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Cultura | 15 maggio 2025 | 12:00

La crisi della democrazia e le possibili risposte coinvolgono anche i territori montani: "Le aree più lontane spesso hanno difficoltà a imporre i propri temi nel dibattito politico nazionale"

La profonda crisi che sta colpendo le democrazie contemporanee, segnate dalla polarizzazione politica, dalla sfiducia nelle istituzioni e nella disaffezione partecipativa colpisce anche i territori e le comunità montane. In questi contesti potrebbero però nascondersi alcuni strumenti chiave per ripensare al modello di democrazia attuale, sia guardando agli strumenti politici tradizionali delle aree montane sia come laboratori di partecipazione politica e innovazione civica. Marco Almagistri, docente di Scienza politica all’Università di Padova, affronta il tema in vista dell’appuntamento 'Democrazia oggi. Tra tempeste e speranze: la crisi della democrazia e le risposte possibili', in calendario il 16 maggio per la rassegna 'Liberazione80'

scritto da Michele Argenta
Festival AltraMontagna

La profonda crisi che sta colpendo le democrazie contemporanee, segnate dalla polarizzazione politica, dalla sfiducia nelle istituzioni e nella disaffezione partecipativa colpisce anche i territori e le comunità montane. Proprio queste aree, lontane dai centri che plasmano l’agenda politica ed economica, soffrono in modo particolare le decisioni calate dall’alto, che si tratti di grandi infrastrutture, di turismo invasivo o di ricollocazione dei servizi essenziali. In questi contesti potrebbero nascondersi alcuni strumenti chiave per ripensare al modello di democrazia attuale, sia guardando agli strumenti politici tradizionali delle aree montane sia come laboratori di partecipazione politica e innovazione civica.

Marco Almagistri, docente di Scienza politica all’Università di Padova e direttore del Centro di Studi regionali 'Giorgio Lago', ha affrontato il tema in vista dell’appuntamento 'Democrazia oggi. Tra tempeste e speranze: la crisi della democrazia e le risposte possibili', in calendario il 16 maggio alla Biblioteca Civica di Belluno (ore 20:45) per la rassegna Liberazione80.

 

 

Come si riflette la crisi della democrazia nelle aree montane nelle aree interne, spesso marginalizzate dal dibattito politico nazionale? Guardare a strumenti del passato che si sono rivelati validi (come le Regole o le associazioni fondiarie) può essere una chiave di lettura per il futuro?

 

Lo stato di salute delle democrazie riguarda da vicino aree quali quelle montane nelle aree interne. Non soltanto perché le turbolenze che stiamo vivendo coinvolgono in diverso grado tutte le cittadine e i cittadini, ma, soprattutto, perché il processo di polarizzazione crescente che coinvolge la quasi totalità delle democrazie è legata anche a dinamiche territoriali. La disaffezione democratica è un fenomeno che si acuisce nelle zone più lontane rispetto alle aree metropolitane, dove si concentrano i centri connessi del mondo globalizzato, il nucleo produttore dei valori di massa contemporanei. È una grande rete globale, i cui nodi sono le metropoli dove, di fatti, si decidono i destini del mondo, plasmando valori e immaginario, e che ospitano le sedi dell’alta finanza, dell’editoria, del sistema dei media, del marketing e della pubblicità, dello show business, dei centri di ricerca e dell’Università. Le aree più lontane maturano spesso un senso di esclusione dai processi globali e hanno difficoltà a imporre i propri temi nel dibattito politico nazionale. Da qui derivano manifestazioni di volontà politica differenti rispetto alle aree metropolitane e una crescente sfiducia nella capacità risolutiva dei problemi da parte della politica. In controtendenza rispetto a questi processi ci sono iniziative quali, ad esempio, le associazioni fondiarie, che mostrano il lodevole obiettivo di recupero di aree agricole o boschive per finalità produttive sostenibili. Sono tipi di azione che si diffondono nelle comunità locali e che possono valorizzare solidarietà e partecipazione.

 

 

Turismo di massa, grandi opere (come gli invasi), effetti della crisi climatica e gestione della sanità sono spesso sentite come “imposte” dalle popolazioni locali mentre viene speso negata una forma di partecipazione politica spinta dal basso. Tutto questo porta inevitabilmente astensionismo e sfiducia negli strumenti democratici in un circolo vizioso pericoloso. Esistono modi per riavvicinare le comunità emarginate alla politica e per far “reinnamorare” i cittadini della politica stessa?

 

I processi ora ricordati sono centrali e spesso sono “subiti” dalle comunità locali. E non solo. La montagna in Veneto sta attraversando una fase di grandi trasformazioni, dal riordino delle Unioni montane all'attivazione degli ATS - Ambiti Territoriali Sociali, che cambieranno profondamente le politiche per la montagna. Queste riforme riguarderanno in modo significativo la vita delle comunità locali, incidendo sui servizi di prossimità. Un tema cruciale, che può incidere sulle sorti delle aree montane a rischio di spopolamento sono i servizi di welfare territoriale. Da lì si potrebbe partire per rigenerare comunità e desiderio di partecipazione. Sono temi su cui ragioniamo nel Centro interdipartimentale di Studi Regionali “Giorgio Lago” dell’Università di Padova, che ho l’onore di dirigere, grazie soprattutto al contributo fondamentale della Vicedirettrice, la Professoressa Parizia Messina, che, proprio con il nostro Centro, ha organizzato per il 30 maggio, a Padova, un Convegno sugli Ambiti Territoriali Sociali e il Welfare territoriale.”

 

 

Durante la Seconda guerra mondiale, le montagne furono rifugio per partigiani e luoghi di libertà contro l'oppressione. Oggi che la democrazia è in crisi, ritiene che le aree montane possano ancora essere laboratori di resistenza civica e rinascita democratica, magari attraverso nuove forme di partecipazione?

 

Durante la Seconda guerra mondiale le montagne furono teatro di eventi importanti e fondativi di tradizioni e culture politiche di grande importanza e spessore, anche in Veneto. Ricordiamo a questo proposito l’opera straordinaria I Piccoli Maestri di Luigi Meneghello, che narra le vicende di giovani studenti-partigiani sulle montagne dell’Altopiano di Asiago, con ampie parentesi anche nel bellunese. Uno dei principali meriti del libro di Meneghello è proprio l’abilità con il quale l’autore evidenzia l’esistenza di grandi risorse di impegno collettivo nei contesti locali. Da apprezzare e valorizzare. Dobbiamo recuperare l’ispirazione dei “Piccoli Maestri”, attraverso le modalità che i contemporanei mezzi di comunicazione consentono e che già costituiscono l’ambiente in cui interagiscono quotidianamente i più giovani.


 

L'appuntamento è per il 16 maggio 2025 alla Biblioteca Civica di Belluno (ore 20:45) per l'incontro "Democrazia oggi. Tra tempeste e speranze: la crisi della democrazia e le risposte possibili". 

 

 

 

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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