Dall'ennesimo secondo posto evitato, alla prima maglia rosa messicana della storia: sulle strade bianche toscane cambia il ritmo del Giro

Ci sono giorni in cui il ciclismo impone di abbracciare senza troppe domande il caotico fluire degli eventi, di cavalcare le onde come vengono, di rotolarsi nel fango del presente, ché del futuro non ci si può mica fidare troppo. Oggi abbiamo vissuto uno di questi giorni, tra un ritrovato Van Aert, uno straripante Del Toro, un coraggioso Bernal e uno sfortunatissimo Roglič

Si dice, con assoluta aderenza alla realtà, che le corse di ciclismo siano partite di scacchi in bicicletta. Che sia obbligatorio ragionare due o tre mosse avanti, arrovellarsi intorno ai precari equilibri che reggono una disciplina fondata su una gigantesca contraddizione in termini (uno sport individuale e di squadra insieme!), e che anche le decisioni all'apparenza più insignificanti possono squassare irreparabilmente. E poi ci sono i giorni in cui il ciclismo impone di abbracciare senza troppe domande il caotico fluire degli eventi, di cavalcare le onde come vengono, di rotolarsi nel fango del presente, ché del futuro non ci si può mica fidare troppo. Sono quasi sempre questi i giorni in cui il ciclismo dà il meglio di sé: ne abbiamo appena vissuto uno.
La nona tappa del Giro d'Italia 2025 è stata un'indimenticabile giornata di ciclismo giocato prima ancora che pensato, in cui ciascuna delle scelte che hanno determinato l'esito della tappa - potenzialmente dell'intero Giro d'Italia - potrebbe essere scandagliata in cerca di falle, di lacune logiche intorno alle quali imbastire una critica a questa squadra o quel corridore. Col rischio però di perdersi per strada il senso del momento, che è sempre meglio vivere che spiegare.
La prima e capitale scelta che ha modellato la Gubbio-Siena di oggi è stata quella che Isaac Del Toro e la UAE Emirates hanno compiuto a 50 chilometri dal traguardo, appena dopo che una caduta di Chris Hamilton aveva coinvolto Tom Pidcock, Primoz Roglič e Juan Ayuso e causato una frattura nel gruppo dei migliori.

In quel momento, senza preoccuparsi del posizionamento del suo compagno di squadra (Ayuso), Del Toro ha deciso di emergere dalla polvere. Ha accelerato, portando il suo primo vero assalto al Giro e alla consolidata logica che in situazioni simili prescriverebbe di rimanere accanto a quello che sulla carta è il proprio capitano, aiutandolo a dilatare il proprio vantaggio sul rivale in ambasce (Roglič, per l'appunto).
La seconda scelta-chiave della tappa è stata quella di Egan Bernal, che è immediatamente piombato su Del Toro insieme a due compagni di squadra (Arensman e Rivera), trasformando l'azione solitaria del talento messicano in un attacco di squadra della Ineos. È stato l'istinto a indurre Bernal a provarci, non certo la prudenza: ha agito come se fosse tornato la migliore versione di se stesso, pur sapendo che non è ancora così.
Nel finale, in effetti, il campione colombiano ha sofferto; è stato ripreso e staccato da tutti gli altri big (tranne Roglič). Ma una parte considerevole del buono e dello spettacolare che è accaduto in questa tappa lo si deve al suo coraggio, alla sua volontà di ragionare e di muoversi come il campione che non ha mai smesso di essere. E lo si deve al lavoro con cui, dopo la foratura di Arensman, un indomito Brandon Rivera, gregario e amico fraterno di Bernal, è riuscito per lunghi chilometri a tenere a distanza il gruppetto degli immediati inseguitori, capeggiato - delizioso cortocircuito tattico - da due compagni di un uomo all'attacco, Ayuso e McNulty.

Anche Wout van Aert faceva parte del quartetto di fuggitivi insieme a Del Toro, Bernal e Rivera. E anche Van Aert ha corso un rischio mica da nulla, aggregandosi alla mattata. Non solo ha privato Simon Yates, l'uomo di classifica della Visma, del suo supporto lungo un tracciato non certo ideale alle caratteristiche dello scalatore inglese; ma si è anche esposto alla razione di giudizi non certo lusinghieri che avrebbero inevitabilmente accompagnato una sua nuova disfatta.
Quando Del Toro e Van Aert sono rimasti da soli in testa, con Del Toro sempre a dettare un ritmo forsennato e Van Aert sempre a cercare di non lasciare che nemmeno un'unghia, nemmeno un sassolino lo dividesse dalla ruota posteriore del messicano, sembrava fosse questione di tempo - di metri - prima che il belga fosse costretto a rassegnarsi al milionesimo secondo posto in carriera.

E invece. E invece su via Santa Caterina le sensazioni dei giorni scorsi si sono trasformate in evidenza empirica: Van Aert sta tornando il vero Van Aert, un campione che - l'ha detto Del Toro dopo il traguardo - «in un arrivo così forse lo stacchi su un altro pianeta». È uscito in testa dall'ultima curva: a quel punto nessuno poteva strozzargli in gola il più liberatorio degli urli, o negargli l'abbraccio della città dove sette anni fa era cominciata la sua carriera su strada.
In una Piazza del Campo abbagliata e abbagliante, Isaac Del Toro ha dovuto accontentarsi di diventare il primo messicano della storia a vestire la maglia rosa, che adesso indossa con 1 minuto e 13 secondi di vantaggio sul suo compagno e capitano (o co-capitano? o ex-capitano?) Juan Ayuso. All'efficacia a lungo termine della "strategia delle due punte" della UAE ci si penserà in seguito. Oggi contava che il talento scorresse libero. Era uno di quei giorni in cui il ciclismo si celebra, non si disseziona; un luminoso pomeriggio di fuoriclasse appena consacrati, di altri ritrovati, di altri a un passo dal ritrovarsi.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Wout van Aert è tornato. È tornato nonostante la sfortuna, nonostante l'inghiottitoio dei piazzamenti. È tornato per opporsi alla riduzione della sua dimensione sportiva a quella di santo protettore degli scalognati e dei battuti.
Van Aert non è Pogačar, vince meno di Van der Poel e di Evenepoel. In termini di risultati ha ottenuto meno di quanto il suo talento lasciasse presagire. Nell'empireo dei campioni che stanno segnando la presente epoca del ciclismo, Van Aert è il più fallibile, il più umano: epperò anche per questo, ma non solo per questo, uno dei più invocati, uno dei più amati.

IL POST DEL GIORNO

Lo "YES!!!" di Van Aert. La stretta di mano con Del Toro. L'abbraccio con la famiglia e lo staff. Il tripudio del pubblico. Tutto in meno di un minuto. A volte viene il dubbio che scrivere sia superfluo, al cospetto di video così:
LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Vince Van Aert, e quando vince Van Aert è un po' come se vincesse il ciclismo tutto, perché tutti vogliono bene a Wout van Aert, l'incarnazione su due ruote della generosità e della tenacia. Il corridore che non nega mai un sorriso, una parola, un autografo a nessuno. E soprattutto che non si nasconde dal vento; che attacca o tira, per sé o per gli altri, anche quando sente che non vincerà, quando i rivali sono più forti di lui o è la sfortuna ad affossarlo. Van Aert è un monumento alla resistenza, fino all'ultima goccia di sudore.
'Till I Collapse doveva essere un brano minore di "The Eminem Show", quarto album del rapper di Detroit, invece è diventato uno dei suoi pezzi più simbolici e amati: un inno alla resistenza, scritto nel momento in cui era bersagliato dai critici. Eminem trova nell'amore per la musica la motivazione per non arrendersi, per «cacciar fuori quella merda da te». È l'amore per quello che si fa a dare la forza, lo stesso che van Aert prova per la bicicletta, finché non crolla. E a volte, come a Siena, si crolla stremati di gioia.
LE FRASI DEL GIORNO

«Ho dormito con la maglia rosa accanto per portarmi avanti con le ore, perché magari la terrò solo un giorno.»
Diego Ulissi, Astana, a inizio tappa, presagendo che il suo ritorno a Itaca da leader del Giro sarebbe stato dolcissimo ma fugace
«La corsa è transitata tra due grandi piovaschi ma senza incrociare nessun fenomeno.»
Prof. Enrico Fagnani, Raisport, escludendo incomprensibilmente Isaac Del Toro dal novero dei fenomeni
«Tra poco vedremo la composizione di questi corridori.»
Stefano Garzelli, Raisport, annunciando inquietanti analisi anatomiche
LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Oggi ospitiamo due contributi. Il primo ci è stato inviato da una firma de L'AltraMontagna che avete conosciuto anche in "Un altro Giro", Luigi Torreggiani:
La strada taglia in due le colline. Ogni volta che l'ho percorsa sono arrivato quassù, a San Martino in Grania, in preda a una mezza crisi di fame. Ma oggi, dopo un notevole pranzo domenicale, aspetto la corsa con la pancia piena... e gli occhi colmi di rinnovata meraviglia.
Il secondo contributo ce lo mandano invece gli amici della Ciclofficina Bincio, fedelissimi lettori e ascoltatori di Bidon, che oggi si sono radunati lungo le strade della nona tappa del Giro:
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L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Fran Miholjević della Bahrain Victorious. Ventidue anni, croato, passista, è al suo esordio al Giro d'Italia.
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Le strade bianche hanno consegnato i primi due posti della generale alla UAE Emirates. Primo Del Toro, secondo Ayuso. Terzo in classifica è Antonio Tiberi della Bahrain, con 1 minuto e mezzo di ritardo da Del Toro. Entro i due minuti di ritardo dal messicano ci sono anche Carapaz, Ciccone, Bernal e i gemelli Yates.
È scivolato in decima posizione, dopo essere scivolato (e aver forato) sul ghiaino, Primoz Roglič, che stasera ha 2 minuti e 25 di ritardo da Del Toro. Una classica giornata di iella alla Roglič, le cui proporzioni sono rimaste tutto sommato contenute grazie all'ottimo contributo del suo giovane luogotenente Giulio Pellizzari. Anche Micheal Storer della Tudor è caduto e ha perso parecchio tempo (adesso è 11° a più di 3 minuti dalla vetta).
Il Giro domani riposa. La corsa riparte martedì con una cronometro di 28.6 chilometri tra Lucca e Pisa, quasi completamente pianeggiante, una prova in grado di far segnare distacchi superiori a quelli che provocheranno molte tappe di montagna. Il favorito per la vittoria di tappa è Joshua Tarling, già vincitore a Tirana, mentre tra i big è impossibile non considerare quella di martedì una giornata fondamentale per capire se e come Roglič potrà allestire la sua remuntada.

Ma prepariamoci a quel che sarà martedì nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che adesso ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 10 del Giro.
LA MONTAGNA DI MARTEDÌ

a cura di Luca Martinelli
Correndo a cronometro tra Lucca e Pisa i corridori saliranno in falsopiano fino al Foro di San Giuliano (101 m), la galleria scavata negli anni Venti che collega le due città toscane attraverso i Monti Pisani.
La galleria, meno di un chilometro di lunghezza, segna quasi la fine di un sistema montuoso sub-appenninico che non raggiunge i mille metri d’altezza, la cui cima principale è il Monte Serra (917 metri di quota), famoso per la presenza delle antenne televisive. Il Serra è oggi una delle mete più ambite del territorio da parte dei cicloamatori, e da quasi vent’anni si ripete ogni anno la manifestazione denominata “Trittico del Serra”, un percorso di 57 km che prevede l'ascesa dei tre versanti della montagna: quelli di Calci (Pisa), Sant’Andrea di Compito (Lucca) e Buti (Pisa), con un dislivello totale di 2.500 metri. Nel 2025 l’appuntamento sarà l’8 giugno.
Un’ultima curiosità: il Foro di San Giuliano si trova lungo la SS12 “dell’Abetone e del Brennero”. Si tratta di una delle due sole strade statali che attraversano prima gli Appennini e quindi le Alpi. Sapreste dire qual è l’altra?
LE FORESTE DI MARTEDÌ

a cura di FSC Italia
Lo sapevate che il 3% circa delle superfici forestali della Toscana è coperto da querce da sughero? Lo stesso sughero con cui poi facciamo tappi per bottiglie, borse, suole per scarpe, pannelli fonoassorbenti per l’edilizia…
E voi direte: ah, bello. Ma che c’azzecca il sughero con la gara a cronometro di oggi? Se la mettiamo sul puro piano dinamico, stiamo parlando di due categorie completamente diverse: la cronometro è una delle prove più intense e veloci del ciclismo, una competizione individuale contro il tempo. La prima raccolta di sughero si effettua invece dopo 25-30 anni, e tra un ciclo di raccolta e l’altro passano anche 9-10 anni. Decisamente overtime!
Eppure, gare a cronometro e sughericoltura hanno anche punti in comune. Esattamente come un ciclista si prepara per molto tempo eseguendo allenamenti specifici, test fisici, gare preparatorie e periodi di recupero, così una quercia impiega anni per crescere e tendere al perfezionamento continuo.
E sul lato tecnologico invece? Può sembrare strano ma il sughero è un prodotto high-tech, alla pari dei materiali leggeri e delle componenti innovative che migliorano la velocità e l’efficienza di un ciclista. Nel suo processo evolutivo, ad esempio, la quercia da sughero sviluppa una corteccia - il sughero, appunto - che contiene cera e suberina, due componenti insolubili e ignifughe che la rendono resistente agli incendi.


A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!














