"Ci sono alcune situazioni in cui il turismo, dall’essere la soluzione al problema, diventa il problema". Con Mauro Varotto, un nuovo sguardo sulle terre alte al Festival de L'AltraMontagna

Sabato 14 giugno (ore 10:00, Cortile Urbano di via Roma, evento gratuito) al Festival de L’AltraMontagna - che si terrà a Rovereto - verrà presentato il volume "La montagna con altri occhi", edito da People, che apre la collana firmata dal nostro collettivo. Saranno con noi i curatori, nonché coautori, del volume Mauro Varotto e Marco Albino Ferrari, e l’editore Stefano Catone

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Io ho sempre dedicato una parte dei miei corsi universitari alla montagna, e ho iniziato da molti anni a sensibilizzare su certe questioni. Negli ultimi anni ho posto di più l’accento sul tornare ad abitare la montagna. Quando ho chiesto quanti degli studenti presenti pensavano di trasferirsi in montagna in futuro, su una cinquantina di studenti hanno alzato la mano in dodici. È il 20%, non è poco. Ho l’impressione che questo possa essere un segnale rispetto all’attenzione che le nuove generazioni riservano alla montagna”.
L’appuntamento di sabato 14 giugno con il Festival de L’AltraMontagna sarà aperto dalla presentazione del libro La montagna con altri occhi, il primo della collana firmata dal nostro collettivo. Per l’occasione saranno con noi Mauro Varotto e Marco Albino Ferrari – autori e curatori del volume –, e l’editore di People Stefano Catone.
L’evento, a ingresso gratuito, è previsto per le ore 10:00 di sabato 14 giugno, e si terrà al Cortile Urbano di via Roma, a Rovereto.
In vista di quest’occasione, abbiamo chiesto qualche spunto di riflessione a Mauro Varotto, che ci ha introdotto ad alcune questioni sollevate dal volume, concedendo qualche indizio su cosa aspettarsi a chiunque ancora non lo avesse letto.

Cosa significa guardare la montagna “con altri occhi”?
“La montagna con altri occhi” significa cercare di bucare la bolla mediatica che tende a semplificare e a standardizzare il discorso sulla montagna. Ovvero una visione che asservisce la montagna alla fruizione urbana nel tempo libero, una montagna al servizio della città. “La montagna con altri occhi” significa spostare il baricentro di attenzione dalle esigenze del mondo urbano, che guarda alla montagna come ad un’oasi di natura o un luogo di divertimento e tempo libero, alla montagna, facendo in modo che sia la città ad essere al suo servizio e non viceversa.
Quale prospettiva può offrire la geografia in questo senso?
Il ruolo della geografia è quello di evidenziare la complessità del territorio montano, sia dal punto di vista paesaggistico e ambientale, sia dal punto di vista sociale e quindi antropologico. La geografia aiuta a restituire complessità all’immaginario, ma anche attenzione alla montagna. Credo sia uno strumento efficace per mettere insieme la dimensione della montuosità e quella della montanità: da un lato le caratteristiche fisiche della montagna - anche nelle sue dinamiche di trasformazione legate al clima e ai cambiamenti ambientali - dall’altro i tanti modi attraverso i quali l’uomo può interfacciarsi alla montagna; non solo con intenti turistici e promozionali, ma anche con obiettivi di gestione, di salvaguardia e di tutela.
Spesso il turismo è stato proposto come la soluzione a tutti i problemi della montagna. È davvero un’arma così efficace?
Se in passato buona parte della popolazione e anche delle amministrazioni pubbliche hanno invocato il turismo come soluzione ai problemi economici della montagna, oggi ci siamo resi conto che il turismo - soprattutto nelle sue formule “più mordi e fuggi”, più da consumo di massa - sta creando non pochi problemi alla montagna dal punto di vista della vivibilità. Per cui ci sono alcune situazioni in cui il turismo, dall’essere la soluzione al problema, diventa il problema. Dai casi in cui ci sono fenomeni di congestione, di overtourism, o semplicemente con l’aumento del costo degli alloggi, che impedisce a chi ci vuole vivere di accedere a delle case a basso costo. In molti casi, il turismo diventa un problema piuttosto che una risorsa, ma questa non vuole essere una crociata contro il turismo tout court. Si tratta di fare in modo che la fruizione turistica della montagna sia uno degli ingredienti, ma non l’unico; perché nel momento in cui diventa l’unico ingrediente, impoverisce la montagna e impoverisce anche l’esperienza turistica.
Come correggere il racconto per la montagna che verrà?
Se noi vogliamo impostare un discorso sulla montagna, ma anche un progetto per la montagna del futuro, diverso da quello degli ultimi decenni - in cui sembra che la montagna o è turistica o non vive - credo che dobbiamo partire da una diversa alfabetizzazione alla montagna di chi non la abita. Da un lato per una questione di numeri: ormai in montagna vive un numero esiguo di persone, che spesso è legato a doppio filo alle opportunità di sviluppo turistico, cioè campa di turismo. Allora, una diversa alfabetizzazione significa avvicinarsi da fuori alla montagna con un’altra prospettiva, capirne il valore anche sotto diversi profili, ed educare una nuova generazione - ma anche un nuovo pubblico - a partire da altre istanze. Significa fornire nuove lenti che fanno sì che chiunque ne sia dotato non abbocchi a messaggi semplicistici o a slogan che annullano la complessità, e che, sia come consumatore che come fruitore, andrà a cercare quel tipo di montagna che risponde meglio a una molteplicità di prospettive.
Mauro Varotto è professore ordinario di Geografia e Geografia culturale all'Università di Padova. Ha coordinato e diretto il primo Museo universitario di Geografia in Italia, inaugurato a Padova nel 2019. È autore di oltre 180 pubblicazioni scientifiche su tematiche riguardanti la montagna contemporanea, i paesaggi rurali storici, la storia della geografia e dei patrimoni geografici, la public geography; ha prodotto il documentario Piccola terra, miglior documentario italiano al Festival Cinemambiente di Torino 2012. Tra i suoi lavori: Montagne del Novecento. Il volto della modernità nelle Alpi e Prealpi venete (Cierre edizioni, 2017); Montagne di mezzo. Una nuova geografia (Einaudi, 2020); Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro (con Telmo Pievani, Aboca edizioni 2021); Il primo libro di geografia (Einaudi, 2025).













