.

Casa Elementare ha due anime. La prima è l'Ecomuseo di comunità. Non è un museo tradizionale: non espone oggetti né conserva reperti. È un percorso di arte sociale che nasce dal dialogo con gli anziani della valle e dalle loro memorie. "Abbiamo iniziato a incontrarli intorno al fuoco. Parlavano di neve, di inverni duri, di bambini che dovevano crescere in fretta tra stenti e privazioni".

 

Da quei racconti è nata una piccola mostra allestita nell'ex stalla, oggi cuore del progetto. L’obiettivo è farne una residenza artistica stabile, un luogo in cui gli artisti possano lavorare sul paesaggio e con il paesaggio, restituendo nuove narrazioni alla valle.

 

La seconda anima è la Scuola di consapevolezza naturale, uno dei pochi percorsi in Italia dedicati alla cosiddetta 'pedagogia della selva'. Qui il bosco diventa un interlocutore: adulti, bambini e ragazzi vengono accompagnati a ricostruire un rapporto diretto con l'ambiente, imparando a leggerne ritmi, segnali e fragilità. "Anche questo è un modo per restituire alla valle una comunità capace di ascoltarla e di abitarla con consapevolezza", chiarisce Valentina.

 

Il confronto con il territorio è la parte più stimolante ma necessita di lentezza, pazienza e ascolto. "Gli anziani ci hanno accolto subito, ci hanno offerto aiuto senza chiedere nulla in cambio", raccontano Christian e Valentina. "Con le giovani generazioni, invece, dobbiamo entrare ancora in una relazione di qualità".

 

Oggi Rio Salso, nel suo piccolo, può ben rappresentare un modello per tante altre aree interne e terre alte della nostra penisola. Christian e Valentina hanno dimostrato che rimettere in circolo memorie, ricostruire legami e sperimentare nuove forme dell'abitare in montagna non è un'utopia, ma un percorso concreto che ridà possibilità a territori dati per spacciati.

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