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Storie | 04 luglio 2025 | 13:15

Fu la prima donna paracadutista italiana: dopo un lancio si fratturò una caviglia, ma riuscì a raggiungere i partigiani e a consegnare i documenti che aveva con sé: a 101 anni, Paola Del Din è un simbolo della Resistenza

Figura di rilievo nella Resistenza, medaglia d’oro al valor militare, prima donna paracadutista italiana a effettuare un lancio operativo, staffetta e insegnante di lettere: non è facile condensare una vita lunga e intensa come quella di Paola Del Din, nata il 22 agosto 1923 a Pieve di Cadore. Sabato 5 luglio, a Rivamonte Agordino (nella Casa della Gioventù, alle ore 16), Paola Del Din - che ha origini rivamontesi - incontrerà la cittadinanza

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Figura di rilievo nella Resistenza, medaglia d’oro al valor militare, prima donna paracadutista italiana a effettuare un lancio operativo, staffetta e insegnante di lettere: non è facile condensare efficacemente, in una manciata di parole, una vita lunga e intensa come quella di Paola Del Din, 101 anni scanditi da una tempra invidiabile.

 

"Patriota militante nelle file della brigata Osoppo dal 1943 al 1945, figlia, sorella e moglie di alpini, racconta un pezzo di storia italiana vista attraverso gli ideali e con gli occhi di una famiglia che amava l'Italia più di se stessa", si legge nella presentazione del libro Il diritto di parlare - Paola Del Din, una vita in prima linea dalla Resistenza alla Guerra Fredda, del giornalista Andrea Romoli. 

 

"Ho fatto il mio dovere, quello in cui credevo", afferma tagliando corto Paola Del Din a chi le chiede conto delle imprese di cui si è resa protagonista durante la seconda guerra mondiale. 

 

Nata il 22 agosto 1923 a Pieve di Cadore (BL), il 25 aprile 1944 perde il fratello maggiore Renato - sottotenente degli alpini - ucciso dalla milizia fascista a Tolmezzo, durante un’azione dimostrativa (fu tra i primi a promuovere, subito dopo l'armistizio, la lotta di liberazione in Carnia, ricorda Anpi). Da lui, Paola prenderà il suo nome di battaglia, Renata, come ricorda anche il titolo della sua biografia Nome in codice: Renata. Storia di Paola Del Din, combattente della Resistenza e agente segreto, scritto da Alessandro Carlini. 

 

Di recente, durante la sua visita in Italia, Re Carlo III ha omaggiato Paola Del Din citandola durante il discorso pronunciato al Parlamento: "Ricordiamo le terribili sofferenze della popolazione civile italiana – così come l’eroismo della Resistenza, tra cui Paola Del Din, addestrata dal Special Operations Executive britannico e lanciata con il paracadute per compiere la sua missione in supporto agli Alleati proprio ottant’anni fa, in questo stesso giorno. So che oggi tutti noi pensiamo a Paola, oggi centenaria – e rendiamo omaggio al suo coraggio", ha affermato Carlo d’Inghilterra. 

 

Il ritratto di Paola Del Din pubblicato sul sito di Anpi ci aiuta a ripercorrere alcuni tratti della sua biografia. "Si era appena laureata in Lettere all'Università di Padova quando, sopravvenuto l'armistizio, entrò nelle file della Resistenza veneta con il fratello Renato, di un anno più vecchio di lei e che sarebbe caduto pochi mesi dopo a Tolmezzo, durante una temeraria azione contro una caserma della milizia fascista. Dopo la morte del fratello, Paola s'impegnò ancor più nella lotta antifascista", riporta Anpi. 

 

Con il nome di "Renata" assolse numerosi e rischiosi incarichi, come staffetta e informatrice, e riuscì a raggiungere fortunosamente gli Alleati a Firenze, portando con sé importanti documenti. 

 

Una volta nell'Italia liberata, Paola Del Din chiede di frequentare un corso per paracadutisti, per poter tornare più facilmente a casa dalla madre, in quel Nord ancora occupato dai nazifascisti.

 

"La sua determinazione è tale che viene accontentata ed addestrata a San Vito dei Normanni dagli alleati inglesi. ‘Renata’ prende parte ad undici voli di guerra - ricorda Anpi -. Chiede ed ottiene che gli inglesi liberino e facciano tornare in Italia il padre Prospero, ufficiale degli alpini prigioniero in India. Alla vigilia della Liberazione si fa portare in aereo su una zona del Friuli, dove deve prendere contatto con una Missione alleata; tocca terra in malo modo, si frattura una caviglia, ma riesce faticosamente a raggiungere i partigiani e a consegnare a chi di dovere i documenti che ha con sé. Negli ultimi giorni della guerra di liberazione, ancora claudicante, attraversa a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata".

 

Dopo la fine della guerra, vince una borsa di studio e consegue il titolo di "Master of Arts" oltreoceano, all'Università di Pennsylvania, e una volta rientrata in Italia si dedica all'insegnamento. Nel 1957 riceve la massima ricompensa militare italiana, con la seguente motivazione: "Bellissima figura di partigiana, seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà". 

 

Ha continuando a trasmettere con passione i valori della libertà e della Resistenza. "Serve parlare della Resistenza perché la resistenza è una lotta contro la dittatura; l’idea era di imparare che cos’è la democrazia, che significa reciproca tolleranza, comprensione, senso del limite, e questo spesso non succede. Il principio della vera democrazia è il rispetto dell’altrui e della propria identità" ha affermato Paola Del Din in una recente intervista. 

 

Sabato 5 luglio, a Rivamonte Agordino (nella Casa della Gioventù, alle ore 16), Paola Del Din - che ha origini rivamontesi - incontrerà la cittadinanza in un appuntamento che verrà introdotto dalla Consigliera Regionale Silvia Cestaro. “Un’occasione unica per ascoltare la testimonianza diretta di una protagonista della storia italiana”, affermano gli organizzatori. L’ingresso è libero, la cittadinanza è invitata. Qui le informazioni sull'evento.

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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