Contenuto sponsorizzato
Cultura | 19 aprile 2025 | 12:00

Alla scoperta di un "paese che non esiste": tra campagne abbandonate e recuperate, paesi vecchi e nuovi, sogni forti e soli

Un libro racconta San Giovanni delle Contee, che sorge su colline di confine tra Toscana e Lazio, attraverso un reportage fotografico e narrativo che offre diversi spunti per riflettere in modo complesso e non stereotipico sui paesi del mondo rurale 

Finestre chiuse, una Madonna, un’ape e la torre di un campanile, poi fratte e un sentiero nel bosco. Una serie di frammenti invita e conduce: siamo all’ingresso di un paese.

San Giovanni delle Contee è un paese di 150 abitanti in cui si produce vino nelle cantine private scavate nel tufo. Sorge su colline di confine tra Toscana e Lazio, con l’Umbria non molto lontana, vicino alla Maremma e all’ombra di Monte Amiata. Un’area che si riconosce come Tuscia toscana, di recente chiamata “Terra del Tufo” o “Colline delle Valli del Fiora”: definizioni promozionali che localmente nessuno usa. Forse, questa terra un suo nome non l’ha mai avuto e San Giovanni delle Contee, in realtà, è un paese che non esiste. 

 

“Questo paese non esiste” è un libro a cura di Costanza Ciattini (art director), Lorenzo Ferroni (fotografo), Claudia Paladini (photo editor), Claudia Bessi (illustratrice e grafica) e Tommaso Ciuffoletti (scrittore) che racconta San Giovanni delle Contee seguendo la stagionalità dell'uva e della produzione del vino. Il volume è il risultato di un reportage fotografico realizzato da marzo a ottobre 2024 per raccontare questo paese e la produzione del vino, seguendo la trasformazione dei colori, della luce e del paesaggio. Un’esplorazione tenera e tenace che offre immagini vivide e sguardi emozionati – ma non romantici e smielati – di abitanti di città, affezionati ai paesi. 

"Scoprire la stagionalità, la lentezza, la ripetizione delle giornate, le persone e le vie che lo abitano, il profumo delle foglie bagnate e di quelle secche. Girare l'angolo e trovarsi dentro ad una cantina scavata nel tufo, catturati dall'odore di erba e legno e dal fresco di un luogo che il sole non lo ha mai visto se non attraverso gli occhi delle persone che vi entrano. Ed una volta assaporato ogni angolo, abbiamo iniziato a racchiudere immagini, illustrazioni e racconti all'interno di un libro, capace di interessare e dare la possibilità a vignaioli e paesani di vedersi protagonisti di una storia".

 

Il libro mostra questo paese con occhi molteplici. Non offre un racconto univoco di San Giovanni, ma una narrazione complessa, doppia, in cui questo paese è familiare e sconosciuto, antico e contemporaneo, ordinario e fantastico. Siamo a San Giovanni delle Contee ma potremmo essere a Cagnano Amiterno, Sambuco, Introdacqua. Paesi di cui siamo originari/e, dove sono nati/e nonni e nonne, a cui un insieme di spinte centrifughe ci hanno allontanati/e. Si chiamano urbanizzazione, turbo capitalismo, spopolamento, accesso ai servizi, globalizzazione. Paesi a cui dedichiamo ripetuti, fedeli, nostalgici ritorni.

 

Siamo immerse/i nelle vigne e in una vita di campagna che ricorda un tempo anziano, e ogni tanto compaiono disegni di occhi bambini. San Giovanni pare arrugginito come gli attrezzi agricoli nel capanno, e inserito in dinamiche globali: delle scope da esterno fatte con rami di ginestra, erica e pungitopo sono “ecologiche, economiche, dovremmo farcele finanziare con fondi europei”. E così diventa possibile pensare che “San Giovanni delle Contee in hindi si scrive सनै जियोवन ् नी डले े कॉन ् टी”. 

 

In altri termini, San Giovanni delle Contee è metonimia del paese inteso non come una dimensione chiusa, isolata, arretrata, passatista; ma aperta a fenomeni contemporanei e transcalari. Una riflessione che collega San Giovanni delle Contee ai paesi attraversati da storie complesse ed economie globali: tra i tanti, Sant’Angelo Muxaro, Cianciana o San Biagio Platani, nell’entroterra agrigentino, in cui si può incontrare archeologia industriale e turismo internazionale (qui e qui).

 

Questo libro offre diversi spunti per riflettere in modo complesso e non stereotipico sui paesi del mondo rurale. 

Innanzitutto, mostra che serve uno sguardo profondo – antropologico – per leggere la cultura di un paese. Così, ad esempio, un breve aneddoto racconta l’arte raffinata e sottile di inventare soprannomi: invenzioni collettive, a volte anche cattive, che interpretano i personaggi di paese. Tra gli anni ‘60 e ‘80, il barbiere di San Giovanni era un certo Scandalo: “amava la musica e quando venne il tempo del rock fu un colpo di fulmine. Riempì la sua Ritmo di adesivi di Jimi Hendrix, Deep Purple, Doors, Jethro Tull e Led Zeppelin, incorniciati dalle mille antenne di un baracchino che aveva montato sui sedili posteriori. Girava con un bracciale di pelle e borchie e nella bottega teneva i giornaletti sporchi. Ogni tanto, mentre ti tagliava i capelli, si assentava per andare a casa a fare qualche bisogno, poi tornava e finiva il taglio”.

 

In secondo luogo, il libro e le sue immagini fanno ragionare sull’assenza di memoria e consapevolezza di cosa fosse la campagna, abitata e produttiva. Un mondo dimenticato per lo stigma della civiltà mezzadrile e per le trasformazioni consumistiche del mondo rurale: dalle sofisticazioni del marketing, alla retorica Mulino Bianco. Contro questa tendenza a dimenticare il mondo rurale, questo libro ci invita ad avvicinarci a un paese, a sporgerci oltre la soglia di una cantina. 

 

Le fotografie ritraggono i personaggi di San Giovanni delle Contee di fronte: si ha come l’impressione di affacciarsi a salutare qualcuno. Un uomo si sporge da un tavolo, un altro apre le porte della sua cantina. Anche la luce invita a entrare: lame gialle si posano oblique su bicchieri, anfore e sedie vuote. Spazi abitati, oggetti in attesa. Una parete squarciata da un taglio alto fa intendere che siamo sottoterra, c’è vita là fuori.

 

Per ritrovare una relazione alla campagna che concili produzione, socialità e rituali collettivi, da qualche anno a San Giovanni delle Contee si sono riattivate diverse realtà intorno al vino. A fianco alle storiche cantine, di recente è nata la Cantina del Rospo che produce Sciornaia, un vino che ha iniziato a viaggiare per enoteche e ristoranti, facendo girare la storia di San Giovanni, del suo territorio e delle sue persone. E intorno a queste fermentazioni, si è cominciata a organizzare la Disfida delle Contee, festa delle vigne, di vignaioli e vignaiole. 

 

“Questo paese non esiste” è un racconto appassionato – ed esteticamente coinvolgente – di un’Italia rurale che insieme resiste e scompare. Un racconto di campagne abbandonate e recuperate. Un racconto di paesi vecchi e nuovi, sogni forti e soli. Il libro si può ordinare sul sito: questopaesenonesiste.it. Per maggiori informazioni di può scrivere a: info@questopaesenonesiste.it.

 

il blog
Racconti dagli Appennini in mutazione

Gli Appennini sono da sempre abitati, vissuti e lavorati. La loro geografia lo testimonia: piccoli paesi incastrati tra le alture, collegati da strade e sentieri che raccontano storie di mobilità. Luoghi che storicamente sono stati centrali nelle relazioni politiche, economiche e culturali del Mediterraneo in cui si estraevano risorse, producevano beni preziosi, sperimentavano innovazioni e mestieri. 

Partendo dall’Appennino centrale, contesto delle nostre ricerche e attività politiche e sociali, il blog racconta storie ed economie montane contemporanee, intendendo economia come cura e gestione del bene comune, inserita in trame ecologiche multi-specie. Raccontiamo pratiche collaborative di gestione e cura del rurale con radici secolari, così come di esperienze recenti e soggettività impreviste che immaginano nuovi modi di abitare e produrre in montagna. Raccontiamo queste storie con uno sguardo che cerchi di parlare al futuro e di stare - senza scioglierle - nelle contraddizioni del presente

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 23 aprile | 19:00
La Provincia è l'ente intermedio che si occupa di ambiente e viabilità, ma la legge Delrio, con il voto indiretto [...]
Ambiente
| 23 aprile | 18:00
L'isola di Taiwan è stata abituata dalla storia e dalla geopolitica a vivere nell'incertezza. E incerto è anche il [...]
Cultura
| 23 aprile | 15:00
Esce "A passi leggeri", il podcast su beni comuni e diritti della natura, frutto di un lavoro di ricerca e di [...]
Contenuto sponsorizzato