Che profumo ha un'alba in montagna? Non è facile descriverlo e ci porta lontano con i ricordi

L'olfatto è il protagonista della seconda puntata del podcast "La montagna in tutti i sensi", che accoglie un racconto di Marco Albino Ferrari. La serie, prodotta dal Muse, è ispirata dalla mostra The Mountain touch, che ha acceso l'idea di parlare di umano, natura e montagna facendo leva anche sui sensi. Da ognuna delle diverse modalità di percezione (immagini, suoni, odori, sapori e sensazioni) emergono immagini e narrazioni inedite e diverse che prendono forma in questi sei episodi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un podcast per esplorare, attraverso i sensi, l’interazione tra l’essere umano, la natura e la montagna: si intitola "La montagna in tutti i sensi" e si articola in sei episodi. Il progetto, a cura del Muse (Museo delle Scienze di Trento) nasce dall'ispirazione della mostra "The Mountain Touch", che ha aperto nuove prospettive sull'importanza del contatto fisico e percettivo con l'ambiente montano.
Dopo la puntata d'esordio, dedicata al tatto, il secondo episodio è dedicato all'olfatto e raccoglie le voci di Helen Wiesinger, botanica del Muse e curatrice del Giardino Botanico Alpino del Monte Bondone, dello scrittore Marco Albino Ferrari e di Cristina Paris, che nell'intervento spiega caratteristiche e proprietà racchiuse nell'essenza del pino cembro.
Profumi e odori ci permettono di conoscere il mondo che ci circonda attraverso il sistema olfattivo, con un dizionario sicuramente più ristretto rispetto a quello di diverse specie animali, ma non meno importante nella definizione e nell'essenza della realtà che ci circonda. L'esperienza sensoriale molto spesso si aggancia ai ricordi, stabilendo una connessione molto potente tra il nostro vissuto e gli odori che abbiamo percepito.
All'interno della puntata, si inserisce Marco Albino Ferrari con il seguente racconto, incentrato sul profumo dell'alba in montagna.
"Guardo la volpe che si aggira di notte fuori di casa, dalla parte del bosco, mentre segue nell'aria una traccia misteriosa. Guardo le formiche, che come tutti sanno sono cieche, e dunque si affidano ai feromoni per comunicare tra loro. Guardo il mio gatto Lillo, che come tutti sanno si affidano ai feromoni per comunicare tra loro, che, ad occhi chiusi e con il musetto protratto in alto, coglie nel cielo l'arrivo della pioggia. E più guardo ciò che mi sta intorno, più capisco l'impotenza di noi uomini in fatto di odori. Gli odori per noi rimangono un mistero. Stimolano il nostro senso meno sviluppato, l'olfatto, e dunque, siamo come nudi, corriamo impotenti dietro qualcosa di invisibile, una traccia che ci sfugge. Per descrivere un odore, ricorriamo all'uso di qualche aggettivo, dolce, aspro, amaro, ma sono approssimazioni che dicono e non dicono.
Per capire fino in fondo un odore e per trattenerlo nel ricordo, non possiamo dunque che associarlo a un fatto, a un'immagine, a un'esperienza vissuta. L'odore vive di riflesso. Toh, senti quell'odore, mi ricordo quando... Per me, gli odori più intimi dell'alba in montagna sono due e hanno a che fare con quei ricordi che più nel profondo si sono depositati dentro di me.
Il primo riguarda l'estate ed è perciò l'odore della dispersione nell'aria e nello spazio aperto. È l'odore che si trova tra i 1800 e i 2300 metri, la quota degli alpeggi. A luglio, io piccino insieme a mia madre, passavo qualche settimana in un alpeggio, in alta Valle d'Aosta. Ci piaceva alzarci presto per assistere al sorgere del sole, insieme alle vacche che uscivano al pascolo. Io e lei, mano nella mano, seguivamo il rintocco dei campanacci. L'aurora tingeva di un rosa pallido gli estremi confini orientali del cielo. Ed eravamo lì, in silenzio, un po' straniati, seduti su una roccia, io stretto a lei, finché il primo raggio sbucava dalla linea di cresta e ci colpiva. La rugiada sull'erba iniziava a brillare. Una folata di vento ci investiva, e per noi era un trasalimento di felicità. Con le vacche intorno e l'odore di sterco. L'odore di sterco di mucca, aspro e umido. L'odore di prato pingue, l'odore di una ricchezza di estati lontane".
C'è poi un secondo odore, quello della montagna d'inverno, che Ferrari racconta nel podcast e che vi lasciamo scoprire attraverso la sua voce, ascoltando la puntata.
Ogni episodio si concentra su uno dei sensi, utilizzandolo come lente per svelare storie e significati nascosti nella relazione tra l'uomo e la montagna: dalle immagini ai suoni, dagli odori ai sapori, fino alle sensazioni tattili. Nel contesto della crisi climatica e della progressiva perdita di biodiversità, l'intento non è solo quello di offrire storie ed esperienze, ma anche di stimolare il raggiungimento di una consapevolezza del nostro ruolo nel preservare l’ambiente.
Il podcast "La montagna in tutti i sensi" è una produzione Muse, il Museo delle scienze di Trento ed è stato possibile grazie ai contributi di Nicola Boccianti, Marco Albino Ferrari, Francesca Floccia, Alessandro Gilmozzi, Andrea Lerda, Anna Molinari, Osvaldo Negra, Cristina Paris, Simone Salvagnin, Gianmaria Stelzer, Riccardo Tomasoni, David Tombolato, Helen Wiesinger e grazie alla cooperativa Mercurio per la registrazione, editing e sound design.
Questa puntata si trova qui e su tutte le principali piattaforme per l'ascolto:













