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Sport | 18 febbraio 2026 | 22:45

Due fratelli nella finale di short track: non vincono, ma il loro abbraccio rivela un aspetto che riguarda tutti noi. La felicità di Jens e Melle van 'T Wout

Nel loro abbraccio emerge la capacità dello sport di farsi carico di valori sociali condivisi; di amplificare emozioni comuni, in questo caso rappresentate da un'emozione di riflesso, offerta dal successo di una persona a cui si vuole bene

scritto da Pietro Lacasella

I risultati sportivi più importanti camminano spesso in relazione con i numeri e con i record. Il gesto atletico viene così ingabbiato da tecnologici cronometri o dai precisi parametri dei giudici. Ed è giusto così, altrimenti sarebbe impossibile stilare una classifica il quanto più possibile equa.

 

Eppure, spesso a coinvolgere maggiormente sono gli aspetti più umani; quei lati dello sport impossibili da misurare, ciononostante emotivamente universali.

 

Un esempio ci è stato offerto dalla finale dei 500 metri di short track: al termine di una gara rocambolesca, che ha portato alla squalifica di uno dei favoritissimi, il canadese William Dandjinou, e che ha visto vincere un altro canadese, Steven Dubois, a richiamare l’attenzione delle telecamere è stato un lungo abbraccio dei fratelli olandesi Jens e Melle van ‘T Wout.

 

Jens, stasera terzo ma che in questa edizione olimpica ha già vinto due ori nei 1000 e nei 1500 metri, ha esultato per il secondo posto di Melle con l’entusiasmo di una vittoria. Al termine della gara l’ha abbracciato a più riprese con una spontaneità sincera.

 

Nel loro abbraccio emerge la capacità dello sport di farsi carico di valori sociali condivisi; di amplificare sensibilità collettive, in questo caso rappresentate da un’emozione di riflesso, offerta dal successo di una persona a cui si vuole bene.

 

È forse questo il motivo che spinge a seguire i Giochi olimpici con grande partecipazione, nonostante le contraddizioni e i paradossi di cui abbiamo spesso scritto e parlato: perché alla fine, i protagonisti, continuano a essere ragazzi che, conservando qualità profondamente umane, portano in mondovisione ognuno di noi.

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