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Storie | 09 maggio 2025 | 13:00

Dalle Alpi Maledette alla foresta delle leggende, fino al monte dove nasce il fiume che unisce Oriente e Occidente: il Giro d'Italia comincia qui

La prima "montagna del giorno" di "Un altro Giro" è il Valamara: una tra le mete più remote e affascinanti dell’entroterra albanese. Un entroterra fitto di foreste, come ci racconta FSC Italia. Le Alpi Albanesi (o Alpi Maledette), nel nord del Paese, sono una delle zone più ricche di biodiversità, dove foreste di faggi, abeti e latifoglie dominano incontrastati, mentre più a sud foreste miste di querce, castagni e pini ricordano gli spazi di alcune regioni interne dell'Italia centrale, anche se con carattere più selvaggio e meno antropizzato. Proprio a sud di Durazzo comincia oggi la corsa rosa

Festival AltraMontagna

Il nostro viaggio alla scoperta delle montagne e delle foreste attraversate dal Giro d'Italia 2025, che prende il via oggi con la tappa Durazzo - Tirana, comincia dall'entroterra albanese.

 

LA MONTAGNA DEL GIORNO - a cura di Luigi Torreggiani

 

Prima di affrontare la salita inaugurale del Giro d’Italia 2025, che porterà il gruppo ai quasi 800 metri di quota del Gran Premio della Montagna posto presso i pascoli, i boschi e le case basse del paese di Gracen, oggi i corridori pedaleranno per circa 40 chilometri lungo un fiume. Shkumbin è il suo nome albanese, Genesus invece il suo antico nome romano: una linea d’acqua che taglia il Paese da est a ovest, tra gole e pianure, dal monte Valamara - dove nasce - al mare Adriatico - dove sfocia.

 

La prima montagna del Giro 2025 non poteva quindi che essere proprio il massiccio di Valamara, che arriva a toccare con una delle sue cime i 2.373 metri e che rappresenta una tra le mete più remote e affascinanti dell’entroterra albanese.

 

Ma torniamo al fiume Shkumbin, che quando si chiamava ancora Genesus rappresentava un fondamentale e strategico ponte tra Oriente e Occidente. A fianco di questo corso d’acqua venne infatti costruita, nel 146 avanti Cristo, la Via Egnatia: 1.120 chilometri che tagliavano Illiria, Macedonia e Tracia per poi connettersi a Brindisi con la Via Appia, unendo così Roma a Bisanzio, il Mediterraneo al Mar Nero.

 

Oggi è iniziata la lunga cavalcata del Giro. Più che da una visione verticale, da imprese di indomiti alpinisti, ci sembrava giusto inaugurare questo “racconto nel racconto” da una prospettiva orizzontale, quella di un fiume e di un’antica strada. Linee che valicano confini, che attraversano mari, che uniscono popoli, che invitano a iniziare il viaggio. 


Il versante orientale del massiccio di Valamara dal Lago di Ohrid (Foto Albinfo - Wikimedia Commons)

LE FORESTE DEL GIORNO - a cura di FSC Italia

 

Durazzo: parte da qui il nostro viaggio ciclistico-forestale, che seguirà la carovana rosa durante le prossime settimane. Il Paese delle Aquile condivide molte cose con l’Italia - e no, non stiamo parlando solamente dell’amore (almeno delle generazioni non più giovanissime) per artisti come Toto Cotugno, Iva Zanicchi, Al Bano e Mietta: esattamente come il nostro amato Stivale, è ricoperto per più di un terzo da boschi. Italia e Albania hanno un carattere geografico montuoso che contribuisce alla formazione di un paesaggio forestale ricco e variegato, con territori che vanno dalle coste fino alle zone montuose interne.

 

Le Alpi Albanesi (o Alpi Maledette), nel nord del Paese, chiudono la catena delle Alpi Dinariche e sono una delle zone più ricche di biodiversità, dove foreste di faggi, abeti e latifoglie dominano incontrastati, mentre più a sud foreste miste di querce, castagni e pini ricordano gli spazi di alcune regioni interne dell'Italia centrale, anche se con carattere più selvaggio e meno antropizzato. Proprio a sud di Durazzo, da dove comincia il Giro 2025, si trova la Foresta di Divijaka all’interno del Parco nazionale omonimo: 780 ettari di pini e macchia mediterranea tra lagune, paludi e dune.

 

Non sorprende che molte delle leggende e miti albanesi si siano sviluppati attorno alla foresta: nei tempi antichi, si pensava ad esempio che queste aree fossero abitate da spiriti protettori che vegliavano sulle comunità rurali e sulle loro terre, e piante ritenute sacre come il ciliegio o l'alloro venivano spesso piantate vicino alle case come simbolo benaugurante. In alcune aree remote, si credeva addirittura che le anime dei defunti trovassero rifugio nei boschi, e per questo venivano adottati riti e pratiche per preservare l’aura di questi luoghi.

 

Per essere aggiornati sulla tappa di oggi e per scoprire le montagne e le foreste attraversate da quella di domani, non perdetevi l’articolo serale a cura di Leonardo Piccione di Bidon e seguite la rubrica qui, su L’AltraMontagna.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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