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Storia | 12 agosto 2025 | 06:00

Trucidati 500 civili, 130 erano bambini: "Gli uomini si nascosero nei boschi, sicuri che alle famiglie non sarebbe accaduto niente". La violenza nazi-fascista che si abbatté su un'intera comunità di montagna

Il 12 agosto del 1944, sulle propaggini meridionali delle Alpi Apuane, avvenne uno dei più atroci crimini di guerra commessi ai danni dei civili durante la Seconda Guerra Mondiale. Sant'Anna di Stazzema è uno dei tanti luoghi della memoria sparsi sulle nostre montagne che vale la pena visitare, per ricordare, per rendere omaggio, per pensare a ciò che accade oggi in altre parti del mondo

Nella piccola piazza di fronte alla chiesa due bambine si rincorrono, urlano, ridono, poi si fermano a riposare all'ombra di un platano. Non si accorgono nemmeno della nostra presenza, prese come sono dal loro spensierato giocare.

 

Rimaniamo immobili ad osservarle, in preda a sentimenti contrastanti che riusciamo a gestire con difficoltà. Cerchiamo un punto di evasione nel paesaggio, osservando gli affilati crinali delle Apuane, ma non riusciamo a smettere di pensare, di allineare scene orribili, talmente orribili da non essere del tutto immaginabili.

 

Forse è giusto così. Dagli orrori della storia non si può fuggire, non si deve fuggire. D'altronde, abbiamo pedalato fino a quassù proprio per ricordare, per rendere omaggio.

Su una lapide abbiamo appena letto che proprio qui, su questo stesso fazzoletto di mondo, sono stati 130 i bambini trucidati senza pietà. Una di loro, Anna - nome importante per questo luogo - aveva appena venti giorni di vita. Un altro stava per venire al mondo. 

Sant'Anna di Stazzema non si vede risalendo la ripidissima strada che dalla costa tirrenica si inerpica tra le verdi colline versiliesi. Spunta dalle chiome degli alberi prima il campanile, poi, più in alto, un'altra torre solitaria: l'ossario che raccoglie i resti di oltre 500 civili.

 

Era il 12 agosto 1944, erano le prime luci dell’alba. Centinaia di soldati delle SS, guidati da italiani fascisti, accerchiarono questo piccolo paese di montagna, allora abitato anche da molti sfollati di guerra.

 

"Pensando ad un rastrellamento, gli uomini si nascosero nei boschi, sicuri che alle famiglie non sarebbe accaduto niente di grave", si legge su un cartello in piazza Anna Pardini, dedicata alla piccola Anna uccisa a soli venti giorni di vita.

"Invece quella mattina Sant’Anna di Stazzema fu vittima di uno dei più atroci crimini di guerra commessi ai danni dei civili durante la Seconda Guerra Mondiale. La violenza dei nazisti si abbatté su una intera comunità; nel giro di poche ore vennero massacrati oltre 500 innocenti, in gran parte bambini, donne e anziani, rastrellati, picchiati, chiusi nelle stalle o nelle cucine delle case, uccisi a colpi di mitra e bombe a mano. Il fuoco venne usato per distruggere e cancellare tutto: i corpi, le case, le stalle, gli animali. I carnefici uccisero i nonni e le madri, i figli e i nipoti. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese, di appena venti giorni. Uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto. Uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle. Uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente sulla piazza della chiesa. Uccisero gli otto fratellini Tucci, provenienti da Livorno, assieme alla loro mamma. Uccisero solo civili. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe".

Dovremmo ripartire, ma qualcosa ci trattiene. L'aria è densa di pianti, di dolori immensi, di vuoti incolmabili, ma sospesa sopra le nostre teste c'è anche un rete invisibile, che avvolge l'intera Europa e che proprio qui ha uno dei suoi nodi più stretti.

 

"Un sacrario europeo del dolore", ha definito questo luogo il Presidente Mattarella, "ma anche un simbolo di riscatto, di quella rinascita umana e civile che ha saputo opporsi alla barbarie, generando democrazia, libertà, pace, laddove si voleva cancellare ogni speranza". Dal 2000 Sant'Anna di Stazzema ospita il Parco Nazionale della Pace, creato per "mantenere viva la memoria e instillare nelle nuove generazioni i valori della democrazia, della giustizia e del rispetto tra le persone e le Nazioni". 

 

"L'Europa inizia qui" si legge su un piccolo cartello, e non è una frase fatta, un banale messaggio di rito. Quei soldati delle SS avevano vent'anni. Oggi i ventenni europei vivono una situazione politica e sociale diametralmente opposta, anche se i rigurgiti di quei tempi bui non si sono certo placati. Ma altrove? Quante piccole Anna muoiono ogni giorno senza motivo, senza pietà, senza umanità? 

Le due bambine ora raccolgono fiori, le osserviamo per l'ultima volta e le salutiamo con un sorriso. 

 

Scendendo da Sant'Anna di Stazzema lo sguardo si proietta verso il mare, che brilla all'orizzonte oltre i versanti boscati. Quella stessa acqua bagna oggi altri sacrari del dolore, lontani e vicinissimi. 

 

Riconoscere la stessa barbarie, perpetrata contro chiunque e in qualsiasi parte del mondo, è forse l'unico modo per dare un senso a ciò che qui è accaduto, finché continuerà ad accadere.

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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