Staccato dagli altri atleti, è rimasto solo nella vastità della pista olimpica: in quel momento il pubblico di Tesero ha capito che la vera impresa si stava compiendo nelle retrovie

Savart Stevenson, l'unico rappresentante di Haiti in questa rassegna a cinque cerchi, è stato il protagonista morale della gara di skiathlon a Tesero insieme al mostro sacro della disciplina Johannes Høsflot Klæbo. Vedere la maglia di Haiti, un paese martoriato da crisi politiche e sociali, sfilare insieme ai giganti della neve è il promemoria più potente di cosa significhi "partecipare" ai Giochi

Sotto il cielo terso della Val di Fiemme la prova di Skiathlon maschile delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha scritto una pagina che rimarrà scolpita nella memoria dei Giochi Invernali. Tesero, culla dello sci di fondo mondiale, ieri ha riscoperto l'essenza stessa dell'olimpismo attraverso la figura solitaria, eroica e commovente di Savart Stevenson, 25 anni, l’unico rappresentante di Haiti in questa rassegna a cinque cerchi. Mentre Johannes Høsflot Klæbo tagliava il traguardo in soli 43minuti, riconfermandosi re indiscusso della disciplina, l’attenzione del mondo concentrato in val di Fiemme iniziava lentamente a spostarsi verso il fondo della classifica, dove la lotta non era per il podio, ma per il raggiungimento di un sogno che non voleva arrendersi alla fatica.
Lo Skiathlon è una delle gare più brutali del programma olimpico: 10 km a tecnica classica seguiti da 10 km a tecnica libera, un cambio sci frenetico e un dislivello che spezza le gambe anche ai più preparati. Mentre il gruppo di testa viaggiava a velocità siderali, Stevenson è rimasto solo contro il cronometro e contro la vastità della pista. Ma è qui che è accaduto il miracolo laico dello sport. Invece di scivolare nell'oblio degli "ultimi", Stevenson è diventato il centro di gravità permanente degli spalti dei tifosi. Man mano che Klæbo e Desloges si avvicinano al traguardo, il pubblico di Tesero ha capito che la vera impresa si stava compiendo nelle retrovie.
Gli spettatori di tutto il mondo, austriaci, finlandesi, norvegesi e statunitensi, hanno iniziato a scandire il nome della piccola isola dell'oceano atlantico: "Ha-i-ti! Ha-i-ti!". Una sinfonia di lingue diverse unite da un unico battito: quello del rispetto per chi onora la gara fino all'ultimo metro. In quel momento, la geopolitica tormentata, le barriere geografiche e le differenze climatiche sono evaporate tra i boschi del Trentino. Vedere la maglia di Haiti, un paese martoriato da crisi politiche e sociali, sfilare insieme ai giganti della neve è stato il promemoria più potente di cosa significhi "partecipare". Lo spirito olimpico che si respira in questi giorni sulle Alpi è una forza capace di abbattere ogni muro, rendendo un atleta di una piccola isola caraibica il gigante di una giornata indimenticabile.

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna













