Tra i "Monti Azzurri" si avvera una sogno rosa: vince l'australiano Plapp, ma la maglia più ambita passa al toscano Ulissi, che domani la vestirà nella sua terra

Tutti sapevano che questa sarebbe stata una tappa da fughe, e così è stato. A Castelraimondo ha vinto tutto solo l'australiano Luke Plapp, ma un italiano, Diego Ulissi, è tornato a vestire la maglia di leader della classifica generale. L'ultimo connazionale ad indossare la maglia rosa era stato Alessandro De Marchi nel 2021

Che fosse una tappa per fuggitivi lo sapevano tutti: ed era questo il problema. Simili a forze fisiche uguali e contrarie, le aspirazioni dei candidati alla fuga in un giorno adatto alle fughe si annullano a vicenda.
Afferma la prima legge di Newton delle fughe che se la risultante delle aspirazioni agenti su una tappa per fuggitivi è nulla, la tappa manterrà la sua velocità costante. Una velocità costante e altissima, nel caso in cui a provare ad aspirare alla fuga siano qualcosa come settanta corridori diversi: settanta desideri che confliggono, che si sfruculiano a vicenda ma puntualmente s'invalidano l'un l'altro.
È durata quasi due ore questa battaglia di audaci propositi, il convulso rimescolio dal quale sono emersi, poco prima della salita verso Sassotetto, i venti attaccanti che col beneplacito del gruppo maglia rosa si sarebbero giocati l'ottava del Giro d'Italia 2025.

Era questa soltanto la prima selezione, però, il primo filtro attraverso cui percolare. Emergere vincitori da una tappa come la Giulianova-Castelraimondo di oggi equivale ad attraversare una lunga sequenza di setacci dalle maglie sempre più strette, ogni volta sperando di essere parte della vieppiù ristretta cerchia di particelle ammesse alla successiva fase eliminatoria.
Ecco che la salita di Sassotetto riduceva il plotoncino a tredici unità, la discesa successiva a sette: Kelderman, Ulissi, Steinhauser, Plapp, Arrieta, Vendrame e Bardet, colui che nel post-gara avrebbe descritto la tappa come "una delle più dure che abbia corso in un grande giro".
Altro muro, altro assottigliamento. A poco più di 60 chilometri dall'arrivo i superstiti erano ridotti a quattro: Kelderman, Ulissi, Plapp e Arrieta. Come accade in ogni fuga, era arrivato il momento in cui le aspirazioni da incompatibili si fanno complementari, le brame di quelli che sarebbero avversari smettono temporaneamente di farsi la guerra e cominciano a corroborarsi reciprocamente. Ciascuno dei quattro ambiva a vincere la tappa; uno, Ulissi, il meglio piazzato in classifica generale, aveva il pungolo aggiuntivo della maglia rosa, che Roglič e compagni avevano optato di cedere per qualche giorno al miglior offerente.
Era tutto chiaro, tutto manifesto. Di sibillino c'erano soltanto i rilievi circostanti, i Monti Azzurri di Leopardi, gli incubatori - più verdi che azzurri, a dirla tutta - del sogno rosa del veterano dell'Astana:

L'ultimo setaccio di giornata era piazzato sulla salita di Montelago, a 45 chilometri dall'arrivo, là dove l'australiano Luke Plapp della Jayco, detto Plappy, s'involava tutto solo verso la sua prima vittoria di tappa in un grande giro. «Perché sei partito così lontano dal traguardo?», gli hanno chiesto dopo l'arrivo. «Perché sapevo che in volata non avrei battuto nessuno».

«Il ciclismo contemporaneo insegna che chi si muove per primo è avvantaggiato», ha continuato Plapp analizzando le radici del giorno più bello della sua carriera. Ha soltanto 24 anni e mezzo, ma ha già conosciuto una quantità di contrattempi (l'ultimo non più di una settimana fa a Tirana, quando è caduto in una cronometro che lo vedeva tra i favoriti) sufficienti a fargli formulare una definizione di ciclismo di disarmante lucidità: «Uno sport in cui i bassi sono molto bassi, mentre tra un alto e il successivo può passare tantissimo tempo».
Ha vinto uno dei corridori più talentuosi del gruppo, sicuramente quello dal cognome più onomatopeico. Immaginate di lanciare una monetina in una fontana, esprimendo un desiderio. Plapp.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Trentotto secondi dopo Plapp, tagliavano il traguardo di Castelraimondo Wilco Kelderman e Diego Ulissi, una strana coppia di filibustieri dei grandi giri che, superata da un pezzo la trentina, non hanno molto da chiedere a quel che rimane delle rispettive carriere.
Diego Ulissi, 35 anni e 11 Giri d'Italia alle spalle, una richiestina ce l'aveva. È stato una delle poche certezze degli ultimi tre lustri di Corsa rosa. Otto vittorie di tappa spalmate omogeneamente tra il 2011 e il 2020, alternando arrivi in solitaria e volate di gruppi più o meno ristretti. Atleta di specchiata longevità, ha vinto almeno una corsa in ciascuna stagione disputata da quando è professionista, cioè dal lontano 2010, fino al 2024.
Nel finale della tappa di oggi, quando ha capito che vestire o meno la prima maglia rosa della sua vita sarebbe stata una questione di secondi, ha chiesto di non essere aggiornato sul vantaggio residuo. Temeva che gli «scendesse l'emozione» e mandasse tutto a rotoli. A un certo punto la radiolina ha smesso del tutto di funzionare. Ce l'ha fatta per diciassette secondi. Ha preso in prestito la maglia rosa dal suo coetaneo Roglič, quindi è salito sul podio quasi sopraffatto dell'emozione.
È il primo italiano a indossare la maglia rosa dopo Alessandro De Marchi nel 2021, a conferma del fatto che il dio del ciclismo è crudele, un tiranno che esige sacrifici perpetui ma che talvolta si piega a gratificare chi non smette di crederci, anche quando tutto sembra suggerire che non è più tempo.

LE FRASI DEL GIORNO

«Vincere una tappa in un grande giro è come togliersi una scimmia dalla schiena.»
Luke Plapp, Jayco Alula, anche se sarebbe stato più calzante un canguro
«Ed ecco cominciata la rumba degli attacchi e contrattacchi.»
Francesco Pancani, Raisport, ricordandoci che il ciclismo può essere un ballo
«Oggi non so cosa abbiano i corridori, ma sembra che abbiano proprio voglia di fare fatica.»
Giada Borgato, Raisport, provando a decifrare il proverbiale masochismo dei ciclisti
LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Il contributo che segue ci è stato inviato da Carlo Giustozzi:
Buon pomeriggio di Castelraimondo,
mi trovo all'arrivo e la cosa che mi colpisce di più sono i colori in questo bellissimo pomeriggio di maggio.
Una giovane famiglia, papà, mamma e due bambini, indossa delle maglie con i colori della Colombia. Dall'altra parte della strada, sventola una grande bandiera dell'Ecuador, più avanti una brasiliana. Un bimbo, su una bicicletta alta forse mezzo metro, mostra già un carattere da fuggitivo, costringendo la mamma all'inseguimento. Portano entrambi la maglia blu del Gruppo ciclistico Michele Scarponi. Dello stesso colore è la divisa d'ordinanza del Fan Club Gianmarco Garofoli, che riesce a trovare un balcone dove appendere lo striscione per il "Condor delle Marche". Sulle vetrine dei negozi poster, cartelli promozionali e palloncini rigorosamente rosa, la tinta assai dominante nella festa dei colori di Castelraimondo.
LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Luke Plapp porta all'arrivo la prima fuga vincente di questo Giro e riporta un australiano a vincere una tappa della Corsa Rosa, cosa che non accadeva da... 48 ore. Ma se le vittorie australiane al Giro sono ormai un'abitudine, ben diverso è il caso dei corridori di Melbourne e dello stato di Victoria, il cui ultimo vincitore di tappa è stato addirittura Matthew Lloyd nel 2010. Una regione dell'Australia non molto ciclistica, ma una città che ha sempre prodotto molta musica.
Tra le punte di diamante dell'ultima ondata della scena di Melbourne, i King Gizzard And the Lizard Wizard sono una band non così diversa da Luke Plapp: ironici, travolgenti, capaci di spaziare in terreni totalmente diversi l'uno dall'altro. Polygondwanaland, del 2017, è uno dei loro album più travolgenti: la storia di un continente misterioso, da raggiungere ad ogni costo, seguendo il fiume e l'istinto, come una vittoria in fuga.
L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Jacopo Mosca della Lidl-Trek. Trentun anni, piemontese, in questa prima parte di Giro Jacopo è stato uno dei gregari più preziosi per Mads Pedersen, nonché protagonista di una scommessa che ricorderete...
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Diego Ulissi è la nuova maglia rosa, con 12 secondi di vantaggio sul suo compagno di squadra Lorenzo Fortunato, altro componente della fuga di giornata. Scende al terzo posto in classifica Roglič, a 17 secondi da Ulissi, mentre quarto è Juan Ayuso, che nella volata finale ha guadagnato 1 secondo sugli altri big e adesso ha solo 3 secondi di ritardo da Roglič.
Si arriva quindi in una situazione di equilibrio pressoché totale tra i due contendenti principali alla tappa di domani, una delle più attese e insidiose dell'intero Giro d'Italia. Quasi 30 chilometri lungo le strade bianche senesi condizioneranno un pomeriggio che dovrebbe vedere tra i grandi protagonisti un Van Aert in ripresa e un Pedersen attivissimo anche nella prima parte della tappa di oggi. Ma nemmeno gli uomini di classifiche potranno nascondersi, anche se molti lo vorrebbero.

Ma prepariamoci a quel che sarà domani nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che adesso ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della prossima frazione del Giro.
LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Luigi Torreggiani
La tappa 9 del Giro non lambirà vere e proprie montagne, ma "montagnole"; non sfiorerà crode, ma "crete". L'ultima parte del percorso si terrà infatti in terra di Siena, un luogo che è anche un colore particolare, tra il rosso-bruno e il rosso-arancione. Ma il colore caratterizzante di questa tappa sarà un altro: il bianco. Saranno infatti le "strade bianche" del territorio senese a impegnare maggiormente i corridori, che ripercorreranno alcuni dei settori sterrati della classica di inizio primavera che passa proprio di qui.
Ma torniamo a crete e montagnole. Le crete sono ovviamente quelle senesi: colline di argilla caratteristiche di un dolce paesaggio agrario apprezzato in tutto il mondo. La montagnola senese, invece, è la “quasi montagna” che divide il territorio di Siena dal Chianti. Il suo maggior rilievo è il Montemaggio, che non arriva a 700 metri di quota.
Posta tra campi e vigne, questa dorsale molto boscata è tanto frequentata da escursionisti, ciclisti e turisti, quanto utilizzata regolarmente dai proprietari boschivi per produrre legna. Si tratta di boschi "multifunzionali" quindi, che tuttavia sono stati spesso teatro di aspri conflitti tra i diversi punti di vista che guardano allo stesso paesaggio. Non di rado i rappresentanti di queste diverse sensibilità (e qui torniamo alle cromie, destino di questa tappa) se ne sono dette… di tutti i colori.
E quindi cogliamo questa occasione per ragionare sulla multifunzionalità forestale, e sulla necessità di viverla e comprenderla fino in fondo, da tutti i punti di vista.
LA FORESTA DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia
Con la tappa di domani il Giro entra ufficialmente in Toscana, che coi suoi 1,4 milioni di ettari di foresta è la terza regione più boscosa d’Italia. Faggi, querce, castagni e, più verso il mare, lecci e pini marittimi e domestici puntellano il paesaggio, tra i più incantevoli e ammirati della nostra Penisola.
La storia di una piccola comunità ubicata a 80 chilometri a sud-ovest di Camucia, ai piedi della prima vera salita odierna (al chilometro 52 circa), ci racconta alcune delle trasformazioni che hanno subito nei secoli questi luoghi. Nel cuore della Maremma, tra le dolci colline del Monte Amiata, sorge il Comune di Castell’Azzara, un piccolo paese che custodisce un patrimonio boschivo di straordinaria bellezza e importanza.
Le sue foreste non sono solo un elemento paesaggistico, ma rappresentano un legame profondo con la storia, la cultura e le tradizioni locali. Nei secoli scorsi un'intensa attività mineraria - in particolare legata all’estrazione del cinabro, minerale da cui si ricavava il mercurio - ha sconvolto parte di queste aree, mentre ancor oggi i castagni secolari, alcuni dei quali di dimensioni eccezionali, sono simboli di una tradizione agro-forestale che ha nutrito intere generazioni.
La Cooperativa di Comunità Ecosistema Comunale di Castell'Azzara è nata con l'obiettivo di contrastare lo spopolamento e promuovere lo sviluppo sostenibile di questo territorio, valorizzando le risorse naturali e culturali locali, ma anche creando opportunità attraverso il turismo sostenibile, la promozione dei prodotti tipici e la riqualificazione del patrimonio edilizio.


A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!















